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Atto a cui si riferisce:
S.4/07765 [Sul fenomeno delle dimissioni in bianco]



Atto Senato

Risposta scritta pubblicata nel fascicolo n. 177
all'Interrogazione 4-07765

Risposta. - La pratica delle dimissioni in bianco consente all'impresa di licenziare un lavoratore o, più spesso, una lavoratrice, mascherando il licenziamento con finte dimissioni volontarie. Al momento dell'assunzione, infatti, la lavoratrice (o il lavoratore) firma le proprie dimissioni su un foglio privo di data. Il datore di lavoro inserirà la data quando lo riterrà opportuno (generalmente a seguito di malattia, infortunio o comportamento da lui considerato inappropriato) privando così la controparte delle tutele che la legge prevede.

Tale comportamento assume una caratterizzazione particolarmente negativa quando le dimissioni in bianco sono utilizzate in caso di gravidanza della lavoratrice.

Il Governo, e in particolare il Ministro del lavoro con delega alle pari opportunità, e particolarmente sensibile al tema e si è occupato (e continua ad occuparsi attraverso iniziative concrete, attualmente in corso di realizzazione) della problematica delle dimissioni in bianco, con particolare attenzione alla condizione delle lavoratrici madri e/o dei lavoratori padri.

In particolare, la questione è stata esaminata nel corso di un seminario di lavoro organizzato il 5 aprile 2012 dalla Direzione generale per l'attività ispettiva e dall'ufficio della consigliera nazionale di parità.

In tale sede è stato evidenziato il fatto che le dimissioni volontarie della lavoratrice e/o del lavoratore durante il periodo di maternità/paternità devono seguire un iter predeterminato (che è quello disciplinato dall'art. 55, comma 4, del decreto legislativo n. 151 del 2001) e che prevede la convalida da parte delle Direzioni territoriali del lavoro se la richiesta di dimissioni è presentata dalla lavoratrice, durante il periodo di gravidanza, e dalla lavoratrice o dal lavoratore durante il primo anno di vita del bambino o nel primo anno di accoglienza del minore adottato o in affidamento. A detta convalida è condizionata l'effettiva risoluzione del rapporto di lavoro. Infatti, le dimissioni non convalidate presso le Direzioni territoriali del lavoro sono nulle e, quindi, prive di effetti.

Lo scopo è sempre quello di verificare l'autenticità dell'intenzione di dimettersi, proveniente da soggetti esposti al rischio di licenziamento.

Al fine di assicurare l'efficace applicazione della disposizione legislativa vigente è stato previsto: la predisposizione di una modulistica unificata contenente una serie di domande che consentono un approfondimento sulla reale volontà della lavoratrice e/o del lavoratore di dimettersi, entrando anche nel merito della condizione familiare personale della/del dichiarante; la necessaria presenza fisica della lavoratrice e/o del lavoratore innanzi al funzionario, senza possibilità di sostituzioni o deleghe; la previsione di una serie di domande volte ad approfondire le motivazioni delle dimissioni. Si è, inoltre, provveduto all'elaborazione di un modello di dichiarazione e di un report per la rilevazione dei dati a carattere nazionale che devono essere utilizzati da tutti gli uffici preposti ad accogliere le dichiarazioni. Tali pratiche appaiono utili sia ai fini statistici (per consentire, ad esempio, il monitoraggio dei settori maggiormente interessati dal fenomeno) sia per accertare la volontà e, soprattutto, la spontaneità delle dimissioni. Risulta, infatti, possibile (facendo riferimento ai dati tratti dal rapporto di monitoraggio) individuare il numero delle dimissioni convalidate nell'anno 2011, che corrispondono a 17.681, e rapportarlo al dato dell'anno precedente (che risulta essere corrispondente a 19.017), individuando così una diminuzione delle convalide del 7 per cento.

Le conclusioni emerse dal seminario innanzi richiamato hanno evidenziato come l'attività di vigilanza costituisca un efficace deterrente contro i fenomeni di irregolarità, pertanto, anche per l'anno 2012 l'azione di vigilanza del Ministero sarà orientata a verificare l'esistenza di fenomeni discriminatori fondati sul sesso, nonché l'effettività della tutela delle lavoratrici madri.

Occorre ricordare, inoltre, che con la legge 28 giugno 2012, n. 92, recante "Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita", sono state introdotte, all'articolo 4, commi da 16 a 23, disposizioni volte a contrastare il fenomeno della pratica delle dimissioni in bianco.

