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Atto a cui si riferisce:
S.1/00040 premesso che: tra maggio e giugno del 2008 il Governo ha approvato due decreti-legge, il n. 93 del 2008 (cosiddetto "decreto ICI") ed il n. 112 del 2008 (misure urgenti di finanza pubblica),...



Atto Senato

Mozione 1-00040 presentata da VITTORIA FRANCO
martedì 14 ottobre 2008, seduta n.072

FRANCO Vittoria, ZANDA, RUSCONI, MARCUCCI, VITA, CERUTI, GARAVAGLIA Mariapia, VERONESI - Il Senato,

premesso che:

tra maggio e giugno del 2008 il Governo ha approvato due decreti-legge, il n. 93 del 2008 (cosiddetto "decreto ICI") ed il n. 112 del 2008 (misure urgenti di finanza pubblica), convertiti, con modificazioni, rispettivamente dalla legge n. 126 del 24 luglio 2008 e dalla legge n. 133 del 6 agosto 2008, a seguito di voti di fiducia, con i quali si sono realizzati, tra gli altri, gravi tagli alla spesa statale nel settore dei beni e delle attività culturali;

tra le riduzioni di spesa stabilite dal decreto-legge n. 93 del 2008, è stata inclusa anche la destinazione decisa dai contribuenti della propria quota dell'8 per mille dell'Irpef a favore dello Stato che, come è noto, viene poi assegnata anche alla conservazione ed al restauro del patrimonio culturale;

la riduzione degli stanziamenti per il Ministero per i beni e le attività culturali e per il Fondo unico dello spettacolo stabilita nei decreti-legge richiamati comporta gravi conseguenze sulla tenuta del sistema italiano dei beni culturali, del cinema e dello spettacolo;

durante l'iter di conversione in legge dei decreti-legge citati e, poi, anche nel periodo successivo, gli organi di stampa hanno riportato le forti preoccupazioni espresse dalle associazioni più rappresentative ed impegnate nella difesa e nella valorizzazione del patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico italiano, come il Fondo per l'ambiente italiano (FAI), il WWF e Civita, che gestisce sessanta siti culturali tra musei e siti archeologici. A queste si sono aggiunti gli allarmi per le decisioni del Governo da parte di molte personalità del mondo della cultura. Già nel luglio del 2008 il professor Salvatore Settis, Presidente del Consiglio superiore per i beni culturali, aveva dichiarato che, se i tagli compiuti con i due decreti-legge fossero rimasti invariati, si sarebbe rischiato il blocco delle attività delle soprintendenze statali (si veda il "Corriere della Sera" del 19 luglio 2008);

con il decreto-legge n. 93 del 2008 sono stati tagliati 45 milioni di euro che erano destinati al ripristino dei paesaggi, per finanziare l'esenzione dall'ICI. Con lo stesso decreto-legge specifici accantonamenti di bilancio - 15 milioni di euro dal 2008 al 2010 e altri 90 nel triennio di riferimento - sono stati dirottati dai beni culturali al Fondo per gli interventi strutturali di politica economica. Il quotidiano "Il Sole-24 ore", in un articolo del 14 agosto 2008, riferisce che l'approvazione della manovra finanziaria del Governo prevista dal decreto-legge n. 112 del 2008 comporterà nel 2009 una riduzione del bilancio del Ministero per i beni e le attività culturali di ben 236 milioni di euro, concentrati in un settore nevralgico come quello della tutela e della conservazione del patrimonio culturale, che perderà 205 milioni nel 2009 e 376 nel triennio. A questo si deve aggiungere una previsione di riduzione del Fondo unico dello spettacolo di quasi il 40 per cento;

dall'edizione fiorentina del quotidiano "la Repubblica" del 12 ottobre 2008, si è appreso, inoltre, di un'ulteriore riduzione delle risorse pubbliche per il patrimonio culturale. Si tratta, in questo caso, dei fondi provenienti dal gioco del lotto e destinati al restauro e alla conservazione dei beni culturali. Solo nella regione Toscana si sarebbe di fronte ad un ulteriore taglio di 11.254.000 euro. Una riduzione che impedirebbe il completamento di ventidue restauri in una sola regione;

già oggi sono in grande sofferenza importanti soprintendenze e istituzioni culturali di prima grandezza come l'Opificio delle pietre dure e la Biblioteca nazionale di Firenze perché non ancora riconosciute nella loro autonomia;

l'11 ottobre 2008 è apparso un articolo sul quotidiano "Corriere della Sera", nel quale si riportano le dichiarazioni del Presidente del Consiglio superiore per i beni culturali, professor Salvatore Settis, nel corso di una tavola rotonda sui problemi della conservazione del patrimonio artistico italiano. Il professor Settis ha affermato con preoccupazione che si prevede una diminuzione della spesa statale per il patrimonio culturale e paesaggistico del 95 per cento entro il 2011. Nel sottolineare che il professor Settis presiede il principale organo consultivo del Ministero, è evidente che una riduzione degli stanziamenti statali di tale grandezza significherebbe l'impossibilità materiale per le soprintendenze non solo di svolgere le proprie stesse funzioni di tutela, ma anche di provvedere alle sole spese di funzionamento; lo stesso accadrebbe per i musei, gli archivi e le biblioteche che, peraltro, affrontano già da molti anni i gravi deficit del finanziamento delle loro spese correnti;

sempre dal "Corriere della Sera", del 12 ottobre 2008, vengono riferite le dichiarazioni del Ministro per la pubblica amministrazione e l'Innovazione, Renato Brunetta, il quale, nel corso dell'iniziativa "Ravello Lab", organizzata da Federculture, avrebbe affermato di ritenere necessario eliminare, chiudendolo, il Fondo unico per lo spettacolo che, come è noto, costituisce tuttora l'unica fonte di finanziamento statale per tutto il sistema dello spettacolo italiano. Si tratterebbe, perciò, di cancellare il finanziamento pubblico per il sostegno e la promozione, in Italia e all'estero, della musica, del teatro, della lirica, della danza, delle attività circensi e dello spettacolo viaggiante, nonché dei fondi erogati a molte delle più importanti istituzioni dello spettacolo per l'Italia e nel mondo. Solo per esemplificare, oltre a tutte le fondazioni lirico-sinfoniche, sarebbe compromessa la sopravvivenza delle istituzioni concertistiche, del sistema dei teatri stabili pubblici, e di altre istituzioni come la mostra del cinema della Biennale di Venezia e l'Istituto nazionale per il dramma antico;

il Ministro per i beni e le attività culturali, Sandro Bondi, a fronte della gravissima situazione descritta, ha più volte rassicurato il Parlamento e l'opinione pubblica sul proprio impegno per mantenere il livello delle risorse pubbliche destinate ai beni culturali e allo spettacolo all'altezza delle effettive necessità del settore, con l'obiettivo di fare del sistema culturale uno degli elementi fondamentali dello sviluppo del nostro Paese,

impegna il Governo a mantenere gli stanziamenti pubblici statali destinati alla tutela ed alla valorizzazione del patrimonio culturale ed allo spettacolo ai livelli adeguati allo sviluppo di tutti i settori culturali nel rispetto del dettato costituzionale, nell'interesse dell'Italia e dei suoi cittadini, degli operatori e in nome della responsabilità verso le generazioni future, nonché a progettare e programmare le attività e le azioni necessarie per ridare slancio alla cultura ponendola al centro delle politiche di sviluppo del nostro Paese.

(1-00040)