• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/08905 [Gestione dell'emergenza nomadi a Roma]



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-08905 presentata da MARCO PERDUCA
giovedì 20 dicembre 2012, seduta n.857

PERDUCA, PORETTI - Ai Ministri dell'interno, della salute e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

giovedì 13 dicembre 2012 una delegazione radicale, composta tra gli altri dal primo firmatario del presente atto di sindacato ispettivo, dal consigliere generale del Partito radicale Sergio Rovasio e dal segretario dei radicali di Roma Riccardo Magi, ha effettuato una visita ispettiva non annunciata presso il campo nomadi autorizzato sito in via dei Gordiani 325 a Roma;

l'area è considerata un campo autorizzato dotato di una recinzione con un circuito interno di telecamere puntate nell'area esterna ed interna, con alcuni addetti alla vigilanza della società "Risorse per Roma" che coprono turni sulle 24 ore. I campi autorizzati, secondo il piano nomadi varato dalla Giunta Alemanno, sono stati concepiti come "villaggi della solidarietà" per far uscire i rom da una condizione di illegalità e di disagio, al costo umano ed economico di decine di sgomberi spesso totalmente o parzialmente privi di alternativa d'alloggio. Il piano nomadi del Comune di Roma è costato oltre 30 milioni di euro, cifra con la quale si potevano costruire molte nuove case popolari che avrebbero alloggiato decentemente centinaia di famiglie disagiate, rom e non solo, iniziando un percorso virtuoso già sperimentato in altri comuni, come ad esempio a Torino;

la delegazione ha riscontrato condizioni igienico-sanitarie pessime. La rete idrica, i servizi igienici e la raccolta dei rifiuti non appaiono sufficienti a supportare le esigenze della popolazione residente. Il presidio sanitario è assente. Nonostante il protocollo d'intesa tra Roma capitale e la Croce rossa italiana per la realizzazione di interventi di assistenza sociale e sanitaria nei confronti di persone in stato di disagio ed a supporto del piano nomadi di Roma capitale, firmato a Roma il 15 dicembre 2010, prevedesse la presenza di presidi socio-educativi, sia la cooperativa sociale incaricata della gestione del campo sia i residenti affermano che il presidio, un tempo presente, è stato dirottato presso la struttura in località "La Barbuta" senza alcun reintegro dei fondi. Non sono state riscontrate visite frequenti da parte dell'Azienda sanitaria locale, benché le condizioni igieniche dei residenti richiedano una seria ispezione e il citato protocollo preveda progetti d'intervento in accordo con gli operatori delle Asl;

a quanto risulta agli interroganti, si sarebbero verificati casi di detenuti agli arresti domiciliari condotti in carcere con l'accusa di evasione perché sostavano poco oltre la soglia del container, senza che fosse necessario alcun mandato della vigilanza per l'introduzione nelle abitazioni. Ci sono differenze considerevoli tra gli alloggi. Alcuni container sono provvisti delle necessità basilari, altri sono in uno stato di evidente fatiscenza: fori nelle pareti, spaccature nel pavimento, sanitari scheggiati, porte rotte, finestre malmesse eccetera. I residenti lamentano difficoltà burocratiche ad apportare modifiche strutturali, date le condizioni d'indigenza in cui versano molti dei residenti e la necessità di presentare un'istanza al V Dipartimento del Comune per sostituzioni e riparazioni individuali e per i lavori di ordinaria manutenzione;

le difficoltà di convivenza sono state acuite dalla presenza fissa della vigilanza e dall'arrivo di nuclei familiari provenienti da aree sgomberate, come il Casilino 900, con il conseguente sovraffollamento, che ha generato tensioni interne. All'insediamento originario, composto da un centinaio di residenti, si sono aggiunte oltre 100 persone senza adeguate modifiche strutturali all'area. A causa delle telecamere e della vigilanza costante nell'arco dell'intera giornata, i residenti lamentano infine la totale assenza di privacy. Tutto questo produce una forte analogia con le dinamiche carcerarie, sia per la necessità di modifiche strutturali, sia per la continua sorveglianza, che si ripercuotono in egual misura su persone incensurate e non;

