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Atto a cui si riferisce:
S.4/06457 [Politiche relative alle sostanze stupefacenti]



Atto Senato

Risposta scritta pubblicata nel fascicolo n. 169
all'Interrogazione 4-06457

Risposta. - Nella delicata materia delle politiche antidroga il Governo intende continuare a fornire un contributo costruttivo e qualificato, al fine di rafforzare le misure di prevenzione delle tossicodipendenze e delle altre patologie e fragilità sociali correlate all'uso di sostanze stupefacenti.

Per quanto riguarda le politiche di risk and harm reduction (riduzione del rischio e del danno), cui l'interrogazione si riferisce nell'atto di sindacato ispettivo, il Governo italiano ha profuso un particolare impegno per creare le condizioni affinché l'Unione europea possa promuovere, a livello globale, l'adozione di importanti programmi volti ad arginare la diffusione di gravi infezioni, compresa quella da HIV, in maniera non alternativa, bensì complementare, rispetto ai programmi di cura, riabilitazione e reinserimento sociale dei tossicodipendenti.

Le politiche di riduzione del danno, inoltre, necessitano di una corretta collocazione all'interno delle strategie e delle politiche sanitarie, il cui obiettivo prioritario deve essere il recupero della persona tossicodipendente e non la sua stabilizzazione in uno stato permanente di dipendenza da sostanze stupefacenti, siano esse farmaci o sostanze illegali.

Tali interventi, infatti, se applicati da soli e al di fuori di un contesto sanitario orientato alla cura, alla riabilitazione ed al reinserimento delle persone, risultano, nel lungo termine, fallimentari, costosi e di scarso impatto sul piano preventivo, finendo per contribuire alla cronicizzazione dello stato di tossicodipendenza.

Inoltre, per quanto concerne la riduzione del rischio infettivo (HIV, epatiti e TBC, in particolare) e delle overdose, i dati in possesso del Dipartimento per le politiche antidroga hanno evidenziato che le misure dimostratesi realmente efficaci nel medio e lungo periodo sono le terapie per la dipendenza e quelle antiretrovirali.

Tali cure, per poter essere realmente efficaci, devono essere somministrate gratuitamente e quanto più precocemente possibile. Esse, inoltre, devono rappresentare lo strumento prioritario per la riduzione del rischio alle quali possono affiancarsi, in funzione complementare, le misure cui l'interrogazione fa riferimento.

Pertanto, il nostro Paese finora ha inteso evitare che l'Unione si rendesse promotrice di misure di dubbia efficacia ai finì del recupero dei pazienti.

Alcune di queste misure, inoltre, si pongono in contrasto con il quadro normativo vigente in molti Paesi europei, tra i quali l'Italia, ma anche con le Convenzioni internazionali in materia di droga: si possono citare, ad esempio, l'apertura delle stanze di auto somministrazione, cosiddette "stanze del buco", e la distribuzione controllata di eroina.

Tali forme di intervento, quindi, non solo sono contrarie al principio di legalità, ma non rispondono al principio in base al quale le scelte degli interventi, la programmazione delle azioni, dei sistemi preventivi ed assistenziali nel campo della droga non possono basarsi esclusivamente sulle evidenze scientifiche, ma devono, altresì, fondarsi su criteri di accettabilità sociale nel contesto di appartenenza, quali, ad esempio, la necessità di assicurare l'integrale rispetto dei principi di solidarietà sociale e tutela del diritto fondamentale della persona ad avere cure necessarie per sostenere un'esistenza dignitosa, libera da sofferenza e integrata nel tessuto sociale.

Alcune scelte basate unicamente sull'evidenza scientifica potrebbero risultare discriminanti e produrre effetti non accettabili, quale ad esempio la cronicizzazione di stati di dipendenza cronica. L'esperienza italiana, invece, ha preferito intraprendere percorsi. anche se inizialmente più costosi ed impegnativi, di riabilitazione per il totale recupero della persona.

Per il nostro Paese non è stato il solo criterio della evidenza scientifica a guidare le scelte governative in materia né, tantomeno, un mero criterio economico-finanziario.

Tali criteri sono finora stati bilanciati e ponderati in relazione all'esigenza di garantire alle persone tossicodipendenti il diritto a curarsi in maniera tempestiva con le terapie più efficaci, al fine di recuperare la migliore condizione possibile di salute psicofisica, prevenire le patologie correlate e reinserirsi in maniera piena nella comunità, in condizioni di autonomia e dignità.

Fra i principali risultati attualmente raggiunti dall'Italia e dai partner comunitari è da segnalare, inoltre, il consenso raggiunto dai 27 Paesi in ordine alla opportunità di fare riferimento, per le politiche di prevenzione del rischio e di riduzione del danno, alla Technical Guide realizzata congiuntamente nel 2009 dall'Organizzazione mondiale della sanità, dall'Ufficio delle Nazioni Unite per la lotta alla droga ed al crimine e dal Programma congiunto delle Nazioni Unite sull'HIV e 1'AIDS.

In base a queste linee, il Governo italiano si è impegnato nelle riunioni del Gruppo Orizzontale Droga a Bruxelles e in quelle di coordinamento comunitario. svoltesi in occasione di negoziati presso l'ONU, nell'ottica di addivenire a una definizione comune ed inequivoca del fenomeno almeno a livello europeo, in base al principio di armonizzazione degli ordinamenti.

Alla luce delle priorità dell'azione governativa in materia di contrasto al fenomeno della tossicodipendenza, si può concludere rilevando che non vi è preclusione rispetto alle politiche dì risk and harm reduction, le quali, però, sono ammesse come strumento complementare rispetto a trattamenti sanitari in grado di favorire il recupero della persona tossicodipendente ed il reinserimento sociale, nel rispetto del quadro normativo vigente e dei valori fondamentali della persona umana.

RICCARDI ANDREA Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione

05/06/2012