• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/19192 [Sulle politiche in materia d'immigrazione]



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-19192 presentata da MARCO BELTRANDI
mercoledì 19 dicembre 2012, seduta n.736
BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:

in Italia è diffusa la pratica dello sfruttamento del lavoro dei lavoratori migranti, in particolare quelli provenienti da paesi dell'Africa subsahariana, dell'Africa del Nord e dell'Asia, impiegati in lavori poco qualificati, spesso stagionali o temporanei, per lo più nel settore agricolo delle province di Latina e Caserta. La denuncia, molto circostanziata, è contenuta nel rapporto sullo sfruttamento dei lavoratori migranti nel settore agricolo italiano (Exploited labour: Migrant worker in Italy's agricultural sector). Il rapporto denuncia gravi forme di sfruttamento anche nell'edilizia, specie nell'Italia meridionale;

i lavoratori migranti impiegati in queste attività ricevono paghe inferiori di circa il 40 per cento, a parità di lavoro, rispetto al salario italiano minimo concordato tra le parti sociali e lavorano un maggior numero di ore. Le vittime dello sfruttamento del lavoro sono migranti africani e asiatici e, in alcuni casi, cittadini dell'Unione europea (soprattutto bulgari e rumeni) e cittadini di paesi dell'Europa orientale che non fanno parte dell'Unione europea (tra cui gli albanesi);

«Nell'ultimo decennio le autorità italiane hanno alimentato l'ansia dell'opinione pubblica sostenendo che la sicurezza del paese è minacciata da un'incontrollabile immigrazione "clandestina", giustificando in questo modo l'adozione di rigide misure che hanno posto i lavoratori migranti in una situazione legale precaria, rendendoli facili prede dello sfruttamento», spiega la ricercatrice autrice del rapporto;

«L'esito di tutto questo per i lavoratori migranti - spiega ancora l'autrice - consiste spesso in paghe ben al di sotto del salario concordato tra le parti sociali, riduzioni arbitrarie dei compensi, ritardato o mancato pagamento, lunghi orari di lavoro. Si tratta di un problema diffuso e sistematico»;

un altro fattore che incrementa il rischio di sfruttamento dei lavoratori migranti è il fatto che le quote di ingresso previste sono sempre insufficienti rispetto al reale bisogno di manodopera. Infatti, i datori di lavoro preferiscono assumere lavoratori già presenti in Italia a prescindere dalle quote d'ingresso fissate dal Governo. Alcuni lavoratori possono avere il permesso già scaduto mentre altri possono aver ottenuto il visto d'ingresso attraverso intermediari, ma non riescono poi a ottenere il permesso di soggiorno. In questo modo, molti lavoratori migranti finiscono per trovarsi senza documenti che ne attestino la presenza regolare in Italia e rischiano l'espulsione;

il reato di «ingresso e soggiorno illegale», introdotto dal Governo Berlusconi, è un altro elemento di criticità secondo Amnesty. Questo reato stigmatizza infatti i lavoratori migranti irregolari, alimenta la xenofobia e la discriminazione nei loro confronti. E soprattutto pone i lavoratori migranti nella condizione di non poter chiedere giustizia per salari inferiori a quanto concordato, per il mancato pagamento o per essere sottoposti a lunghi orari di lavoro. La prospettiva, per molti di loro, è che se denunciano lo sfruttamento vengono arrestati ed espulsi a causa del loro status irregolare. Si stima che in Italia vi sia circa mezzo milione di lavoratori migranti privi di documenti validi, ossia migranti «irregolari»;

«le autorità italiane - conclude la ricercatrice - dovrebbero modificare le politiche in materia d'immigrazione concentrandosi prima e soprattutto sui diritti dei lavoratori migranti, indipendentemente dal loro status migratorio, garantendo loro un efficace accesso alla giustizia, istituendo meccanismi sicuri e accessibili per i lavoratori migranti che intendono presentare esposti e denunce contro i datori di lavoro, senza timore di essere arrestati ed espulsi» -:

se i fatti narrati in premessa corrispondano al vero e, nell'eventualità positiva, se intendano modificare le politiche in materia d'immigrazione, come suggerito dai risultati a cui è pervenuta la ricerca citata. (4-19192)