Ordine del Giorno n. G/2814/20/5 al ddl S.2814

testo emendamento del 14/07/11

Il Senato,

                premesso che:

            la recente introduzione, a livello comunitario, di modelli decisionali e operativi tesi a favorire, nell'ambito del «Semestre europeo», il rafforzamento del coordinamento ex ante delle politiche economiche e di bilancio degli Stati membri e della sorveglianza in campo fiscale e macroeconomico, nonché la revisione dei contenuti e dei tempi di presentazione dell'Aggiornamento del Programma di Stabilità e del Programma Nazionale di Riforma, hanno comportato la necessità di modificare i profili sostanziali e procedurali della normativa contabile nazionale;

            con la recente legge 7 aprile 2011, n. 39 sono state pertanto apportate talune modifiche alla legge di contabilità e finanza pubblica, volte ad allineare al nuovo calendario europeo il processo di programmazione nazionale, anticipando ad aprile la data di presentazione alle Camere del Documento di Economia e Finanza (DEF), il principale strumento di programmazione economica e finanziaria, che ricomprende lo schema del Programma di stabilità e lo schema del Programma nazionale di riforma;

            una linea che si concentrasse quasi esclusivamente sulla disciplina di bilancio, nella convinzione che solo politiche restrittive possano ripristinare la stabilità macroeconomica dell'Unione e ridurre la volatilità dei mercati e che l'abbattimento del debito pubblico, accrescendo il reddito futuro atteso dai consumatori, indurrà le famiglie ad aumentare i consumi, rischierebbe di produrne effetti esattamente opposti a quelli annunciati, deprimendo le prospettive di crescita e deteriorando ulteriormente le condizioni di solvibilità dei debitori. La sostenibilità del debito pubblico non dipende solo dalla sua dimensione, ma riflette una serie articolata di fattori, tra i quali assume particolare rilievo l'esistenza di un differenziale positivo fra il tasso di crescita e il tasso di interesse sui prestiti: quindi, più lenta è la crescita del PIL, minore sarà la capacità di far fronte alle obbligazioni di pagamento degli interessi sui titoli emessi;

            il Governo afferma che: non sono possibili sviluppo economico ed equilibrio politico democratico senza stabilità e solidità della finanza pubblica. Giusto. Ma questa posizione non deve tradursi nella politica dei due tempi – prima il debito poi, forse, la crescita – trascurando la circostanza che senza crescita difficilmente potrà esserci riduzione del debito;

            misure di stabilizzazione anche coraggiose non potranno essere risolutive, né gli obiettivi di finanza pubblica potranno essere raggiunti in assenza dell'innalzamento del potenziale della nostra economia nel quadro di una politica economica europea per il sostegno della domanda interna;

            evidente che il combinato dell'articolo 81 della Costituzione e delle leggi di contabilità che lo attuano non ha impedito – o ha addirittura favorito – che si creassero gli squilibri di finanza pubblica,

        impegna il Governo:

            a fissare da subito, coerentemente con le determinazioni del nuovo Patto euro plus, nella legge di contabilità, le nuove regole di bilancio europee, al fine di dare certezza all'obiettivo del pareggio di bilancio e al percorso di riduzione progressiva del debito e di conquistare credito nei mercati internazionali, tra i partner europei e, soprattutto, nei cittadini italiani;

            ad allungare significativamente l'arco temporale della programmazione (fino a dieci anni);

            a fissare regole specifiche di evoluzione della spesa, separatamente da quelle di evoluzione della pressione fiscale: fino al raggiungimento dell'obiettivo di medio termine (pareggio strutturale) evoluzione coerente col suo conseguimento, a parità di pressione fiscale; conseguito l'obiettivo di medio termine, crescita della spesa inferiore a quella del prodotto, stimato prudentemente;

            a determinare regole di copertura che escludano che nuova spesa, rispetto alla legislazione vigente sia finanziabile con aumento della pressione fiscale;

            a riqualificare e ridurre la spesa pubblica senza compromettere il livello di quella in conto capitale, abbandonando la strada iniqua ed inefficiente dei tagli ciechi riavviando e potenziando un'analisi approfondita di tutte le poste del bilancio pubblico attraverso processi di spending review, attuando un approccio top-down che consenta di individuare le priorità nell'allocazione delle risorse con il coinvolgimento degli enti territoriali, fornendo analisi, valutazioni e previsioni indipendenti su tematiche inerenti alla valutazione e al monitoraggio della spesa, passando in tutti i settori dal criterio della spesa storica a quello dei costi standard, a tal fine presentando al più presto un disegno di legge di individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni nei settori che ne sono sprovvisti.