• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/19341 [Sul tasso di aborti in Puglia]



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-19341 presentata da MARCO BELTRANDI
venerdì 21 dicembre 2012, seduta n.738
BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:



la Puglia è la regione italiana che dal 1982 al 2007 ha registrato la riduzione più consistente del ricorso all'aborto. Passando da un tasso di 25,5 ogni 1.000 donne in età fertile (fra 15 e 49 anni) nel 1980 e di 30,7 nel 1984 (il più alto registrato in Italia e più del doppio delle altre regioni meridionali) a uno di 11,4 nel 2006;


nonostante ciò il Tacco d'Italia si trova al secondo posto per tasso di abortività e solo il 13 per cento delle donne risulta munito del certificato del consultorio per praticare l'Interruzione volontaria di gravidanza (Ivg). La media nazionale è del 40 per cento. Sono queste solo alcune delle contraddizioni che riguardano l'applicazione della legge n. 194 del 1978, e il ricorso alla Ivg nella regione amministrata da Nichi Vendola;


secondo un recente studio dell'Istituto superiore di sanità, presentato nel 2012 ma che prende in considerazione i dati fino al 2007, la Puglia è anche l'unica regione meridionale che dall'entrata in vigore della legge n. 194 ha attivato servizi di Ivg in ogni Usl contribuendo in maniera determinante a un considerevole calo degli aborti clandestini;


tuttavia, a fronte della capillare diffusione dei servizi e di un efficace sistema d'informazione al pubblico ovvero la prevenzione, la qualità degli stessi è in calo a causa del costante aumento di personale obiettore - che tra i medici sfiora quota 80 per cento - e la lieve riduzione di strutture disponibili per il riassetto dei reparti di ginecologia. Resta infine alta l'attività privata, che nel 2006 era intorno al 50 per cento, contro l'8,4 del resto d'Italia, e oggi si attesta al 46,7 per cento alimentando un giro d'affari milionario che grava sulle tasche dei contribuenti;


particolarmente complessa è la situazione nel capoluogo. Ha rivelato che nel 2011, nel territorio dell'Asl Bari, sono state effettuate 3676 interruzioni di gravidanza. Di queste ben 2606 sono state fatte in cliniche private (il 72 per cento). Il Policlinico, con tre reparti di ginecologia, in un anno ne ha effettuate appena 272. La tariffa di un'interruzione di gravidanza è compresa tra 1100 e 1400 euro, pertanto il sistema privato convenzionato barese ha ottenuto nel 2011 dalla Asl rimborsi che variano tra i 2 milioni e 800 mila euro e i 3 milioni e 600 mila euro. Non a caso nel 2010, nei giorni in cui entrò in commercio la pillola abortiva Ru486, fece scalpore la notizia che il policlinico di Bari aveva in organico un solo medico non obiettore. Il suo nome è Nicola Blasi e fini sul giornale non tanto per il «coraggio» di andare contro corrente (e probabilmente contro i propri interessi), quanto per essere stato il primo a somministrare la pillola Ru486 in Italia, al di fuori della sperimentazione -:


se i fatti narrati in premessa corrispondano al vero e, nell'eventualità positiva, quali iniziative urgenti intenda assumere per dare soluzione al problema descritto. (4-19341)