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Atto a cui si riferisce:
C.4/14013 [Gravi incidenti sul lavoro]



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata venerdì 21 dicembre 2012
nell'allegato B della seduta n. 738
All'Interrogazione 4-14013 presentata da
MARIA ANTONIETTA FARINA COSCIONI
Risposta. - L'interrogazione parlamentare in esame si riferisce a sette incidenti mortali sul lavoro avvenuti nelle giornate del 21 e del 22 novembre 2011.
Nel rispondere ai primi due quesiti posti ci si limiterà, in questa sede, a riportare gli elementi informativi acquisiti presso le competenti direzioni territoriali del lavoro nonché quelli forniti dall'Inail.
Dagli accertamenti compiuti e dalle dichiarazioni acquisite in sede ispettiva è emerso che il signor Roman Petruniak, nato in Ucraina il 10 agosto 1983, - alle dipendenze della Cos.mo. s.r.l., società operante nel settore montaggio prefabbricati con sede in Fisciano (SA), con la qualifica di operaio e con contratto di lavoro a tempo determinato - il 22 novembre 2011 si trovava presso lo stabilimento della Ditta Mabo prefabbricati s.p.a., sita nel comune di Supino (FR), località Fontana Gorgona, dove la Cos.mo. s.r.l. eseguiva in appalto opere di manutenzione straordinaria e di installazione di una nuova copertura metallica finalizzata alla successiva installazione, da parte di altra ditta specializzata nel settore, di un impianto fotovoltaico.
I suddetti lavori dovevano eseguirsi previa rimozione del manto esistente, affidata in subappalto alla ditta individuale Giulietta Abramo, con sede legale in Lenola (LT).
Per quanto riguarda la dinamica dei fatti, dagli elementi acquisiti sul luogo dell'infortunio dai funzionari della Asl di Frosinone, si è appreso che, intorno alle ore 8.30, il signor Petruniak, regolarmente assunto dal 2 novembre 2011 con la qualifica di manovale smontatore di 1o livello del Ccnl piccole e medie industrie del settore metalmeccanico e installazione impianti, si trovava presso lo stabilimento di Supino (FR), dove i lavori erano iniziati già da qualche giorno. Date le avverse condizioni meteorologiche, sembra che, per quel giorno, erano state previste lavorazioni da svolgersi all'interno, ma, per cause ancora in corso di accertamento, il lavoratore era salito sul tetto del capannone. Mentre il signor Petruniak camminava sul tetto, nel superare la zona di copertura già ripristinata, lo stesso lavoratore passava sopra la lastra di coibentazione interna e la stessa cedeva sotto il suo peso, facendolo precipitare al suolo da una altezza di oltre 10 metri, con conseguenze mortali.
Sul luogo dell'incidente sono intervenuti i carabinieri di Frosinone e il servizio ispettivo della Asl della stessa città. Dalle informazioni assunte dalla Asl, si è accertato che, al momento dell'incidente, il lavoratore non indossava idonea cintura di sicurezza collegata a fune di trattenuta. In merito all'incidente, risulta aperto un procedimento penale presso la Procura della Repubblica di Frosinone.
Per quanto riguarda l'erogazione delle prestazioni di legge, in base alle risultanze istruttorie è risultata l'assenza di aventi diritto alla rendita a superstiti prevista dall'articolo 85 del testo unico n. 1124 del 1965, nonché all'erogazione del beneficio a carico del fondo per le vittime di gravi incidenti sul lavoro. Secondo quanto previsto dal citato articolo 85 del testo unico n. 1124 del 1965, invece, verrà corrisposto l'assegno funerario a chiunque ne faccia domanda e dimostri di avere sostenuto le spese funerarie.
