Ordine del Giorno n. G/3129/15/14 al ddl S.3129

testo emendamento del 06/06/12

Il Senato,

        in sede di discussione del disegno di legge AS 3129 recante «Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee – Legge comunitaria 2011»

        premesso:

           che il Parlamento europeo, nella risoluzione del 15 dicembre 2011 sulle condizioni detentive nell'Unione europea, ha denunciato la situazione allarmante concernente in particolare il sovraffollamento delle carceri, l'aumento della popolazione carceraria, l'aumento del numero di cittadini stranieri detenuti, l'elevato numero di detenuti in attesa di giudizio, i detenuti con disturbi mentali e psicologici e i numerosi casi di decesso e suicidio;

           che tale situazione di degrado, oltre a costituire una violazione degli obblighi in materia di diritti dell'uomo contenuti nel Trattato sull'Unione europea, nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, nella Convenzione europea per la protezione dei diritti dell'uomo e le libertà fondamentali e nei numerosi strumenti internazionali come la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, il Patto internazionale sui diritti civili e politici e la Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, costituisce anche un ostacolo nello sviluppo dello spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia nell'Unione e può in particolare possono “pregiudicare la fiducia che deve sottostare alla cooperazione giudiziaria in materia penale, sulla base del principio del reciproco riconoscimento delle sentenze e delle decisioni giudiziarie da parte degli Stati membri UE”, che deve invece “basarsi sul rispetto delle regole nel campo dei diritti fondamentali e sul necessario ravvicinamento dei diritti degli indagati e degli imputati nonché dei diritti procedurali in materia penale”;

        considerato:

           che a tale proposito è utile fare leva sulla figura del “ombudsman” (difensore civico), presente in 22 Paesi dell'Unione europea, e in Italia previsto a livello regionale con la denominazione di “garante dei diritti dei detenuti”,

        impegna il Governo:

            ad adoperarsi perché ai garanti per i diritti dei detenuti si applichino le disposizioni di cui agli articoli 34, 35 e 36 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, agli articoli 102, 103, 104, 200, comma 1, 391-bis, 391-ter, 391-quater, 391-sexies, 391-septies, 430 e 681 del codice di procedura penale, all'articolo 37, comma 6, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230, recante norme sull'ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà, e all'articolo 598, primo comma, del codice penale;

e, in particolare, a prevedere che:

le dichiarazioni e le informazioni acquisite dal garante ai sensi degli articoli 391-bis, 391-quater e 391-sexies del codice penale possano essere presentate al pubblico ministero e acquisite al fascicolo del pubblico ministero;

il garante possa chiedere, in qualsiasi momento, di essere sentito dal pubblico ministero, per riferire su specifici atti di indagine o su notizie e circostanze di cui egli è a conoscenza in ragione del suo ufficio;

al garante si applichi l'articolo 18-ter, comma 2, della legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di corrispondenza con il detenuto;

il garante abbia il diritto, a richiesta, di prendere visione ed estrarre copia di atti processuali depositati, cui i difensori hanno accesso, e possa partecipare personalmente, o a mezzo di sostituto, agli atti di indagine cui hanno diritto di assistere i difensori;

il garante possa costituirsi autonomamente parte civile nei procedimenti penali che riguardano la tutela dei diritti dei detenuti;

il garante, in qualsiasi momento, abbia diritto di accesso, unitamente ai suoi collaboratori, nelle strutture penitenziarie, nelle sezioni e nelle celle, nonché nelle abitazioni, nel caso di custodia domiciliare o in comunità, e che analogo diritto sia esteso ai dipendenti dell'ufficio del garante da questi specificamente delegati, nell'ambito delle loro funzioni.