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Atto a cui si riferisce:
S.4/04320 [Tutela del cittadino italiano Mario Bartolini nel processo a suo carico e a difesa della sua opera missionaria]



Atto Senato

Risposta scritta pubblicata nel fascicolo n. 126
all'Interrogazione 4-04320

Risposta. - Il Governo italiano continua a monitorare con la massima attenzione la difficile situazione vissuta da padre Mario Bartolini che in Perù, nell'esercizio della sua vocazione di missionario, si sta attivamente impegnando per promuovere la tutela dell'ambiente ed il rispetto dei diritti delle popolazioni indigene della regione amazzonica del Paese.

A seguito dei gravi e sanguinosi scontri fra manifestanti indigeni e polizia a Bagua padre Bartolini è stato sottoposto al processo penale a Yurimaguas, iniziato nel giugno del 2009, per istigazione alla ribellione degli indios, con una richiesta, formulata dall'accusa, di condanna a 11 anni di reclusione e di espulsione dal Perù. Durante il processo di primo grado, padre Bartolini ha sempre manifestato di non aver bisogno dell'assistenza dei funzionari consolari, di ricevere un adeguato sostegno in loco e di voler proseguire la sua attività missionaria nel Paese sudamericano.

Il 21 dicembre 20110 padre Bartolini è stato assolto dai capi di imputazione contestati, mentre altri coimputati sono stati condannati a una pena detentiva di cinque anni. La decisione è stata salutata con particolare soddisfazione dal sacerdote, come ha riferito il suo legale all'ambasciata. Il pubblico ministero ha annunciato di voler proporre appello avverso la sentenza, ma ad oggi non risulta aver presentato alcun atto di impugnazione.

Nel frattempo, il 4 agosto, si è aperto a Lamas, nel distretto nord-orientale amazzonico di Yurimaguas, un nuovo processo a carico di padre Bartolini. Si tratta della riapertura di un baso risalente al 2008 in cui il missionario era stato accusato di istigazione al suicidio di una persona della sua parrocchia ma da cui era già stato completamente scagionato. La comparizione davanti al giudice è stata tuttavia rimandata poiché l'avvocato del missionario ha chiesto di vedere le carte processuali in modo da poter formulare la difesa.

L'ambasciata italiana a Lima ha seguito fin dall'inizio con la massima attenzione la vicenda giudiziaria di padre Bartolini, offrendo ogni possibile assistenza consolare e rimanendo in continuo contatto telefonico con lo stesso, il quale si è mostrato riconoscente, affermando di non averne bisogno in quanto già ben assistito legalmente e fiducioso in una conclusione favorevole del processo.

La sede ha peraltro informato che padre Bartolini non è solo nella sua opera, ma è accompagnato da alcuni altri missionari di varie nazionalità che condividono il suo intento di giustizia. Tra questi vi è il britannico Mc Auley, cui è stato notificato un provvedimento di espulsione, in seguito però annullato in quanto illegittimo. Si tratta di sviluppi positivi, sia pure parziali, che confermano l'efficacia dei passi diplomatici discreti e puntuali in casi delicati come questo, che vedono coinvolti poteri indipendenti, nella fattispecie la magistratura, di Stati terzi.

Il Ministero continuerà a seguire con ogni opportuna attenzione, in stretto raccordo con la rappresentanza in Perù, l'evolversi della situazione di padre Bartolini.

SCOTTI VINCENZO Sottosegretario di Stato per gli affari esteri

03/06/2011