Con riferimento all'incidente occorso al signor Giuseppe delle Monache, alle dipendenze della Micci s.r.l. con sede in Soriano nel Cimino (VT), con la qualifica di operaio specializzato e con mansioni di manovratore al carro-ponte e addetto al taglio del marino, si rappresenta che dagli accertamenti esperiti e dalle dichiarazioni acquisite in sede ispettiva è risultato che il 22 novembre 2011 il signor Delle Monache si trovava presso il laboratorio di prima trasformazione della Micci s.r.l., impegnato nella trasformazione del blocco grezzo di peperino. Tale operazione consisteva nel ricavare dal taglio del blocco 29 lastre in peperino dello spessore di 3 centimetri.
Occorre considerare che quando un blocco del materiale lapideo di origine vulcanica denominato «peperino» viene posto su un'apposita macchina per essere tagliato in lastre dello spessore di qualche centimetro, tali lastre rimangono in bilico sulla macchina stessa, tenute in equilibrio dal loro stesso peso. Le due lastre terminali sono chiamate «scorze» sono di spessore maggiore in quanto contenenti tutte le asperità dei margini del blocco tagliato, e sono considerate uno scarto di lavorazione. Normalmente tutto il materiale tagliato non si muove rispetto alla sua posizione originale, sostanzialmente grazie alla forza di gravità che agisce sulla sua considerevole massa, in quanto ogni lastra tagliata, compresa la scorza, pesa diverse centinaia di chilogrammi. Nonostante questa semplice considerazione, le procedure di sicurezza in questi casi prevedono la possibilità, quindi il rischio, che alcune lastre, scorza compresa, possano ribaltarsi e cadere verso il basso a causa di irregolarità rispetto al loro stesso piano di appoggio, investendo così chi si trova in quell'area. Proprio per questo la procedura di sicurezza adottata dalla ditta Micci s.r.l. consiste nel vietare in modo assoluto l'accesso all'area del carrello ove vi è la possibilità che la scorza, ovvero le lastre, precipitino verso il basso investendo eventuali presenti.
Dagli elementi acquisiti in sede di indagine ispettiva, risulta che il signor Delle Monache aveva iniziato il turno di lavoro alle 4,35 del mattino. Intorno alle 6,40, il corpo del lavoratore è stato rinvenuto da un collega in mezzo al carrello tra la scorza e le lastre tagliate. Lo stesso collega ha provveduto a liberare il signor Delle Monache dalle lastre e ha informato tempestivamente il datore di lavoro, che a sua volta ha contattato il servizio 118. Nonostante i tentativi di rianimazione, il lavoratore è deceduto a causa delle lesioni riportate (schiacciamento del torace e del collo).
Sul luogo dell'incidente sono intervenuti, oltre al servizio 118, il servizio prevenzione e sicurezza della Asl di Viterbo e i carabinieri della stazione di Soriano nel Cimino (VT). In merito all'incidente, risulta aperto un procedimento penale presso la Procura della Repubblica di Viterbo.
In assenza di testimoni, le cause e circostanze relative all'evento sono state al momento riconosciute sulla scorta delle dichiarazioni lasciate dal legale rappresentante della Micci s.r.l. e dal collega che ha rinvenuto il corpo, nonché sulla base delle ipotesi formulate dal servizio prevenzione e sicurezza della Asl di Viterbo.
Per quanto riguarda l'erogazione delle prestazioni di legge, la sede Inail competente ha costituito la rendita in favore del coniuge e ha corrisposto l'assegno funerario, ai sensi dell'articolo 85 del testo unico n. 1124 del 1965. La stessa sede ha provveduto alla erogazione del beneficio a carico del fondo per le vittime di gravi infortuni sul lavoro.
Il signor Renato Del Fabbro, nato l'11 settembre 1956 in Slovenia ed ivi residente, era alle dipendenze della Aurisina Quarry s.r.l., ditta operante nel settore estrattivo-escavazione marmi con sede in Duino Aurisina (TS), con la qualifica di meccanico addetto alla manutenzione.
Dagli accertamenti esperiti e dalle dichiarazioni acquisite in sede ispettiva è risultato che il 22 novembre 2011 il signor Del Fabbro si trovava in una cava sita nel comune di Duino Aurisina (TS), dove erano in corso lavori di riempimento.