si ravvisa quindi un forte elemento di stigmatizzazione etnica: agli interroganti appare poco chiaro il motivo per cui queste persone debbano essere sorvegliate e segregate, se non semplicemente in quanto rom. Peraltro, nonostante la costante vigilanza, sia i militanti radicali che hanno segnalato la situazione, sia il presidio sociale, sia gli stessi residenti lamentano una scarsa incidenza dei controlli sugli ingressi effettivi di estranei nel campo;

la delegazione ha riscontrato inoltre la presenza di cavi elettrici scoperti a portata dei bambini; e almeno un caso di corto circuito d'impianto interno in un'abitazione con contatore all'altezza di un bambino dell'età di 2 anni. Vi sono anche casi d'insufficienza degli impianti stessi con contatori da soli 3 kw che supportano due famiglie numerose, e contatori che provvedono invece alle esigenze di singoli nuclei familiari più piccoli. Il rischio di incendi è alto anche a causa delle disfunzionalità negli alloggi, dove ad esempio piove nei container sui fili scoperti. Dopo la tragedia dell'incendio nel 2006, in cui perse la vita una giovane coppia di sposi, non risulta alla delegazione che siano state apportate adeguate precauzioni; questo, unito alle attuali condizioni igienico-sanitarie del campo, incide sull'alto livello di mortalità e malattie riferiti dai residenti;

fonti ufficiose, ma credibili se rapportate alla cifra complessiva del piano nomadi (oltre 30 milioni di euro), rivelano che i costi della ristrutturazione con cui questo campo ha guadagnato lo status di "campo autorizzato" si aggirerebbero intorno ai 4 miliardi e mezzo di euro, benché, oltre alla tragica ed evidente sproporzione tra una simile spesa e le condizioni effettive del campo, sia i residenti, sia il presidio sociale denuncino il fatto che persino i container donati dal Comune siano in realtà vecchi e riciclati da precedenti emergenze;

recentemente il Governo, nel corso di una seduta della III Commissione permanente (Esteri) della Camera, aveva dato parere contrario al riconoscimento dei rom come minoranza linguistica non territoriale, anche se poi l'emendamento presentato dal deputato radicale Matteo Mecacci era stato approvato,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto riscontrato dalla delegazione radicale;

se corrisponda al vero il fatto che, in virtù della "emergenza nomadi", istituita con apposito decreto nel 2008, dichiarato poi illegittimo dal Consiglio di Stato, la Giunta di Roma capitale, in virtù dei poteri e dei fondi straordinari concessi a sindaci e prefetti per risolvere la stessa "emergenza", abbia speso oltre 30 milioni di euro per il piano nomadi locale;

se non ritengano opportuno chiedere un rendiconto, in questo difficile momento di crisi economica, delle ingenti spese sostenute dalla Giunta di Roma anche e soprattutto in proporzione al risultato ottenuto;

se siano a conoscenza della situazione di grave degrado sociale e sanitario e dei rischi sul piano della salute e dell'incolumità sia per gli abitanti del campo, sia per i residenti nei dintorni, essendo il campo ubicato all'interno del centro abitato; in caso affermativo, come intendano affrontare questa preoccupante situazione;

se corrisponda al vero che non sia necessario alcun mandato perché la vigilanza possa introdursi nelle abitazioni;

che cosa intendano fare per contrastare la situazione di sovraffollamento ed i conseguenti rischi e tensioni acuite dalla continua vigilanza, e se non ritengano opportuno valutare la possibilità di un'ispezione da parte del Garante per la protezione dei dati personali per stabilire se la vigilanza sulle 24 ore non violi il diritto alla privacy dei residenti;

per quale motivo i residenti debbano essere sottoposti a questo tipo di restrizioni della propria libertà personale, e se i Ministri in indirizzo non ravvisino in questo tipo di trattamento una chiara forma di discriminazione su base razziale;

come intenda il Governo procedere in merito al riconoscimento dello status di minoranza alla comunità rom italiana, più volte sollecitato dalle più alte sedi istituzionali europee e mondiali e dalle ong internazionali e nazionali;

in che modo la situazione riscontrata al campo nomadi di via dei Gordiani e l'applicazione del piano nomadi capitolino risultino compatibili con la strategia nazionale d'inclusione di rom, sinti e caminanti messa a punto dall'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali della Presidenza del Consiglio dei ministri e presentata all'Unione europea il 28 febbraio 2012.

(4-08905)