Questione pregiudiziale n. QP2 al ddl S.3396
  • status: Sulle proposte di questione pregiudiziale presentate è stata effettuata, ai sensi dell'articolo 93, comma 5, del Regolamento, un'unica votazione.

testo emendamento del 31/07/12

Il Senato,

        premesso che:

            il Presidente della Repubblica, nell'atto di promulgazione del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1 cosiddetto liberalizzazioni, ha ribadito nuovamente come sia fondamentale nell'utilizzo della normativa d'urgenza il rispetto dei presupposti costituzionali;

            il Governo nella relazione che accompagna il disegno di legge di conversione del presente decreto, per l'ennesima volta ha giustificato l'adozione della normativa d'urgenza adducendo la necessità di contrastare la congiuntura economica internazionale che ha investito anche il nostro Paese e l'urgenza di intervenire al fine di una revisione della spesa pubblica, razionalizzazione della stessa attraverso la riduzione delle spese per acquisti di beni e servizi garantendo l'invarianza dei servizi ai cittadini;

            l'esame in Commissione di merito del presente provvedimento è stato caratterizzato dall'approvazione di una serie di emendamenti del relatore e del Governo completamente sostitutivi dei rispettivi articoli del decreto. Tale procedura, conseguentemente, nei fatti produce effetti palesemente incostituzionali alla luce di quanto sancito dalla Corte costituzionale con la recente sentenza n. 22 del 2012, depositata il 16 febbraio 2012, che ha sancito che il procedimento di conversione si imbatte nel vincolo costituzionale dell'omogeneità delle modificazioni apportate dal Parlamento, rispetto al testo del decreto-legge. Lo stesso Presidente della Repubblica, a seguito della pronuncia costituzionale succitata, ha ritenuto di ammonire attraverso comunicazione ufficiale i Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati affinché si uniformassero nella programmazione e svolgimento dei lavori delle Commissioni di merito e dell'Aula a quanto chiaramente sancito dalla Consulta;

            le generiche affermazioni contenute nella Relazione del Governo, non possono in alcun modo giustificare dal punto di vista costituzionale il presente provvedimento composto da disposizioni prive dei presupposti di straordinaria necessità e urgenza richiesti dall'articolo 77 della Costituzione;

            è innegabile che il Governo in questa fase stia abusando dello strumento della normativa d'urgenza facendo venir meno il presupposto principale dell'eccezionalità del ricorso al decreto-legge quale deroga al principio di rappresentatività, sottraendo, di fatto, al Parlamento l'esercizio della funzione legislativa;

            la crisi economica non può diventare sempre lo schermo dietro al quale nascondersi per adottare provvedimenti eterogenei e palesemente privi dei requisiti richiesti dall'articolo 77 della Costituzione, in assenza delle circostanze straordinarie di necessità ed urgenza che ne giustificano l'adozione. Il Governo Monti prosegue a legiferare sulla spinta di un'urgenza dichiarata in materie che meriterebbero maggiore approfondimento, approfondimento che viene compresso e addirittura negato anche in sede dì conversione in legge dei decreti sempre più numerosi;

            osservando l'inopportunità di affrontare il tema dell'assetto istituzionale delle autonomie locali solamente in chiave di "tagli di spesa", piuttosto che attraverso la predisposizione di un disegno organico che, partendo dall'esercizio delle funzioni, dia vita ad un sistema integrato di livelli istituzionali che, con pari dignità, operino nei rispettivi territori di competenza nell'interesse generale della cittadinanza, le disposizioni relative alla soppressione e alla razionalizzazione delle Province, alla costituzione delle Città metropolitane e alla gestione associata delle funzioni fondamentali da parte dei piccoli Comuni lasciano aperte numerose criticità. In particolar modo, l'articolo 17 prevede la soppressione e l'accorpamento delle province attraverso un procedimento elusivo di quanto previsto dall'articolo 133, primo comma, della Costituzione, riguardo all'iniziativa dei Comuni interessati. Non è pensabile, infine, procedere al riordino delle autonomie locali senza che sia rivisto il patto di stabilità interno;

