Ordine del Giorno n. G/3129/19/14 al ddl S.3129

testo emendamento del 06/06/12

Il Senato,

        in sede di discussione del disegno di legge AS 3129 recante «Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee – Legge comunitaria 2011»

        considerato che:

           la Costituzione, all'articolo 13, quarto comma, stabilendo che «è punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà», sancisce il carattere penalmente rilevante della tortura;

           che l'Italia, sebbene abbia ratificato con legge 3 novembre 1988, n. 498, la Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York il 10 dicembre 1984, non prevede nel proprio ordinamento giuridico la specifica fattispecie penale della tortura;

        impegna il Governo:

            ad adoperarsi affinché sia introdotto, nel codice penale, al libro II, titolo XII, capo III, sezione III concernente i delitti contro la libertà morale, la previsione e la disciplina della fattispecie della tortura, del seguente tenore:

1. È punito con la pena della reclusione da quattro a dodici anni chiunque, con violenza o minacce gravi, infligge ad una persona forti sofferenze fisiche o mentali, allo scopo di ottenere da essa o da una terza persona informazioni o confessioni su un atto che essa stessa o una terza persona ha compiuto o è sospettata di avere compiuto ovvero allo scopo di punire una persona per un atto che essa stessa o una terza persona ha compiuto o è sospettata di avere compiuto ovvero per motivi di discriminazione razziale, politica, religiosa o sessuale.

La pena è aumentata di un terzo, sia nel minimo che nel massimo, se le condotte di cui al primo comma sono poste in essere da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio.

La pena è aumentata del cinquanta per cento, sia nel minimo che nel massimo, se dal fatto deriva una lesione grave o gravissima; è raddoppiata se ne deriva la morte della persona torturata”.

2. Non può essere assicurata l'immunità diplomatica ai cittadini stranieri sottoposti a procedimento penale o condannati per il reato di tortura in un altro Paese o da un tribunale internazionale. In tali casi lo straniero è estradato verso lo Stato nel quale è in corso il procedimento penale o è stata pronunciata sentenza di condanna per il reato di tortura o, nel caso di procedimento davanti ad un tribunale internazionale, verso lo Stato individuato ai sensi della normativa internazionale vigente in materia.