Ordine del Giorno n. G/3426/25/8 e 10 al ddl S.3426

testo emendamento del 02/08/12

Il Senato,

        in sede di approvazione del disegno di legge di conversione del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, recante misure urgenti per la crescita del Paese (A.S. 3426),

        premesso che:

            l'articolo 46-bis del provvedimento in oggetto, introdotto in sede di prima lettura dalla Camera dei deputati, reca talune modifiche alla recente legge di riforma del mercato del lavoro (legge 28 giugno 2012, n. 92), nonché alla disciplina sul mantenimento dei diritti dei lavoratori nei casi di trasferimento d'azienda o di parte di essa;

            in particolare, la novella di cui al comma 2 dell'articolo 46-bis summenzionato amplia le fattispecie di trasferimento per le quali un eventuale accordo sindacale – concluso con le rappresentanze sindacali o con i sindacati di categoria, come individuati dall'articolo 47 della legge 29 dicembre 1990, n. 428, e successive modificazioni – in merito al mantenimento, anche parziale, dell'occupazione, sia legittimato a porre limitazioni al principio della conservazione dei diritti dei lavoratori;

            le nuove ipotesi di trasferimento, che si aggiungono a quelle già individuate dalla disciplina vigente relative alle aziende delle quali sia stato accertato lo stato di crisi aziendale (a cui è connesso l'intervento di integrazione salariale straordinaria) o per le quali sia stata disposta l'amministrazione straordinaria (con continuazione o mancata cessazione dell'attività), sono quelle relative alle aziende per le quali vi sia stata la dichiarazione di apertura della procedura di concordato preventivo o per le quali vi sia stata l'omologazione dell'accordo di ristrutturazione dei debiti,

        rilevato che:

            la sentenza della Corte di giustizia della Comunità Europea C-561/07 dell'11 giugno 2009, permette di interpretare correttamente la disciplina riguardante i trasferimenti di azienda e la tutela dei diritti dei lavoratori coinvolti;

            l'articolo 47, commi 5 e 6, della legge 29 dicembre 1990, n. 428, e successive modificazioni ha recepito la direttiva comunitaria 2001/23 che disciplina appunto il trasferimento di impresa con lo scopo di preservare i diritti dei lavoratori interessati, nell'ottica di diminuire le differenze di protezione riconosciute all'interno dei singoli Stati membri dell'Unione europea;

            la norma da ultimo citata esclude l'applicazione dell'articolo 2112 del codice civile al trasferimento di un'impresa di cui sia stato accertato lo stato di crisi, cosicché i lavoratori dipendenti dell'impresa trasferita perderebbero il diritto al riconoscimento della loro anzianità, del loro trattamento economico e delle loro qualifiche professionali ed il diritto a prestazioni di vecchiaia derivanti dal regime di sicurezza sociale legale di cui all'articolo 3, n. 1, prima fase, della direttiva 2001/23, nonché il beneficio del mantenimento, per un periodo minimo di un anno, delle condizioni di lavoro convenute mediante contratto collettivo, come previsto dall'articolo 3, n. 3, di tale direttiva;

            nel merito, la Corte di giustizia ha dichiarato che il nostro Paese è venuto meno agli obblighi ad esso incombenti in forza della direttiva 2001/23, in quanto le disposizioni di cui all'articolo 47, commi 5 e 6, della legge 29 dicembre 1990, n. 428, non garantiscono il mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti, nel caso di trasferimento di un'azienda il cui stato di crisi sia stato accertato;

            infatti, per un verso, solo le prestazioni concesse al di fuori dei regimi legali di sicurezza sociale tassativamente elencate dall'articolo 3, n. 4, lettera a), della direttiva 2001/23 possono essere sottratte all'obbligo di trasferimento dei diritti dei lavoratori. Per altro verso, tale esclusione di un obbligo di trasferimento deve essere accompagnata dall'adozione, da parte dello Stato membro, dei provvedimenti necessari per tutelare gli interessi dei lavoratori in conformità all'articolo 3, n. 4, lettera b), della citata direttiva con riferimento ai loro diritti a prestazioni di vecchiaia dei regimi complementari di cui alla lettera a) del citato articolo 3, n. 4, ciò che la Repubblica italiana non dimostra in alcun modo (par. 32). Parimenti, la Corte ha ritenuto non conforme alla direttiva la mancata applicazione, ad opera dell'articolo 47, commi 5 e 6, della legge n. 428/1990, dell'articolo 3, nn. 1 e 3, nonché dell'articolo 4 della direttiva 2001/23,

        impegna il Governo:

            a valutare la possibilità di adottare ogni utile iniziativa volta a verificare la compatibilità comunitaria della previsione di cui al comma 2 dell'articolo 46-bis del provvedimento in oggetto, garantendo il rispetto delle previsioni comunitarie e nazionali in tema di rispetto dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento di azienda o di parte di essa.