• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/08715 [Iniziative per la bonifica e la riqualificazione dei territori nella regione Campania]



Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-08715 presentata da STEFANO GRAZIANO
venerdì 21 dicembre 2012, seduta n.738
GRAZIANO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:

la bonifica delle aree inquinate costituisce uno strumento indispensabile per la tutela delle risorse ambientali e della salute dell'uomo e riveste un ruolo fondamentale ai fini della valorizzazione del territorio e dello sviluppo socio-economico dello stesso;

la contaminazione del suolo è in grado di determinare una alterazione delle caratteristiche dello stesso, tale da comprometterne non solo le funzioni protettive ma anche quelle produttive ed ecologiche. Inoltre, gli impatti dovuti alla contaminazione del suolo riguardano anche le acque superficiali e sotterranee, l'atmosfera e la catena alimentare, con l'insorgere di rischi, anche gravi, per la salute umana. Le conseguenze economiche riguardano in particolare gli impegni finanziari necessari per la bonifica e il ripristino ambientale del suolo, la perdita di valore delle aree contaminate, la necessità di interventi sulle matrici ambientali;

la dimensione del problema delle bonifiche è estremamente rilevante in Italia, specie in alcune sue regioni. Attualmente sul territorio nazionale sono presenti 57 siti contaminati di interesse nazionale (SIN), compresi nel programma nazionale di bonifica di cui al decreto ministeriale 18 settembre 2001, n. 468, definiti sulla base delle caratteristiche del sito, della quantità e pericolosità delle sostanze inquinanti, della rilevanza del rischio sanitario ed ecologico, nonché del pregiudizio per i beni culturali e ambientali. Per essi il procedimento di bonifica è sotto la responsabilità amministrativa del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare;

nella regione Campania, in particolare, si trova uno dei siti contaminati di interesse nazionale particolarmente esteso e gravemente segnato dalle inchieste giudiziarie soprattutto degli ultimi anni, quelle nelle quali il disastro ambientale è contestato come reato. Si tratta del Litorale Domizio Flegreo e Agro Aversano (Caserta-Napoli), individuato dalla legge 9 dicembre 1998, n. 426, il cui ambito è stato perimetrato dapprima con decreto ministeriale del 10 gennaio 2000, e comprendeva il territorio di 59 comuni delle province di Napoli e Caserta, compresa la fascia costiera che si estende per 75 chilometri circa, poi integrato con il successivo decreto ministeriale dell'8 marzo 2001, che ha esteso gli ambiti interessati ad altri due comuni, quindi con il decreto ministeriale del 31 gennaio 2006, che ha disposto l'inserimento di ulteriori 16 comuni. Il numero totale dei Comuni interessati è pari a 77;

l'area è caratterizzata dalla presenza diffusa di numerose discariche di rifiuti urbani e industriali, nonché di siti di smaltimento illegale e di combustione dei rifiuti urbani e pericolosi. Lo smaltimento abusivo dei rifiuti solidi e liquidi, la contaminazione da diossina legata all'illecita combustione dei rifiuti, la contaminazione da attività industriali legata alla migrazione di contaminanti da aree produttive, hanno comportato l'inquinamento diffuso del suolo e del sottosuolo, e la mancata tutela delle acque ha causato la contaminazione dei sedimenti e delle acque dei bacini lacustri. Anche le acque superficiali e di falda, per la presenza di discariche di rifiuti, senza impermeabilizzazione di fondo, hanno subito fenomeni di compromissione della qualità delle acque;

data la vastità dell'area del sito di interesse nazionale, ai sensi dell'articolo 4 del decreto ministeriale 10 gennaio 2000, si è proceduto a individuare, al suo interno, i siti potenzialmente inquinati ai sensi del decreto ministeriale 16 maggio 1989, procedendo alla sub-perimetrazione dell'intera area. Tali siti riguardano attività produttive con cicli di produzione che generano rifiuti pericolosi; attività produttive dismesse; attività minerarie dismesse; aree interessate dalla presenza di aziende a rischio di incidente rilevante; discariche di rifiuti; aree interessate da attività di adduzione e stoccaggio di idrocarburi; aree interessate da impianti di trattamento/recupero rifiuti; aree oggetto di sversamenti accidentali; aree interessate da presenza di rifiuti; aree anche a destinazione agricola interessate da spandimento non autorizzato di fanghi e residui speciali tossici o nocivi; siti oggetto di contaminazione passiva causata da ricaduta atmosferica di inquinanti, ruscellamento di acque contaminate. Complessivamente, nell'intera area sono stati censiti finora 1924 siti;