            l'eterogeneità di contenuto del presente decreto-legge contrasta apertamente con i contenuti dell'articolo 15 della legge 23 agosto 1988, n. 400, di diretta attuazione costituzionale dell'articolo 77 della Costituzione. In base alla citata disposizione, infatti, i decreti-legge devono contenere misure di immediata applicazione e il loro contenuto deve essere specifico, omogeneo e corrispondente al titolo. Il decreto-legge in esame, invece, accomuna sommariamente all'attuazione di una programmazione politico-economica fondata sulla teoria delle revisione della spesa pubblica una serie di disposizioni che incidono in modo rilevante sui più disparati settori economici pubblici e privati;

            il provvedimento in esame, nell'ottica della revisione della spesa pubblica, contiene numerose disposizioni di carattere ordinamentale e la previsione di numerosi adempimenti i cui effetti finali sono destinati a prodursi in un momento significativamente distanziato rispetto all'entrata in vigore del decreto in palese violazione delle disposizioni di cui all'articolo 15, comma 3, della legge n. 400 del 1988 "immediata applicabilità" delle misure disposte con decreto-legge;

            il provvedimento prevede l'adozione di numerosi regolamenti di delegificazione, discostandosi dal modello delineato dall'articolo 17, comma 2, della legge n. 400/1988, in base al quale tali regolamenti sono adottati, nel rispetto delle norme generali regolatrici delle materie indicate, insieme alle specifiche disposizioni da abrogare, dalla legge che autorizza la delegificazione. Talune autorizzazioni alla delegificazione presenti nel testo fanno riferimento a "principi e criteri direttivi" in luogo delle norme generali regolatrici della materia e non indicano le disposizioni da abrogare;

            il provvedimento interviene su una pluralità di materie alcune delle quali attribuite alla potestà legislativa concorrente ai sensi dell'articolo 117, terzo comma, della Costituzione, senza un ampio ed effettivo coinvolgimento delle regioni e del sistema delle autonomie locali;

            si segnala che il principio di delega contenuto all'articolo 2, comma 2, lettera c), nel prevedere una semplificazione delle procedure di nomina dell'alta dirigenza appare eccessivamente indefinito;

            in riferimento all'articolo 4, comma 8, si rileva che lo scioglimento automatico delle società in house è suscettibile di determinare, in alcune ipotesi, un'impropria contrazione dell'offerta di servizi ai cittadini, in particolare nel caso di gestioni economicamente efficienti. Occorre ricordare, in proposito, che il ricorso alle società in house è stato incoraggiato dalle istituzioni comunitarie, quando esse siano capaci di agevolare l'attività delle pubbliche amministrazioni, garantendo tempestività, efficienza e trasparenza, in assenza di scopi di lucro;

            l'esclusione del parere delle Commissioni parlamentari in merito alla soppressione di enti e società, priva il Parlamento di una delle sue funzioni, ossia l'esercizio del controllo sull'attività esercitata dal potere esecutivo;

            in riferimento all'articolo 15, recante disposizioni urgenti per l'equilibrio del settore sanitario e misure di controllo della spesa farmaceutica, si rileva che tali misure non garantiscono il mantenimento di un livello essenziale delle prestazioni rendendo particolarmente gravoso l'esercizio del diritto fondamentale alla salute, anche in relazione all'efficienza ed efficacia del sistema di diffusione capillare della distribuzione dei farmaci;

            l'articolo 22 del presente decreto prevede l'incremento, nel limite numerico di 55.000, dei soggetti (esodati) salvaguardati dall'attuazione dei requisiti di accesso al sistema pensionistico previsto dalla legge n. 214/2011 qualora siano in possesso di determinate caratteristiche, demandando la definizione delle modalità di attuazione ad un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. È doveroso sottolineare che il modo con cui il Governo affronta questa emergenza sociale scaturita dalla superficialità con la quale è stata approvata la recente riforma sulle pensioni presenta profili di manifesta incostituzionalità violando i principi di cui agli articoli 70, 73, 76 e 77 della Costituzione;

            delibera di non procedere all'esame del disegno di legge n. 3396 di conversione del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95.

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(*) Sulle proposte di questione pregiudiziale presentate è stata effettuata, ai sensi dell'articolo 93, comma 5, del Regolamento, un'unica votazione.