Per quanto concerne la dinamica dei fatti, dagli elementi acquisiti in fase di indagine ispettiva è emerso che il lavoratore è deceduto in quanto colpito da un masso di dimensioni di circa 2 metri per 1,5 metri e del peso di circa 4 tonnellate, rimbalzato su un escavatore in panne (per un guasto alle tubazioni idrauliche del motore) che stava riparando. Il masso, nella caduta, dopo aver colpito il braccio meccanico e la parte anteriore destra della macchina operatrice corrispondente all'area di accesso al vano, motore, nonché la cabina di guida, ha colpito alla testa il signor Del Fabbro causandone lo sfondamento cranico e la morte immediata, mentre il lavoratore Goran Subotic, colpito da alcune schegge, è stato ferito in maniera lieve al capo nella regione occipitale.
Sul posto è intervenuto il personale del pronto soccorso «118», il personale della compagnia carabinieri di Aurisina (TS) e dei vigili del fuoco, il personale del servizio regionale minerario, il medico legale, il personale dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente del Friuli Venezia Giulia, il personale del servizio geologico della direzione centrale ambiente, energia politiche montane della regione Friuli Venezia Giulia, i carabinieri del N.O.E., nonché il sostituto procuratore della Repubblica che ha coordinato le prime indagini.
In merito all'incidente, risulta tuttora aperto un procedimento penale presso la Procura della Repubblica di Trieste.
Per quanto riguarda l'erogazione delle prestazioni di legge, in base alle risultanze istruttorie, la sede Inail ha provveduto alla costituzione della rendita a favore dei genitori del lavoratore defunto e alla corresponsione dell'assegno funerario, ai sensi dell'articolo 85 del testo unico n. 1124 del 1965. È stata, inoltre, richiesta la documentazione necessaria per l'erogazione del beneficio una tantum previsto per i familiari dei lavoratori vittime di infortuni mortali.
Il signor Gheorghe Barbuta, dipendente della F.C. Costruzioni s.r.l., con sede a Salerno, come operaio qualificato e con mansioni di carpentiere, il 22 novembre 2011 si trovava nel cantiere di Rottofreno (PC), dove la F.C. Costruzioni era impegnata nella costruzione di villini per edilizia abitativa residenziale.
Dagli accertamenti esperiti e dalle dichiarazioni acquisite in sede ispettiva, è emerso che il giorno dell'infortunio, tre lavoratori della F.C. Costruzioni s.r.l., tra i quali il signor Barbuta, dopo aver disarmato al mattino una parte del terrazzo di un villino, intorno alle ore 16,00 si apprestavano a montare il parapetto. In particolare, sembrerebbe che signor Barbuta sia rimasto da solo a montare il parapetto sul terrazzo, ordinando agli altri due colleghi di svolgere un lavoro in un altro villino. Alle ore 16,30 circa, questi ultimi, richiamati da un forte rumore, accorrevano nel villino dove era rimasto ad operare il signor Barbuta, verificando che lo stesso era caduto al suolo da un'altezza di circa tre metri mentre operava sul tetto della villetta ove risultava la presenza di un parapetto in legno che presentava un asse spezzato, con conseguenze mortali.
Sul luogo dell'incidente sono intervenuti i carabinieri di Rottofreno San Nicolò (PC), che hanno posto sotto sequestro il cantiere. In merito all'incidente, risulta aperto un procedimento penale presso la Procura della Repubblica di Piacenza.
Per quanto riguarda l'erogazione delle prestazioni di legge, in base alle risultanze istruttorie, la sede Inail ha costituito la rendita in favore del coniuge superstite ed ha corrisposto l'assegno funerario, ai sensi dell'articolo 85 del testo unico n. 1124 del 1965.
Lo stesso ufficio ha provveduto all'erogazione del beneficio a carico del fondo per le vittime di gravi incidenti sul lavoro.
