Ordine del Giorno n. G4.103 al ddl S.3066 in riferimento all'articolo 4.
  • status: Precluso

testo emendamento del 21/12/11

Il Senato,

            in sede di esame del decreto 6 dicembre 2011, n. 201, considerata la gravissima crisi economica e finanziaria in atto nel nostro Paese, che ora mostra tutta la sua entità e profondità ed aggredisce come non mai l'entità complessiva della finanza pubblica e costringe a modificarne strutturalmente la composizione e la sua destinazione;

            rilevata in modo particolare che la fisionomia dello stato sociale, come è andata delineandosi nel tempo, sta subendo e subirà ancor di più importanti rivisitazioni sia sotto il profilo dell'approccio al tema dei servizi, sia a quello della loro natura;

            da tempo è aperto il dibattito sul sistema di welfare che dovrebbe sempre di più spostare il suo baricentro dall'intervento pubblico a quello di una maggiore presenza della società che con risorse proprie o con risorse pubbliche dirette (contributi, strutture, ecc.) o indirette (agevolazioni fiscali) affronta il tema dei servizi in chiave di welfare society e non più solo o soprattutto state;

            con la legge quadro sui servizi sociali n. 328 del 2000 e con la successiva legislazione regionale il nostro sistema è andato strutturandosi nella forma del «servizio pubblico oggettivo», costituito e partecipato da soggetti pubblici e privati soprattutto del cosiddetto Terzo settore, che agisce senza scopi di lucro per finalità di solidarietà sociale;

            l'emergenza economica e finanziaria coinvolge anche le autonomie locali e, tra queste, in primo luogo i comuni che costituzionalmente sono tenuti a organizzare i servizi e ad erogare le prestazioni sociali;

            nel tempo la domanda di interventi è andata crescendo e ha richiesto la dislocazione di ingenti risorse sui capitoli della spesa corrente;

            le risorse sono però diventate sempre più scarne, mentre i bisogni, complice anche la crisi, sono, se possibile, aumentati;

            a fronte di risorse decrescenti, inevitabilmente la selezione dei bisogni dovrà essere rigorosa, impregiudicata la soddisfazione delle esigenze che attengono ai beni primari (come la vita, la salute), è evidente che la dimensione dell'area dei servizi e degli interventi dovrà essere ripensata e ridimensionata e con essi anche la platea degli utenti;

            eppure anche così le risorse non sono e non saranno sufficienti, occorre perciò potenziare le risorse a favore della rete dei soggetti del Terzo settore che già oggi operano all'interno del servizio pubblico oggettivo;

            sebbene vi sia una serie consistente di misure fiscali di favore per questi soggetti e che lo strumento del 5 per mille destinato attraverso le dichiarazioni dei redditi a soggetti qualificati del Terzo settore rappresenti una forma concreta di sussidiarietà orizzontale con la destinazione diretta di un'aliquota delle risorse fiscali, è bene sottolineare che l'eccezionalità del momento e il mutamento strutturale della finanza pubblica richiedono interventi aggiuntivi, ovvero il potenziamento di taluni già esistenti;

            ci si riferisce al regime dei contributi erogati dai privati agli organismi del Terzo settore e fiscalmente detraibili;

            l'attuale normativa fiscale (articolo 15, comma 1, lettera i-bis) del TUIR) consente erogazioni a questi soggetti detraibili nella misura del 19% di importi non superiori a 2.065,83 e, se si tratta di associazioni di promozione sociale, a 1.291,14 e per società di mutuo soccorso, a 1.500,00 per associazioni sportive dilettantistiche;

            invece l'articolo 15 (ex articolo 13-bis), comma 1-bis, del TUIR, introdotto dall'articolo 5 della Legge 2 gennaio 1997, n. 21, riconosce ai contribuenti che intendono concorrere al finanziamento dei partiti e movimenti politici, una detrazione, ai fini IRPEF, pari al 19% delle erogazioni liberali in denaro, effettuate mediante versamento bancario o postale, per importi compresi tra un minimo di '. 51,65 e un massimo di '. 103.291,38,

            a modificare il regime delle detrazioni fiscali in favore dei soggetti del Terzo settore applicando ad essi importi detraibili più elevati, mutuando la normativa attualmente in vigore per i partiti politici, ferma restando la tracciabilità dei versamenti come prevista dall'articolo 15, comma 1 del TUIR.