Ordine del Giorno n. G1.103 al ddl S.3627 in riferimento all'articolo 1.

testo emendamento del 21/12/12

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«Il Senato,

            in sede di esame del decreto-Iegge 3 dicembre 2012, n. 207, recante "Disposizioni urgenti a tutela della salute,dell'ambiente e dei livelli di occupazione, in caso di crisi di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale",

        premesso che:

            il ridimensionamento del ruolo degli enti territoriali ha rappresentato uno degli interventi più critici della recente riforma del danno ambientale, in quanto la dottrina ha rilevato come tale nuovo assetto di competenze risulti riduttivo nei confronti del sistema delle autonomie cui era riconosciuta piena legittimazione all'esercizio dell'azione di risarcimento del danno ambientale. Essendo, anche per la giurisprudenza costituzionale un valore trasversale, e non una semplice materia, parrebbe opportuno garantire allo stesso forme di tutela sia a livello centrale che periferico;

            attualmente, gli enti territoriali hanno perso la possibilità di far valere in giudizio il danno ambientale pubblico, facoltà che gli era invece riconosciuta in virtù dell'abrogato comma 3 dell'articolo 18 delle legge n. 349 del 1986. Lo Stato rimane il soggetto legittimato in via esclusiva a far valere in giudizio (o mediante l'emanazione dell'ordinanza ministeriale) il danno ambientale alla collettività, con grave compromissione delle prerogative degli enti più vicini al cittadino, tanto più laddove sia raggiunto un accordo transattivo, che inibisce ulteriori azioni sulla materia ai sensi della legge n. 13 del 2009. In capo ai comuni, province e regioni sono mantenute limitate prerogative, cui si somma la scelta normativa di escludere la legittimazione delle associazioni ambientaliste ad agire per il risarcimento del danno ambientale come autorevole dottrina ha ricordato, le sentenze 6 dicembre 1994 e 19 febbraio 1998, la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) ha riconosciuto l'esistenza di un obbligo positivo da parte dello Stato ad adottare le misure idonee a far cessare o ridurre l'inquinamento e fornire alla popolazione interessata le rilevanti informazioni sui gravi rischi cui è esposta. Con la sentenza della Grande Camera del 30 novembre 2004 la Corte ha affermato che la protezione del diritto alla vita può essere invocata in materia di inquinamento ambientale per i potenziali pericoli concernenti la relativa attività. Il profilo sostanziale si risolvenella individuazione, da parte della Corte, di un modello organizzativo di prevenzione dei reati ambientali, secondo i princìpi propri della corporate governance26 e nella sucCessiva valutazione dei fatti di causa alla luce di tali princìpi. Il profilo processuale si sostanzia nell'obbligo di condurre una inchiesta efficace;

            lo stesso decreto legislativo n. 121 de1 2011, attuativo delle direttive direttive comunitarie 2008/99/CE sulla tutela penale dell'ambiente e 2009/123/CE sull'inquinamento provocato da navi, entrambe adottate congiuntamente dal Parlamento europeo e dal Consiglio - i cui termini di recepimento erano fissati, rispettivamente, al 26 dicembre e 16 novembre 2010 - oltre a non cogliere l'occasione per adeguarsi pienamente alla normativa comunitaria, appare riduttivo rispetto alla stessa legge comunitaria di delega legge (legge n. 96 del 2010) contenente, tra l'altro, la previsione espressa della introduzione, nell'ambito del sistema già previsto dal decreto legislativo n. 231 del 2001, delle fattispecie di reato indicate nelle predette direttive europee;

            la direttiva del 1999 imponeva la previsione di fattispecie di pericolo concreto o di danno per la vita o la salute delle persone o per le matrici ambientali, laddove la tutela penale nazionale è in gran parte rimasta imperniata su sanzioni amministrative disciplinanti i singoli settori, laddove sarebbe stato auspicabile introdurre un apposito titolo concernente i delitti ambientali nel codice penale;

        impegnano il Governo a rafforzare la tutela penale e risarcitoria dell'ambiente conformemente alla disciplina comunitaria».