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Atto a cui si riferisce:
C.4/12174 [Incentivare le testimonianze e garantire il rispetto della dignità dei testimoni di giustizia]



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata giovedì 13 dicembre 2012
nell'allegato B della seduta n. 734
All'Interrogazione 4-12174 presentata da
ANTONIO DI PIETRO
Risposta. - Nell'interrogazione in esame, l'interrogante pone all'attenzione di questa Amministrazione il problema dei «testimoni di giustizia» chiedendo, in particolare, se si intendono adottare provvedimenti per garantirne un adeguato reinserimento socio-lavorativo.
Al riguardo è opportuno ricordare, per prima cosa, che la figura del «testimone di giustizia» è stata introdotta nel nostro ordinamento giuridico dalla legge 13 febbraio 2001, n. 45, che prevede le condizioni e i presupposti di ammissibilità, nonché le misure di assistenza economica connesse ai riconoscimento di tale qualità.
Più nel dettaglio, tali ultime misure consistono in un'adeguata sistemazione alloggiativa, individuata, di norma, con l'assenso dei testimone di giustizia; la corresponsione di un assegno mensile di mantenimento, determinato in relazione al numero delle persone protette; il sostegno di spese per esigenze sanitarie, quando non sia possibile, per motivi di sicurezza, avvalersi delle strutture pubbliche; la garanzia di una assistenza legale all'interessato quale persona offesa dal reato e costituita parte civile nel procedimento in cui rende la testimonianza; la cosiddetta «capitalizzazione» del costo dell'assistenza, attuata mediante l'erogazione di una somma di denaro pari all'assegno di mantenimento fino ad un massimo di 10 anni (120 mensilità), in presenza di un concreto progetto di reinserimento lavorativo; la corresponsione di una somma a titolo di mancato guadagno, derivante dall'eventuale cessazione dell'attività lavorativa del testimone e dei familiari nella località di provenienza, sempre che essi non abbiano ricevuto, allo stesso titolo, un risarcimento dagli uffici del Commissariato antiracket e antiusura; il ricorso a mutui agevolati volti al reinserimento nella vita economica e sociale.
Si tratta di numerose misure previste espressamente dalla normativa o individuate dalla commissione centrale di cui all'articolo 10 della legge n. 82 del 1991 e dal Servizio centrale di Protezione in relazione alle esigenze dei testimoni di giustizia.
Dall'approvazione della legge 13 febbraio 2001, n. 45, si è molto lavorato sul terreno del reinserimento socio-lavorativo del testimone, nella consapevolezza che esso non può prescindere, così come prescrive la legge, dal tenore di vita e dal tipo di attività che ha preceduto l'ingresso nel programma di protezione.
Il discorso è relativamente più agevole quando il testimone, in precedenza, aveva svolto un lavoro autonomo, mentre presenta aspetti più problematici nelle ipotesi in cui l'attività antecedente alla deposizione era alle dipendenze dei privati. Ma anche da questo punto di vista si è lavorato per reinserire chi aveva questa condizione pregressa.
La trattazione dei singoli casi riguardanti i testimoni è avvenuta e avviene col coinvolgimento attivo degli stessi interessati.
Obiettivo primario, peraltro, è consentire, se il testimone lo desidera o lo chiede, la permanenza nel luogo di origine attraverso adeguate misure delle quali, in ogni caso, va verificata la possibilità di applicazione.
La commissione centrale ha sempre riservato massima attenzione e sensibilità nei confronti dei testimoni di giustizia ed è consapevole delle oggettive difficoltà incontrate nella fase di reinserimento sociale, e ciò a fronte di un'azione amministrativa che si dimostra sempre puntuale e rispettosa dei contenuti della legge sui testimoni di giustizia.
La continua crescita dei numero delle persone sottoposte al programma di protezione ha evidenziato, nel corso degli anni, aspetti di criticità del sistema tutorio.
Assicurare ai testimoni di giustizia un tenore di vita che, secondo le indicazioni della norma, non pregiudichi quello goduto prima dell'ingresso nel programma è oggetto di sforzi costanti.
In questa direzione si segnala la convenzione, sottoscritta tra il Dipartimento della pubblica sicurezza ed un istituto di credito, per consentire l'accesso a mutui per il reinserimento sociale: le forme di finanziamento previste sono sia il mutuo ipotecario per l'acquisto di immobili, sia il finanziamento chirografario per l'avvio di attività imprenditoriali autonome.
Il Ministero dell'interno è pienamente consapevole che sui testimoni il Governo gioca una partita difficile: quella della credibilità delle istituzioni nella lotta alla criminalità. La garanzia di un adeguato futuro ai testimoni e alle loro famiglie è un importante incentivo per gli altri cittadini a non avere remore o timori nel riferire quanto è a propria conoscenza alle forze dell'ordine e all'autorità giudiziaria al fine di contrastare e punire ogni fenomeno criminale. Pertanto, si assicura il massimo impegno e una costante attenzione di questa Amministrazione alle problematiche suesposte.

Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Carlo De Stefano.