Ordine del Giorno n. G/2568/8/2 al ddl S.2568

testo emendamento del 22/03/11

Il Senato,

            in sede di approvazione del disegno di legge n. 2568 recante: «Modifiche al codice di procedura penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, e altre disposizioni a tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori»,

        premesso che:

            attualmente, nelle carceri italiane, sono presenti 55 bambini di età compresa tra 0 e 3 anni, condannati a vivere insieme alle loro madri detenute la realtà della prigione;

            i bambini detenuti subiscono i disagi del carcere, in particolare quello del sovraffollamento e della mancanza di personale di polizia penitenziaria, che presenta una carenza di organico di circa 7.000 unità;

            le condizioni di vita all'interno delle carceri italiane rischiano di mettere in pericolo lo sviluppo psico-fisico dei bambini e la loro salute, la cui tutela dovrebbe essere obiettivo primario dello Stato e dell'amministrazione penitenziaria, che si fanno carico delle loro vite nelle strutture di detenzione;

            l'articolo 3 della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia del 1989, stabilisce che: «In  tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l'interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente»;

            è necessario garantire ai bambini figli di madri detenute le stesse prestazioni di assistenza sanitaria di cui godono i loro coetanei, che non possono essere pregiudicate dallo stato di emergenza in cui è costretto a lavorare il personale dell'amministrazione penitenziaria,

        impegna il Governo:

            a garantire il preminente interesse del fanciullo, di cui alla Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia del 1989, nella garanzia dell'assistenza sanitaria per i bambini figli di detenute madri;

            a garantire il diritto dei bambini figli di madri detenute, a vivere in un ambiente che consenta loro una vita e uno sviluppo psico-fisico analoghi a quelli dei loro coetanei.