• Testo RISOLUZIONE CONCLUSIVA

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Atto a cui si riferisce:
C.8/00225 [Situazione dei diritti umani in Corea del Nord]



Atto Camera

Risoluzione in Commissione 8-00225 presentata da STEFANO ALLASIA
mercoledì 19 dicembre 2012 pubblicata nel bollettino n.758
La III Commissione,
premesso che:
la situazione dei diritti umani nella Repubblica democratica popolare di Corea continua ad essere grave e drammatica;
dai dati riportati nel rapporto annuale 2012 di Amnesty International sulla Corea del Nord si apprende, infatti, che uomini, donne e bambini detenuti nei campi continuano ad essere torturati e maltrattati, nonché costretti al lavoro forzato in condizioni rischiose che hanno fatto ammalare i prigionieri tanto che moltissimi di loro sono morti in custodia o poco dopo il rilascio;
nel Paese non ci sono mezzi d'informazione indipendenti né sono noti partiti politici di opposizione o qualche tipo di associazione civile indipendente. Le critiche nei confronti del Governo e dei suoi leader sono rigorosamente limitate, punibili con l'arresto e la carcerazione da scontare in un campo di prigionia;
i cittadini nordcoreani affrontano quotidianamente gravi restrizioni di movimento sia all'interno del Paese che all'esterno. Migliaia di nordcoreani che erano fuggiti in Cina in cerca di cibo e impiego spesso sono stati rimpatriati con la forza in Corea del Nord dalle autorità cinesi e sono stati sistematicamente percossi e detenuti al loro ritorno in patria;
il Parlamento Europeo e il Consiglio sui Diritti Umani delle Nazioni Unite hanno a più riprese, e quest'ultimo nel novembre 2012, approvato risoluzioni nelle quali hanno condannato le violazioni sistematiche, diffuse e gravi dei diritti civili, politici, economici, sociali e culturali e gli abusi sistematici, diffusi e gravi dei diritti umani compiuti dalle autorità della Repubblica democratica popolare di Corea (RDPC), in violazione della Carta delle Nazioni Unite, della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e delle convenzioni internazionali sui diritti umani;
il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si è più volte espresso approvando risoluzioni per denunciare la minaccia alla Sicurezza e alla pace internazionale rappresentata dagli esperimenti balistici e dai programmi nucleari portati avanti dalla Repubblica democratica popolare di Corea;
le sistematiche, e ripetute nel tempo, violazioni dei diritti umani in corso in Corea del Nord potrebbero essere passibili di un'iniziativa giurisdizionale della Corte penale internazionale per accertare la commissione di crimini contro l'umanità, su mandato del Consiglio di Sicurezza dell'ONU;
la Corea del Nord applica la pena di morte attraverso esecuzioni pubbliche a seguito di processi che non rispettano gli standard sul diritto di difesa, e vi sono state accuse circostanziate da parte di organizzazioni non governative sulla continuazione di esecuzioni extragiudiziali, come pure sul ricorso sistematico alla tortura o ai lavori forzati come pene inumane e degradanti;
l'esercizio della libertà di espressione in Corea del Nord e' costantemente impedito dalle autorità di governo, che limitano in modo molto stretto l'accesso anche ai nuovi strumenti di comunicazione quali internet;
l'accesso all'assistenza alimentare internazionale da parte della popolazione civile è stato ed è fonte di grande preoccupazione per le numerose limitazioni che vengono poste dalle autorità nordcoreane alle agenzie internazionali e alle ONG indipendenti, nell'operare all'interno del paese per monitorare la correttezza della distribuzione degli aiuti;
il 12 dicembre 2012, la Corea del Nord ha lanciato con successo un missile a lunga gittata che numerosi governi e istituzioni internazionali hanno considerato una aperta violazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, e non il lancio di un satellite per scopi civili come affermato dalle autorità coreane;
il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica democratica popolare di Corea ha descritto la situazione dei diritti umani come pessima nella sua relazione annuale 2010 al Consiglio «Diritti umani» dell'ONU e ha suggerito al consiglio di sicurezza di prendere in considerazione le violazioni dei diritti umani nella Repubblica democratica popolare di Corea istituendo una commissione di inchiesta per indagare sui crimini contro l'umanità commessi dal Governo nordcoreano;
il Governo della Repubblica democratica popolare di Corea nega il mandato del relatore speciale sulla situazione dei diritti umani nel Paese, ha negato a quest'ultimo anche l'accesso al Paese e si rifiuta di cooperare con gli altri meccanismi dei diritti umani delle Nazioni Unite, impegna il Governo: ad operare per chiedere, sia in sede bilaterale che in sede europea ed onusiana, alla Repubblica democratica popolare di Corea di porre immediatamente fine alle violazioni dei diritti umani in corso, che potrebbero equivalere a crimini contro l'umanità ed essere pertanto soggette alla giurisdizione penale internazionale;
a chiedere, sia in sede bilaterale che in sede europea e onusiana, alla Repubblica democratica popolare di Corea di porre fine alle esecuzioni pubbliche, anche attraverso una moratoria in vista dell'abolizione della pena di morte, come chiesto dalle Risoluzioni dell'Assemblea Generale dell'ONU approvate a partire dal 2007;
a sostenere l'operato del Relatore Speciale, incaricato dal Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite di accertare la situazione dei diritti umani in Corea del Nord, sottolineando, ove tale accertamento non fosse reso possibile, l'esigenza di istituire successivamente una commissione di inchiesta internazionale;
ad agire in sede bilaterale ed internazionale affinché le autorità nordcoreane garantiscano l'accesso nel paese delle organizzazioni internazionali, incluse le ONG, che si occupano dell'assistenza alimentare ed umanitaria, in modo da poter monitorare la distribuzione degli aiuti alla popolazione civile;
a favorire, in coordinamento con i Paesi Membri e le istituzioni dell'Unione Europea, anche in sede onusiana, i programmi internazionali di assistenza umanitaria a beneficio dei rifugiati nordcoreani sia attraverso l'UNHCR e le ONG che si occupano della loro sicurezza, sia attraverso il dialogo con la Repubblica Popolare cinese in termini franchi e costruttivi;
a chiedere, sia in sede bilaterale che in sede europea, che la Corea del Nord sospenda i programmi nucleari e militari, come previsto dalle risoluzioni approvate dal Consiglio di sicurezza dell'Onu e che indirizzi le ingenti risorse economiche necessarie per realizzare tali programmi per il sostentamento della popolazione civile più povera di quel paese;
a sostenere le organizzazioni non governative e gli attori della società civile che operano per creare contatti all'interno della Repubblica democratica popolare di Corea, al fine di incoraggiare i cambiamenti che conducono a un ambiente migliore per i diritti umani.
(8-00225) «Allasia, Mecacci, Pianetta, Tempestini, Galli, Brancher, Razzi, Renato Farina».