nell'ambito del sito di interesse nazionale in parola, ad oggi, per i siti censiti e inseriti nel censimento dei siti potenzialmente contaminati, come previsti nell'allegato 4, Tabella 4.2, della proposta di piano regionale di bonifica dei siti inquinati della regione Campania, approvata con delibera di giunta regionale del 31 luglio 2012, n. 387, al momento in fase di consultazione pubblica, lo stato di avanzamento dell'iter procedurale registra notevoli e gravi ritardi: nessuna attività di bonifica vera e propria, solo progetti presentati, in versione definitiva per 3 siti e in versione preliminare per un solo sito. Il piano di caratterizzazione, nelle sue diverse fasi di presentazione, approvazione ed esecuzione, riguarda poco più del 20 per cento del totale dei siti. Le analisi di rischio sono state presentate per soli 5 siti, pari allo 0,3 per cento del totale. Del tutto carenti sono le informazioni circa le matrici interessate dalla contaminazione accettata e i principali contaminanti riscontrati;

la quantità e la qualità di informazioni sullo stato della qualità dell'aria, fornite dalle stazioni di monitoraggio che controllano i principali contaminanti sul territorio restano ancora notevolmente carenti nella regione Campania, essendoci parti del territorio scarsamente monitorate che necessitano di un potenziamento delle attività di misurazione;

la diffusione dello smaltimento illegale di rifiuti, specie quelli pericolosi, in particolare nel territorio della Campania, ha indotto le autorità sanitarie a studiare il fenomeno in maniera approfondita. Nel 2004 il dipartimento della protezione civile ha commissionato all'OMS un'indagine sui possibili effetti sanitari del ciclo dei rifiuti nelle province di Napoli e Caserta. L'indagine, ponendosi come obiettivo l'analisi della mortalità per cause tumorali e della prevalenza alla nascita di malformazioni congenite nei comuni interessati, nonché la valutazione di un'eventuale loro relazione con l'esposizione ambientale ai rifiuti, avvalora l'ipotesi di una relazione fra la mortalità per cause tumorali specifiche e la prevalenza di malformazioni congenite con esposizioni ambientali legate alla presenza di siti di smaltimento incontrollato di rifiuti, correlazione compatibile con l'osservazione di un fenomeno reale legato alla compromissione ambientale dovuta alla presenza di siti illegali di smaltimento di rifiuti urbani e ambientali;

il ripristino della legalità nella gestione e nello smaltimento dei rifiuti e della bonifica delle aree contaminate è la premessa per un'efficace tutela della, salute della popolazione;

la gestione dei siti contaminati rappresenta uno dei maggiori problemi ambientali anche per i Paesi europei. Studi della European environmental agency (EEA), Agenzia europea dell'ambiente, mostrano come la contaminazione del suolo derivante da attività industriali, stoccaggio di rifiuti, attività minerarie, perdite da serbatoi e linee di trasporto degli idrocarburi, rappresenta una delle più importanti minacce. La presenza di sostanze potenzialmente pericolose nel suolo, sottosuolo, nei sedimenti e nelle acque sotterranee può portate ad effetti negativi sulla salute dell'uomo e sugli ecosistemi;

recentemente, nello «Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento», redatto dal Progetto Sentieri, che analizza la mortalità delle popolazioni residenti in prossimità di una serie di grandi centri industriali attivi o dismessi, o di aree oggetto di smaltimento di rifiuti industriali e/o pericolosi, che presentano un quadro di contaminazione ambientale e di rischio sanitario tale da avere determinato il riconoscimento di «siti di interesse nazionale per le bonifiche» (SIN), è possibile riscontrare come nel SIN «Litorale Domizio Flegreo e Agro Aversano» si registrino eccessi di mortalità in entrambi i generi per tutti i principali gruppi di cause di mortalità-tumori, malattie del sistema circolatorio, malattie dell'apparato respiratorio, dell'apparato digerente e genitourinario;

