Ordine del Giorno n. G/1724/40/5 e 6 al ddl S.1724

testo emendamento del 31/07/09

II Senato,

           in sede di esame del disegno di legge di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, recante provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini e della partecipazione italiana a missione internazionali,        

premesso che:

            nel provvedimento in esame è stata inserita una norma riguardante il pensionamento obbligatorio a 40 anni, per i dipendenti pubblici, compresi i dirigenti, calcolati su base contributiva, e non effettiva, annullando una decisione parlamentare di pochi mesi fa introdotta con la legge n. 15 del 2009 che ha limitato la facoltà delle Amministrazioni di risolvere il rapporto di lavoro ai soli dipendenti con 40 anni di servizio effettivo, non conteggiando a tal fine i periodi di contribuzione riscattati;

        considerato che:

            con l'ipotesi dei 40 anni contributivi, per parecchi soggetti, comprese le donne impiegate nel pubblico impiego, scatta l'obbligo di pensione ancor prima del compimento dei 65 anni di età (a soli 58-60 anni di età) in netta controtendenza con le politiche previdenziali perseguite nel nostro Paese;

            lo stesso provvedimento prevede l'innalzamento a 65 anni l'età pensionabile delle donne, gradatamente e per corrispondere agli omologhi parametri comunitari, sostanziando una evidente contraddizioni in termini;

            da ciò discenderebbe un contraccolpo operativo e funzionale per alcune categorie del pubblico impiego, settore già da un ventennio colpito da un progressivo e continuo depauperamento di organici, laddove sarebbe invece necessario assicurare almeno un parziale turnover,

            il sistema previdenziale (INPDAP-INPS) subirebbe un inevitabile tracollo nel dover assicurare il trattamento pensionistico a una eventuale moltitudine di «nuovi» pensionati senza un prevedibile scaglionamento temporale, di solito prevedibile attraverso la prassi delle cosiddette «finestre» di uscita;

        il collocamento a riposo forzato non tiene conto dell'elemento di volontarietà che si sostanza anche nell'aver scelto a suo tempo di riscattare o meno, a proprie spese, alcuni periodi ai soli fini contributivo-pensionistici e che in questa particolare fattispecie rischia di acquisire connotazioni quasi «punitive» per i dirigenti medici, veterinari, farmacisti, biologi, chimici, fisici e psicologi del Servizio sanitario nazionale, che assommano riscatti, incluse le specializzazioni, da 6 a 12 anni, depauperando così miseramente le aziende sanitarie delle loro professionalità: medici, farmacisti, biologi, veterinari eccetara andrebbero infatti in pensione molto prima e al meglio delle loro conoscenze e professionalità, di certo utili alla sanità, proprio in questo particolare momento di crisi, in cui le istituzioni hanno più bisogno di tecnica e professionalità. Tutto ciò a discapito della professionalità, con conseguente disparità di trattamento con i non professionisti, quindi fra i soggetti lavoratori del pubblico impiego appartenenti a medesime qualifiche e funzioni;

        tenuto conto che:

            la norma crea una ingiustificata disparità tra figure con identico stato giuridico poiché salvaguarda alcune figure professionali (magistrati, professori universitari) compresi i dirigenti di struttura complessa medici, escludendo i dirigenti di struttura complessa farmacisti, biologi, veterinari eccetera, di identico stato giuridico e spesso fungibili, di fatto mantenendo su piani differenti professionalità di pari valore e status,

        impegna il Governo:

            a valutare l'opportunità di adottare ulteriori iniziative normative volte a modificare la norma introdotta al fine di evitare le disparità segnalate e gli aggravi dei costi del sistema pensionistico nazionale.