Ordine del Giorno n. G104 al ddl S.2568
  • status: Respinto

testo emendamento del 08/03/11

Il Senato,

        in sede di esame del disegno di legge A.S. 2568 recante modifiche al codice di procedura penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, e altre disposizioni a tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori,

        considerato che:

            le disposizioni di cui all'articolo 1 del disegno di legge in esame, in materia di custodia cautelare in istituto a custodia attenuata per detenute madri, si applicheranno soltanto a far data dalla completa attuazione del piano straordinario penitenziario, e comunque non prima del 1º gennaio 2014. Analoga valutazione deve esser fatta per le case famiglia protette di cui all'articolo 4,

        considerato, inoltre, che:

            nelle case circondariali femminili e nelle strutture penitenziarie in generale, si riscontra una insopportabile situazione sotto il profilo della capienza, nonché sotto quello della dotazione del personale, con gravi conseguenze sulla qualità della permanenza in dette strutture da parte delle detenute e dei minori;

            la dotazione femminile nei ruoli del personale agente del Corpo di polizia penitenziaria è in molte realtà ampiamente al di sotto delle previsioni della pianta organica, ed in taluni casi le unità operanti risultano carenti fino al 70 per cento del totale, in modo tale da incidere negativamente sulle attività intra moenia dei soggetti reclusi e sulla condizione di detenzione, con particolare riferimento al profilo della sicurezza interna ed esterna, alla possibile fruizione dei vari servizi all'interno di detta struttura e, in ultima analisi, sul fine rieducativo della pena detentiva sancito solennemente dall'articolo 27, terzo comma, della Costituzione;

            a tal proposito, la Corte Costituzionale con la sentenza n. 313 del 1990 ha individuato nel fine rieducativo della pena il principio che deve informare di sé i diversi momenti che siglano il processo di previsione, applicazione, ed esecuzione della sanzione penale. La Corte ha affermato che «in uno stato evoluto, la finalità rieducativa non può essere ritenuta estranea alla legittimazione e alla funzione stessa della pena». Ed ancora che «la necessità costituzionale che la pena debba tendere a rieducare, lungi dal rappresentare una mera generica tendenza riferita al solo trattamento, indica invece proprio una delle qualità essenziali e generali che caratterizzano la pena nel suo contenuto ontologico e l'accompagnano da quando nasce, nell'astratta previsione normativa, fino a quando in concreto si estingue». Inoltre, nella sentenza n. 343 del 1987 la Corte ha osservato come «sul legislatore incombe l'obbligo di tenere non solo presenti le finalità rieducative della pena, ma anche di predisporre tutti i mezzi idonei a realizzarle e le forme atte a garantirle»;

            le più rilevanti problematiche del sistema carcerario e dell'amministrazione penitenziaria in particolare sono già state affrontate nell'ordine del giorno G.103 in sede di esame del disegno di legge recante disposizioni relative all'esecuzione presso il domicilio delle pene detentive non superiori ad un anno, divenuto legge 26 novembre 2010, n. 199, nonché nella risoluzione (6-00057) n. 5 del 18 gennaio 2011 in sede di esame della relazione del ministro della Giustizia sull'amministrazione della Giustizia nell'anno 2010,

        impegna il Governo:

            ad assumere le opportune iniziative volte a colmare, con urgenza, le dotazioni organiche delle strutture penitenziarie in generale e delle case circondariali femminili in particolare, reperendo i fondi necessari per completare l'organico degli operatori penitenziari, compresi psicologi ed educatori, previsti dalla pianta organica attualmente vigente presso il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, provvedendo altresì alla stabilizzazione delle lavoratrici precarie e delle puericultrici in particolare, anche in considerazione della loro peculiare esperienza;

            a disporre opportune verifiche all'interno degli istituti al fine di accertare che le condizioni strutturali e le risorse economiche, umane e strumentali disponibili siano tali da assicurare l'attuazione del diritto al lavoro in carcere, sulla base delle positive esperienze già registrate in altri paesi dell'Unione europea;

            a reperire idonee risorse finanziarie per salvaguardare i livelli retribuitivi degli operatori della giustizia e del settore carcerario, nonché per l'edilizia penitenziaria, prevedendo a tal fine la realizzazione di nuove strutture solo ove necessario e dando priorità all'ampliamento e all'ammodernamento di quelle esistenti che siano adattabili, assicurando l'attuazione dei piani e dei programmi a tal fine previsti da precedenti leggi finanziarie, in luogo del ricorso a procedure straordinarie in deroga alla normativa sugli appalti di lavori pubblici.