la grave crisi ambientale tuttora in atto, che ha compromesso, minaccia e minaccerà ancora seriamente la salute dei cittadini, che ha realizzato condizioni favorevoli ad infiltrazioni della criminalità organizzata nella gestione dei rifiuti, trova conferma in alcuni recenti provvedimenti dell'autorità giudiziaria. Disastro ambientale per aver avvelenato le falde acquifere nella provincia di Napoli e in quella di Caserta è il reato contestato, senza dimenticare il grave inquinamento della falda acquifera sottostante le discariche. Le acque avvelenate dal percolato veicolato nel sottosuolo utilizzate per irrigare le colture e per scopi alimentari dalle popolazioni che hanno assunto sostanze cancerogene hanno dispiegato i propri effetti nocivi per oltre cent'anni e lo faranno ancora per molti altri, fino al 2080. Un disastro documentato da perizie, indagini, foto e filmati;

sempre nello studio del Progetto Sentieri richiamato, alla luce dei risultati evidenziati e dell'insieme delle conoscenze epidemiologiche relative al sito in parola, si raccomandano studi per la valutazione dell'inquinamento ambientale presente nell'area, indagini epidemiologiche con una componente di analisi di biomonitoraggio della catena alimentare, percorsi di comunicazione con gli stakeholder, compreso l'associazionismo presente sul territorio;

la gestione commissariale in materia di bonifiche dei suoli, delle falde e dei sedimenti inquinati e di tutela delle acque superficiali della regione Campania è stata prorogata fino al 31 dicembre 2012, ai sensi dell'articolo 1 della deliberazione del Consiglio dei ministri del 20 settembre 2012, e alla scadenza, il capo del dipartimento della protezione civile provvederà ad adottare, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, apposita ordinanza per favorire e regolare il subentro dell'amministrazione pubblica competente in via ordinaria a coordinare gli interventi necessari;

in generale, la gestione amministrativa dei procedimenti di bonifica dei siti di interesse nazionale, di competenza del Ministero interrogato, è particolarmente complessa in quanto in ciascuna delle aree perimetrate di interesse nazionale ricadono proprietà di diversi soggetti, pubblici e privati, e le attività hanno ricadute socio-economiche e politiche molto rilevanti che spesso ostacolano l'avvio degli interventi di bonifica. Sul punto non va sottaciuto il dato di fondo sottolineato da Confindustria nel rapporto bonifiche del 2009, che ad oggi in nessun SIN, inteso come intera area perimetrata, «si è arrivati alla certificazione di avvenuta bonifica e quindi al risanamento definitivo delle aree ed alla conseguente possibilità di riutilizzo delle stesse»;

gli evidenti ritardi nell'attuazione dei necessari interventi di bonifica nei SIN investono non solo la responsabilità delle istituzioni nazionali e locali interessate, ma anche il ruolo dei privati. Fattori disincentivanti sono rappresentati anche dall'assenza di incentivi per le imprese virtuose che scelgono di intervenite sulle aree da bonificate in tempi brevi, dalla farraginosità delle procedure amministrative da adempiere per l'esecuzione delle attività, che è tale da non favorire lo sviluppo di un mercato sano delle bonifiche, dal mancato rafforzamento del sistema dei controlli ambientali e del regime sanzionatorio. Vi è quindi un prioritario problema di semplificazione e di riordino delle norme e delle procedure amministrative, ma esiste anche, altrettanto urgente, la necessità di garantire l'adeguatezza delle strutture preposte alle attività di vigilanza e di controllo sulle operazioni di bonifica dei siti inquinati;

l'articolo 2 del decreto-legge n. 208 del 2008, convertito, con modificazioni, in legge n. 13 del 2009, ha introdotto una procedura alternativa di risoluzione stragiudiziale del contenzioso relativo alle procedure di rimborso delle spese di bonifica e ripristino di aree contaminate e al risarcimento del danno ambientale, attraverso la stipula di una o più transazioni con una o più imprese interessate, pubbliche o private, in ordine alla spettanza e alla quantificazione degli oneri di bonifica e di ripristino, nonché del danno ambientale e degli altri eventuali danni di cui lo Stato o altri enti pubblici territoriali possano richiedere il risarcimento. A riguardo, alcune criticità relative alla procedura, al mancato coinvolgimento del sistema degli enti territoriali interessati e alla mancata destinazione delle risorse finanziarie che provengono dalle transazioni a interventi di bonifica, legate a forme di investimento locale, impediscono la sua compiuta attuazione;