Il signor Bruno Bellocco, operaio di 59 anni, era socio accomandatario della ditta artigiana senza dipendenti «Athena costruzioni di Bellocco Ivan & C. s.a.s,», con sede legale in Lurate Caccivio (CO), operante nel settore edile. Nella società il signor Bellocco svolgeva la propria attività come muratore insieme con il figlio Ivan.
Dagli accertamenti esperiti e dalle dichiarazioni acquisite in sede ispettiva è emerso che il 2 novembre 2011 la predetta società era presente nel cantiere di Montano Lucino (CO), al fine di fornire assistenza alla società esecutrice dei lavori «F.lli Giambra S.r.l.» di Lurate Caccivio.
Per quanto riguarda la dinamica dei fatti, è risultato che il giorno dell'infortunio, durante i lavori di scavo per la posa in opera di una cameretta d'ispezione, a causa della presenza di acqua sorgiva a circa 2,20 metri di profondità, si è reso necessario posizionare una pompa elettrica per lo scarico dell'acqua all'esterno dello scavo. Il signor Ivan Bellocco, ha quindi calato una pompa elettrica all'interno dello scavo tramite una corda. Al fine di consentire il corretto funzionamento del galleggiante, mal funzionante a causa della poca acqua, il signor Bruno Bellocco è sceso nello scavo tramite la rampa di accesso e ha provato a sollevare manualmente il galleggiante. Durante tale fase lavorativa, il cedimento di una parete dello scavo ha provocato la frana del terreno addosso al lavoratore causandone il suo immediato decesso.
Sul luogo dell'infortunio sono intervenuti i funzionari della Asl di Como, i carabinieri della stazione di Lurate Caccivio (CO) ed i vigili del fuoco per la messa in sicurezza dello scavo.
Il procedimento penale aperto presso la Procura della Repubblica di Como, relativo alla verifica di responsabilità, risulta essere ancora in corso.
Per quanto riguarda l'erogazione delle prestazioni di legge, in base alle risultanze istruttorie, la sede Inail ha costituito la rendita in favore del coniuge superstite del lavoratore ed ha corrisposto l'assegno funerario, ai sensi dell'articolo 85 del testo unico n. 1124 del 1965. La stessa sede ha provveduto all'erogazione del beneficio a carico del fondo per le vittime di gravi incidenti sul lavoro.
Il signor Marcello Cassinese era alle dipendenze della Sfirlog s.r.l., con sede in Cesena (FC) ed operante nel settore alimentare, con la qualifica di operaio e con mansioni di addetto alle attività di confezionamento.
Dagli accertamenti esperiti e dalle dichiarazioni acquisite in sede ispettiva è risultato che il 21 novembre 2011, giorno dell'infortunio, il lavoratore si trovava presso l'impianto «pallettizzatore» sito a Foggia, di proprietà della stessa società, per effettuare le attività di confezionamento.
Alle ore 9,00 circa, il signor Cassinese è stato rinvenuto riverso con il volto sui rulli del nastro trasportatore dell'impianto e la parte superiore del corpo compressa tra il pallettizzatore stesso, con sopra il bancale contenente pacchi di zucchero, e la staffa di tenuta di quest'ultimo.
Si sono resi, purtroppo, inutili i tentativi di soccorso, effettuati dagli operatori del presidio sanitario presente nello stabilimento, per l'infortunio che ha avuto esito mortale.
Sul luogo dell'evento sono intervenuti la Polizia di Stato e lo Spresal di Foggia, al fine di accertare le esatte cause e circostanze ed eventuali inosservanze e/o inadempienze in materia di sicurezza sul lavoro.
In merito all'incidente, risulta aperto un procedimento penale presso la procura della Repubblica di Foggia.
Per quanto riguarda l'erogazione delle prestazioni di legge, risultano tuttora in corso di accertamento le circostanze che hanno dato luogo alla morte del lavoratore. Pertanto, la competente sede Inail ha provveduto in data 13 gennaio 2012 a richiedere alla procura della Repubblica di Foggia copia dell'esame autoptico, in esito al quale verranno assunte le decisioni del caso.
