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Atto a cui si riferisce:
S.4/04921 [Concorso per dirigenti tecnici del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca]



Atto Senato

Risposta scritta pubblicata nel fascicolo n. 126
all'Interrogazione 4-04921

Risposta. - In relazione a quanto rappresentato nell'atto di sindacato ispettivo sul contenzioso riguardante il concorso a 145 posti di dirigente tecnico attualmente in atto si forniscono le seguenti informazioni.

In via preliminare, si ritiene opportuno evidenziare che il Ministero, nel predisporre il bando di concorso, si è scrupolosamente attenuto alle indicazioni e ai principi espressi dal Consiglio di Stato con parere n. 6148 del 3 novembre 2007, a tal fine espressamente richiesto.

Specificatamente, i criteri posti a fondamento del bando hanno tenuto conto della funzione fondamentale del dirigente tecnico presso il Ministero, il quale ha pertanto ritenuto necessario, nell'ambito del sistema generale di reclutamento delineato dal decreto legislativo n. 165 del 2001, individuare elementi di compatibilità con quanto previsto dal decreto legislativo n. 297 del 1994 che rimane, comunque, la norma più idonea a garantire la specificità della figura professionale del dirigente tecnico medesimo.

Sicché, sulla base di questa impostazione, l'amministrazione ha stabilito quali dovevano essere le norme da cui desumere i destinatari del bando, i requisiti e le modalità di partecipazione, la composizione delle commissioni e il regime delle prove d'esame.

In particolare, l'articolo 6 del bando ha previsto che l'esame, articolato in tre prove scritte e una orale, "è preceduto, ai sensi dell'art. 19 del D.P.R. n. 272/2004, da prove preselettive" consistenti in una serie di quesiti a risposta multipla e che "Viene ammesso alle prove scritte un numero di candidati pari a dieci volte il numero dei posti messi a concorso per ogni settore o sottosettore".

Come è noto, per effetto della partecipazione di numerosi candidati a più settori, si è verificato che molti di loro sono stati ammessi a partecipare alle prove scritte per più di un settore e, conseguentemente, il numero degli ammessi è stato pari a 1.477, comprensivi di candidati presenti in più settori.

Alcuni candidati hanno impugnato dapprima l'esclusione dalle suddette prove scritte, e successivamente il provvedimento con il quale il Ministero, nel dare esecuzione alle ordinanze cautelari adottate dal TAR del Lazio sui ricorsi proposti dai ricorrenti medesimi, li aveva nuovamente esclusi dalle prove scritte del concorso pubblico per esami a 145 posti di dirigente tecnico.

L'amministrazione si è trovata, infatti, nella delicata situazione di dover individuare le condizioni e i limiti imposti dalle ordinanze di sospensiva del TAR del Lazio.

Ha, quindi, proceduto alla compilazione di un elenco di candidati formato sulla base del punteggio conseguito nella prova preselettiva prescindendo dai settori disciplinari, fino al raggiungimento della posizione, n. 1.450 corrispondente al punteggio di 24,50. La compilazione di tale elenco, tuttavia, non avendo alcuna valenza formale, non è stata pubblicata ma soltanto comunicata ai ricorrenti interessati attraverso i loro legali. Essa è stata soltanto lo strumento tecnico-operativo con il quale è stata ricostruita la teorica ed astratta graduatoria che individuava il limite massimo dei 1.450 nominativi, stabilito in via generale, dall'organo giudicante con i provvedimenti cautelari adottati.

È evidente, però, conformemente ai principi regolanti gli effetti del giudicato amministrativo, che le ordinanze del TAR del Lazio relative alle istanze cautelari di sospensione dei provvedimenti di esclusione dei candidati dalle prove scritte non possono in alcun modo giovare a coloro i quali non hanno ritenuto di proporre ricorso, stante, nei confronti dei soggetti che hanno fatto acquiescenza, l'espresso divieto legislativo dell'estensione del giudicato medesimo. E infatti, l'attuazione delle ordinanze ha prodotto i propri effetti limitatamente a quei candidati che, avendo presentato ricorso avverso l'esclusione dalle prove scritte con contestuale istanza di sospensione del provvedimento impugnato, hanno ottenuto, soltanto se ricompresi nel numero dei 1.450 nominativi, l'accoglimento della domanda cautelare, in aggiunta, ovviamente, ai candidati già originariamente ammessi a sostenere le prove scritte medesime a prescindere dal punteggio conseguito.

Il suddetto modus operandi dell'amministrazione è stato, peraltro, dichiarato legittimo sia dal costante orientamento del TAR del Lazio (vedasi per tutte l'ordinanza n. 3647/2010 che dà atto della corretta esecuzione da parte dell'Amministrazione della precedente ordinanza cautelare n. 2146/2010) sia del Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, il quale, decidendo su tutti i ricorsi presentati in appello dai candidati esclusi, ha confermato che l'amministrazione aveva dato puntuale esecuzione alle ordinanze cautelari del TAR del Lazio, respingendo gli appelli medesimi.

L'esattezza della modalità di esecuzione da parte dell'amministrazione, al contrario di quanto affermato nell'interrogazione, è stata pienamente avvalorata e confermata anche dal Consiglio di Stato in sede consultiva, il quale ha finora espresso un uniforme parere di reiezione nei confronti dei candidati esclusi che hanno proposto ricorso straordinario al Capo dello Stato. Nei predetti pareri l'organo consultivo, decidendo nel merito dei gravami in questione e assorbendo le eventuali precedenti pronunce cautelari, testualmente ha argomentato che "Il bando del concorso in esame all'articolo 6, come si è detto, ha stabilito che sarebbe stato ammesso un numero di candidati pari a dieci volte il numero dei posti messi a concorso per ogni settore o sottosettore". I ricorsi si fondano "sull'implicita premessa che dovessero essere ammessi complessivamente 1450 candidati; e tale tesi non è suffragata da nulla, perché in nessuna parte del bando è stabilito che dovessero essere ammessi agli scritti complessivamente 1450 candidati. Perciò non si vede in che consista la violazione delle chiare disposizioni contenute nell'articolo 19 del D.P.R. n. 272/2004 e nell'articolo 6 del bando di concorso. Al contrario, se l'Amministrazione avesse attuato gli artifici interpretativi delineati dai ricorrenti, essa sarebbe stata esposta alle fondate impugnazioni dei concorrenti risultati idonei non vincitori nelle graduatorie finali; perché è evidente che, col sistema propugnato dai ricorrenti, potrebbe essere ammesso alle prove un numero di concorrenti superiore al decuplo del settore o sottosettore considerato, violando così la disposizione del bando e vanificando lo scopo della preselezione".

Per le considerazioni sopra esposte non si ravvisano i presupposti e le motivazioni per dar luogo ad eventuali prove suppletive per i candidati che, pur rientrando tra i primi 1.477 del suddetto elenco, non sono stati ammessi a sostenere le prove scritte del concorso, così come richiesto nell'interrogazione.

Le prove scritte si sono concluse il 24 marzo 2011 ed è attualmente in corso l'esame degli elaborati dei candidati che hanno partecipato alle stesse prove.

GELMINI MARIASTELLA Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca

06/06/2011