le scarse risorse destinate in generale al tema delle bonifiche dei siti di interesse nazionale, non hanno consentito ai territori interessati di essere restituiti nelle condizioni iniziali o in condizioni tali da attivare dei processi di reindustrializzazione;

inoltre, la disciplina di cui all'articolo 252-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006, concernente l'individuazione di siti di preminente interesse pubblico ai fini dell'attuazione di programmi ed interventi di riconversione industriale e di sviluppo economico produttivo, contaminati da eventi antecedenti la data del 30 aprile 2006, anche non compresi nel menzionato Programma nazionale di bonifica, nei quali attuate progetti di riparazione dei terreni e delle acque contaminate, nonché interventi mirati allo sviluppo economico produttivo, è rimasta lettera morta;

in particolare, per quanto concerne la regione Campania, la mancata adozione di un Piano integrato di gestione dei rifiuti, di cui il Piano bonifiche è parte integrante, ha comportato, tra l'altro, anche il congelamento dei fondi comunitari della programmazione unitaria 2007-2013 per il settore rifiuti e bonifiche;

nella seduta del 21 novembre 2012 delle commissioni riunite VIII ambiente e XIV politiche dell'Unione europea della Camera dei deputati, nell'ambito dell'audizione del Ministro in indirizzo sulle procedure di infrazione in materia di discariche illegali, a seguito della decisione assunta il 24 ottobre 2012 dalla Commissione europea di deferire l'Italia alla Corte di giustizia europea per la mancata attuazione di una precedente sentenza del 2007 che imponeva all'Italia di bonificare centinaia di discariche illegali e incontrollate di rifiuti, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha riferito di aver sottoposto al CIPE un programma di ulteriori finanziamenti per le bonifiche che sono ancora oggetto di procedura di infrazione;

tra gli obiettivi prioritari di intervento nel Mezzogiorno richiamati anche dalle delibere CIPE numeri 8 e 60 del 2012 figura l'impiego delle risorse destinate all'ambiente, con particolare riguardo alle azioni di riduzione del dissesto idrogeologico, di efficientamento dei sistemi di raccolta e depurazione delle acque e di bonifica dei siti inquinati di interesse nazionale. Tuttavia, nella delibera CIPE n. 87 del 2012, relativa alla programmazione regionale delle residue risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC) a favore del settore ambiente per la manutenzione straordinaria del territorio, tra gli interventi ad alta priorità ambientale, nei settori delle bonifiche, rifiuti, sistema idrico integrato, della difesa del suolo e della forestazione, si osserva come la regione Campania abbia proposto e individuato interventi nel settore della sola forestazione, finanziati per un importo di 60 milioni di euro, di cui quasi 1 milione e 700 mila euro destinati al progetto di investimenti per il potenziamento, a fini multifunzionali, dell'infrastruttura forestale della provincia di Caserta -:

se intenda procedere, sia sul piano normativo che su quello organizzativo e delle risorse disponibili, ad una profonda revisione della strategia di intervento pubblico sul tema delle bonifiche in generale, con particolare riguardo al sistema dei controlli ambientali e al regime sanzionatorio;

se intenda individuare un'efficace strategia in tema di siti contaminati di interesse nazionale, rivedendo la gestione amministrativa dei procedimenti di bonifica dei siti stessi;

se intenda garantire nella regione Campania, in particolare, in collaborazione con le istituzioni e gli enti interessati, la bonifica e la riqualificazione dei territori che hanno subito negli ultimi decenni le conseguenze di un equilibrio ambientale gravemente compromesso, a danno di una comunità che da troppo tempo sta attendendo una soluzione definitiva, attraverso un percorso certo che preveda anche una progettualità sull'utilizzo dei siti bonificati;

se si intenda prevedere incentivi economici a favore della riconversione agricola dei terreni interessati;

se si intenda rivedere il regime fiscale delle aree ricomprese all'interno dei siti di interesse nazionale, con particolare riferimento all'imposta municipale unica (IMU);

se intenda prevedere l'istituzione di un apposito fondo per la defiscalizzazione delle aree ricomprese all'interno dei siti di interesse nazionale. (5-08715)