Tali norme sono dirette a contrastare il fenomeno delle dimissioni in bianco con l'introduzione di misure volte ad incrementare il livello di tutela a fronte del deprecabile fenomeno, perseguendo altresì finalità di trasparenza e semplificazione. A tal fine, per garantire la corrispondenza tra la dichiarazione di volontà del lavoratore e l'intento risolutorio, viene rafforzato il regime della convalida, quale condizione sospensiva per l'efficacia della cessazione del rapporto di lavoro e viene aumentato il periodo di tempo entro cui la convalida può avvenire.

Le nuove disposizioni si preoccupano, altresì, di tutelare l'interesse dell'impresa a non restare vincolata ad un rapporto di lavoro che la lavoratrice o il lavoratore stessi considerano concluso, ma la cui cessazione, per inerzia, negligenza o altro, non viene formalizzata in termini definitivi.

Di qui l'introduzione di modalità che permettano di accertarsi che il lavoratore sia effettivamente informato della necessità di convalidare le proprie dimissioni tramite invito scritto recapitato al domicilio indicato nel contratto di lavoro o comunicato al datore di lavoro, ovvero consegnato alla lavoratrice o al lavoratore che ne sottoscrive copia per ricevuta, e che consentano di stabilire che, passato un certo periodo di inerzia della lavoratrice o del lavoratore, il datore di lavoro possa comunque ritenere legittimamente risolto quel rapporto di lavoro.

In particolare, la legge di riforma del mercato del lavoro, nel sostituire il comma 4 dell'articolo 55 del decreto legislativo n. 151 del 2001, stabilisce una procedura di convalida delle dimissioni volontarie presentate dalla lavoratrice nel periodo di gravidanza o dalla lavoratrice o dal lavoratore entro i primi tre anni di vita del bambino (nonché di accoglienza del minore adottato o in affidamento) da parte del servizio ispettivo del Ministero competente per territorio estendendo, in tali casi, l'istituto del convalida anche al caso di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

Al di fuori di tali casi, tutti legati alla funzione genitoriale, sono previste modalità alternative di convalida al rispetto delle quali viene subordinata l'efficacia delle dimissioni o della risoluzione consensuale del rapporto. Si tratta, in particolare, della sottoscrizione di apposita dichiarazione della lavoratrice o del lavoratore apposta in calce alla ricevuta di trasmissione della comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro di cui all'art. 21 della legge n. 264 del 1949, ovvero ulteriori modalità semplificate da individuarsi a mezzo di decreto ministeriale in un'ottica di maggiore semplificazione della procedura.

Laddove non si proceda alla convalida o alla sottoscrizione, il rapporto di lavoro si intende risolto, per il verificarsi della condizione sospensiva, qualora la lavoratrice o il lavoratore non aderiscano, entro il termine di 7 giorni dalla ricezione all'invito a presentarsi presso la Direzione territoriale del lavoro o il centro per l'impiego territorialmente competenti o presso le sedi individuate dalla contrattazione collettiva ovvero all'invito ad apporre la sottoscrizione, trasmesso dal datore di lavoro tramite comunicazione scritta, ovvero all'effettuazione della revoca.

Entro il medesimo termine di 7 giorni, sovrapponibili al periodo di preavviso lavorato, la lavoratrice o il lavoratore hanno facoltà di revocare le dimissioni e la risoluzione consensuale, offrendo la propria prestazione al datore di lavoro. La revoca può essere comunicata in forma scritta. Il contratto di lavoro, se interrotto per effetto del recesso, torna ad avere corso normale dal giorno successivo alla comunicazione della revoca. Per il periodo intercorso tra il recesso e la revoca, qualora la prestazione lavorativa non si sia svolta, il prestatore non matura alcun diritto retributivo.

Le dimissioni sono inefficaci qualora, in mancanza della convalida ovvero della sottoscrizione, il datore di lavoro non provvede a trasmettere alla lavoratrice o al lavoratore la comunicazione contenente l'invito entro il termine di 30 giorni dalla data delle dimissioni e della risoluzione consensuale.

Per quanto riguarda, invece, la pratica illegittima dell'uso, da parte del datore di lavoro, del foglio firmato in bianco dalla lavoratrice o dal lavoratore, al fine di simularne le dimissioni o la risoluzione consensuale del rapporto (salvo i casi in cui il fatto costituisca reato) è prevista la sanzione amministrativa da 5.000 a 30.000 euro e la competenza delle Direzioni territoriali del lavoro per l'accertamento e l'irrogazione della sanzione.

In conclusione, si ritiene che la legge 28 giugno 2012, n. 92, al fine di prevenire i licenziamenti mascherati da dimissioni e superando la prospettiva unilaterale di ciascuna delle parti, introduca un meccanismo equilibrato tra la prioritaria tutela dei lavoratori e le esigenze dei datori di lavoro.

FORNERO ELSA Ministro del lavoro e delle politiche sociali

01/08/2012