Ordine del Giorno n. G/2537/2/3 e 4 al ddl S.2537

testo emendamento del 14/02/11

Il Senato,

premesso che:

come si apprende dalle ultime relazioni presentate al Parlamento dal Ministero della Difesa (Nota aggiuntiva allo Stato di previsione per la Difesa), il complessivo impegno di Forze fornito alle missioni ONU fa collocare l'Italia al 9° posto e, per quanto attiene alle operazioni a guida UE, l'Italia risulta al 4° posto tra le nazioni contributrici, così come è il 4° paese contributore alle operazioni NATO di mantenimento alla pace, dopo Stati Uniti, Regno Unito e Germania;

            

tale relazione segnala che «le Forze armate devono essere considerate con una nuova ottica, in cui la difesa del territorio e degli interessi nazionali richieda la capacità di condurre operazioni multinazionali, di proiezione, presenza e sorveglianza [ ... ] è proprio in relazione a tali ultimi elementi che sotto il profilo squisitamente tecnico-militare, vengono quantificati, qualificati ed aggiornati i livelli di output operativo che le forze armate devono essere in grado di assicurare: ciascuna delle componenti dello strumento militare deve rispondere a ben precisi requisiti, imposti dalla normativa standard NATO e nazionale, utilizzati anche per l'impegno in ambito UE, per l'implementazione della Politica Europea di Difesa e Sicurezza (PESD)»;

           

la Politica Europea di Sicurezza e Difesa costituisce un fattore determinante per la credibilità dell'Unione Europea come attore promotore di sicurezza, stabilità e sviluppo delle aree coinvolte in situazioni di crisi, ma l'impegno delle Forze Armate non ha ancora ad oggi una indicazione di quadro legislativo, il che rende l'iniziativa italiana debole, lacunosa e fondata su politiche contingenti;

           

per quanto riguarda la PESC, come si apprende dalla Relazione sulla partecipazione dell'Italia all'Unione Europea (Doc. LXXXVII, n. 3), nel corso del 2009 l'UE ha contribuito a svolgere un ruolo importante nel processo di stabilizzazione dei Balcani;

            

tra i ruoli di particolare rilievo, si ricordano la gestione della delicata situazione in Bosnia Erzegovina e l'impegno per quanto concerne la questione nucleare iraniana, dove l'UE si è adoperata per la prosecuzione degli sforzi della comunità internazionale per assicurare che il programma sia limitato a scopi pacifici;

            

l'Unione Europea è stata anche coinvolta relativamente al processo elettorale in Afghanistan contribuendo, con la missione di osservazione, con un numero considerevole di militari degli Stati membri;

            

le missioni in cui è presente l'Italia non hanno tuttavia al momento una copertura legislativa costituzionale e non sono disciplinate da una legge quadro; inoltre, la loro copertura economica è assicurata dal Parlamento sulla base di un mero decreto governativo;

        

considerato inoltre che:

            

l'Italia partecipa alle missioni civili PESD con personale specializzato proveniente da forze di polizia, dalle Forze Armate, dal Ministero degli Affari Esteri e dal Ministero della Giustizia, e che dunque l'Italia dispone di una forte componente civile;

            

un ordinamento democratico non può consentire che le decisioni più significative, tra le quali rientrano quelle concernenti la politica estera, possano essere adottate al di fuori delle assemblee rappresentative, come risulta anche da una lettura degli articoli 80 e 87 della Costituzione;

            

in Italia, le situazioni di emergenza, oggi prevalentemente di carattere internazionale, vengono disciplinate attraverso una normazione subcostituzionale e attraverso prassi e convenzioni parlamentari mutevoli nel tempo, quali l'approvazione di un atto di indirizzo, o mediante mozioni, o per mezzo di risoluzioni in Assemblea, o mediante risoluzioni in Commissione, o ricorrendo allo strumento del decreto legge, soprattutto ai fini del finanziamento delle missioni militari;

        

impegna il governo:

            

a promuovere e seguire con la massima attenzione l'attività parlamentare per la definizione di un quadro normativo unitario di riordino che assicuri una disciplina più organica e stabile per le missioni internazionali, tenendo in considerazione le proposte di legge presentate sulla questione missioni e sulla partecipazione ad un sistema integrato europeo.