Questione pregiudiziale n. QP1 al ddl S.3249
  • status: Respinto

testo emendamento del 23/05/12

Il Senato, esaminato il disegno di legge Atto Senato n. 3249 (Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita),

        premesso che:

            prima di ogni altra argomentazione, nel merito del provvedimento in esame, è necessario evidenziare come il presente disegno di legge nei fatti violi il principio di cui al secondo comma dell'articolo 54 della Costituzione (i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore). Tale, forte, affermazione trova giustificazione nella evidente contraddizione tra la rubrica, la relazione introduttiva e il testo dell'articolato del disegno di legge governativo, che da un lato enuncia una riforma del lavoro finalizzata ad una prospettiva di crescita e dall'altro lato in sostanza non fa altro che limitare, costringere i diritti acquisiti dei lavoratori producendo nei fatti una accentuazione della precarizzazione del mercato del lavoro con il solo ed unico fine di uniformarsi alle richieste dei mercati internazionali in una logica di riduzione del differenziale sui titoli pubblici;

            la nostra Repubblica è fondata sul lavoro, questo enunciato dogmatico rappresenta la base sulla quale è stato redatto il testo della Costituzione, individuando proprio nel lavoro il primo ed organico strumento dal quale derivano tutti i principi fondamentali dell'uomo. Formula che nel tempo ha rappresentato un punto cardine dal quale il legislatore e la magistratura, nel ruolo di interprete della normativa, non può discostarsi, evidenziando una giusta asimmetria tra i diritti dei lavoratori rispetto a qualsiasi altro diritto contrapposto;

            l'iniziativa legislativa del Governo uniformandosi ad un sistema globalizzato che si fonda sulla progressiva, graduale rimozione di alcune garanzie riconosciute ai lavoratori allo scopo di favorire una competitività delle imprese e di arginare il diffondersi degli effetti della congiuntura economica, nei fatti si dimostra di per se fallimentare. La cronicizzazione di una perdurante precarietà ed inferiorità dei lavoratori avvenuta negli ultimi dieci anni nei Paesi industriali è una delle principali cause dell'attuale crisi economica. Quindi, oltre ad essere irragionevole il tentativo del Governo di perseguire attraverso questa riforrna del lavoro l'ottenimento di effetti diversi, rispetto alle medesime politiche che si sono dimostrate disastrose negli altri Paesi occidentali, presenta profili manifestamente incostituzionali rispetto ai diritti sanciti ex articoli 35, 36, 37, 38 e 41 della Costituzione;

            la nuova disciplina dei licenziamenti introdotta dal presente disegno di legge per la sua natura estremamente complessa presenta diversi profili di criticità che comporteranno una crescita esponenziale del contenzioso. Tale osservazione vale tanto per i licenziamenti disciplinari, nei quali l'inesistenza dell'addebito rappresenta un'ipotesi piuttosto rara, quanto per quelli economici.

            In merito, infatti, alla motivazione economica al licenziamento così come disciplinata nell'articolato del Governo, per la sua impossibilità intrinseca a distinguere tra una ragione infondata o manifestamente infondata fa venire meno il discrimine dal punto di vista giuridico non reggendo alla verifica di costituzionalità.

            In conclusione appare evidente il profilo di incostituzionalità nella violazione del principio di eguaglianza sancito ex articolo 3 della Costituzione in merito all'esclusione del settore statale dalla riforma;

            delibera di non procedere all'esame dell'Atto Senato n. 3249.