Il signor Giovanni Chioccioni, nato a Trevi (PG) il 24 giugno 1963, era socio della Edil 2000 s.n.c., impresa artigiana operante nel settore edile, con sede in Trevi.
Dagli accertamenti effettuati e dalle dichiarazioni acquisite in sede ispettiva è risultato che il 21 novembre 2011, giorno dell'infortunio, il signor Chioccioni si trovava presso un cantiere sito in località Silvignano del comune di Spoleto (PG), per la realizzazione di lavori di ricostruzione di un edificio di proprietà privata.
I lavori sono stati affidati dal proprietario in appalto alla ditta Guerrini Giuseppe. Nello stesso contratto d'appalto, peraltro, è espressamente previsto l'affidamento alla Edil 2000 s.n.c. dei lavori di realizzazione delle opere strutturali dell'edificio, fino alle tamponature.
Riguardo alla dinamica dell'incidente, è emerso che il giorno dell'infortunio il signor Chioccioni si trovava nel cantiere insieme ad un socio della Edil 2000 s.n.c. e ad un dipendente della ditta Guerrini. Dalle indagini svolte dai carabinieri, in particolare, si evince che, al momento dell'incidente, il signor Chioccioni stava fissando dei travetti in legno sulla copertura di un portico. Nell'effettuare tali lavori, per cause ancora in corso in accertamento, il lavoratore è precipitato sull'impalcatura sottostante, battendo la testa su una vite di grosse dimensioni utilizzate per il fissaggio di travetti in legno, che si conficcava all'interno del bulbo oculare sinistro, causando l'immediato decesso.
Sul luogo dell'incidente sono intervenuti, oltre ai carabinieri, il servizio Asl 118 e funzionari della Asl n. 3 di Spoleto. In merito alle cause e circostanze dell'incidente sono state avanzate diverse ipotesi. Non è ancora accertato, infatti, se la caduta sia da collegare ad un malore improvviso del lavoratore o ad un suo gesto non coordinato. Dal verbale redatto dai carabinieri risulta che, al momento dell'incidente, il signor Chioccioni calzava scarpe antinfortunistiche ed aveva con sé gli attrezzi da carpentiere, ma non indossava casco, guanti ed occhiali.
In merito all'incidente, risulta aperto un procedimento penale presso la Procura della Replubblica di Spoleto.
Per quanto riguarda l'erogazione delle prestazioni di legge, in base alle risultanze istruttorie, la competente sede Inail ha costituito la rendita in favore del coniuge del lavoratore ed ha corrisposto l'assegno funerario, ai sensi dell'articolo 85 del testo unico n. 1124 del 1965. La stessa sede Inail ha provveduto all'erogazione del beneficio a carico del Fondo per le vittime di gravi incidenti sul lavoro.
Nel rispondere all'ultimo quesito posto nell'interrogazione in esame, occorre precisare che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali intende perseguire la promozione di comportamenti rispettosi delle norme di legge in materia di salute e sicurezza sul lavoro, accompagnando il processo di attuazione del testo unico in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e successive modificazioni e integrazioni) con idonee iniziative promozionali finalizzate all'accrescimento delle conoscenze in materia di salute e sicurezza nelle aziende, nei lavoratori e negli studenti, con particolare attenzione all'aspetto della formazione.
In questa prospettiva, con l'approvazione del testo unico ha preso avvio un complesso processo di attuazione delle disposizioni in esso contenute che ha coinvolto il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, le altre amministrazioni interessate e le parti sociali allo scopo di definire un sistema regolatorio in materia di salute e sicurezza sul lavoro quanto più moderno ed efficace.
Si può, pertanto, affermare che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali attivamente impegnato affinché possa concludersi quanto prima il processo di attuazione del testo unico auspicando a tal fine che prosegua in modo proficuo il dialogo e la collaborazione fra i diversi attori istituzionali coinvolti sui temi della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali: Elsa Fornero.