• Testo ODG - ORDINE DEL GIORNO IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.9/05626/024 [Abbandonare il progetto dello stretto di Messina e destinare le risorse ad un piano straordinario di ammodernamento delle infrastrutture viarie calabresi e siciliane]



Atto Camera

Ordine del Giorno 9/05626/024presentato daMONAI Carlotesto diGiovedì 13 dicembre 2012, seduta n. 734

La Camera,
premesso che:
il decreto-legge n. 187 del 2012 fissa per il ponte sullo Stretto di Messina in due anni il termine per la verifica tecnica in sede CIPE del progetto definitivo e conferisce mandato alla società Stretto di Messina SpA per valutare se e a quali condizioni i mercati finanziari internazionali siano disponibili a finanziare l'opera;
è stato previsto addirittura, con quella che ad avviso dei firmatari del presente atto appare come una evidente forzatura del dettato costituzionale, l'inserimento (all'articolo 34-decies) di un intero e diverso disegno di legge, in questo caso di conversione del decreto legge 2 novembre 2012, n. 187, riguardante la ridefinizione dei rapporti contrattuali con la società Stretto di Messina SpA. Invece di provvedere alla definitiva e rapida conclusione della vicenda progettuale riguardante il collegamento stabile con la Sicilia, si provvede a dilazionare per un ulteriore periodo le verifiche tecniche sul progetto definitivo e sulla bancabilità dell'opera, notoriamente ritenuta non sostenibile né sotto il profilo ambientale né dal punto di vista economico-finanziario. Questo avviene, tra l'altro, senza che sia assicurata la dovuta trasparenza sugli atti convenzionali e contrattuali esistenti, sulle comunicazioni conseguenti, nonché in mancanza di previa verifica della coerenza delle procedure con le norme comunitarie di settore;
in sostanza, si concedono alla Stretto di Messina SpA altri due anni per verificare la finanziabilità dell'opera, di modo che la decisione definitiva, se fare o meno il ponte, sia rinviata al prossimo Governo, mentre nel frattempo si avvieranno opere per 250 milioni di euro. È evidente come sarebbe stata necessaria ed urgente, data anche la situazione di finanza pubblica, la bocciatura del progetto definitivo e non la mera proroga;
si pensava che il progetto del ponte fosse un capitolo finito e fosse chiaro che il progetto era insostenibile e irrealizzabile, e con l'avvento del Governo Monti si poteva auspicare che l'addio al ponte fosse davvero definitivo. Pur convenendo sul fatto che il ponte sullo Stretto di Messina (8,5 miliardi di euro di costo stimato) non costituisce una priorità e nonostante il fatto che già 1,6 miliardi di finanziamenti a valere sui fondi FAS siano stati revocati nella seduta CIPE del 20 gennaio 2012, il Governo, con il decreto-legge n. 187, ha scelto di non mettere la parola fine alla vicenda della maxi-infrastruttura ereditata dal Governo Berlusconi;
ad oggi, dopo 9 anni, la procedura di VIA (valutazione di impatto ambientale) è ancora in atto senza che la concessionaria pubblica, prima, e poi il generai contractor, Eurolink, siano riusciti a dimostrare la sostenibilità ambientale dell'opera e senza che si sia mai registrato un interesse concreto da parte di un qualsivoglia grande investitore privato alla bancabilità dell'intervento;
nelle disposizioni in materia contenute nel provvedimento in esame, sono molte le criticità rinvenibili, in quanto le norme non risultano essere chiare su molti punti che andrebbero dunque meglio precisati se si vuole evitare che con il passare del tempo lo Stato si carichi di altri gravosi oneri, oltre a quelli già sostenuti per il progetto di un'opera, come già detto, irrealizzabile tecnicamente e non sostenibile dal punto di vista economico-finanziario, sociale ed ambientale:- al comma 1 dell'articolo 34-decies si dispone la stipula dell'atto aggiuntivo al contratto vigente, configurandola quale obbligo per la concessionaria e per il contraente generale, facendo venire meno il principio dell'accordo tra le parti che sottostà alla stipula di un atto bilaterale. Si afferma che entro 60 giorni dalla stipula dell'atto aggiuntivo la Stretto di Messina SpA dovrà presentare al CIPE i piani economico-finanziari ai fini di un esame del progetto definitivo. Il problema è che non si stabilisce il termine ultimo per la conclusione dell'esame, da cui però si fanno decorrere i termini di sospensione e, conseguentemente, gli effetti di caducazione. Ci si può chiedere come sia possibile determinare per legge la caducazione degli effetti dei contratti;
ai sensi del comma 2, sempre dello stesso articolo, si consente al CIPE di operare singole valutazioni anche su autonome parti progettuali. Tale disposizione va letta alla luce di quanto successivamente disposto al comma 6, in cui si stabilisce a favore della Stretto di Messina SpA, in caso di mancata realizzazione del ponte, una autorizzazione ex-lege ad eseguire lavori infrastrutturali ricompresi nel progetto definitivo. Tali lavori dovrebbero essere realizzati a carico del bilancio dello Stato. Ebbene, i presentatori del presente atto ritengono che non si possa lasciare che la Stretto di Messina SpA, finanziata negli anni in maniera massiccia con costi di gestione via via crescenti, continui ad operare dal momento in cui, esclusa la realizzabilità dell'opera principale, la sua ragione d'essere viene meno. A ciò occorre aggiungere che la disposizione entra in conflitto con la clausola del bando di gara d'appalto, che espressamente esclude la divisione in lotti del progetto e dei lavori;
successivamente, al comma 3, si parla genericamente di esito della valutazione senza specificare che il concessionario potrà procedere alla ricerca del finanziamento dell'opera solamente in caso di positiva valutazione in linea tecnica del progetto definitivo da parte del CIPE. In caso di esito negativo dell'esame operato dal CIPE, vengono meno tutti gli atti che regolano i rapporti di concessione, le convenzioni ed ogni altro rapporto contrattuale stipulato dalla società concessionaria, con l'effetto del riconoscimento del solo indennizzo costituito dal pagamento delle prestazioni progettuali contrattualmente previste e direttamente eseguite, aumentato del 10 per cento. L'effetto si determina decorsi 540 giorni dal completamento dell'esame del progetto in linea tecnica, per il quale però non è fissato un termine, con il rischio che tale esito caducatorio non si verifichi mai;
in merito al comma 4 che dispone la sospensione di tutti gli effetti dei contratti stipulati dalla società Stretto di Messina SpA con il generai contractor e degli adeguamenti economici eventualmente previsti, non si può non notare una radicale differenza tra quanto fissato nel decreto e quanto si afferma nella relazione all'originario disegno di legge (Atto Senato n. 3556). Nella relazione, infatti, si legge che i 540 giorni per l'approvazione del progetto definitivo da parte del CIPE si calcolano a decorrere dal 2 novembre 2012, data di entrata in vigore del decreto- legge n. 187; viceversa, secondo la formulazione del decreto-legge, i 540 giorni decorrerebbero dal completamento dell'esame del progetto in linea tecnica, la cui data non è fissata: il dato, quindi, rimane mobile e variabile. La differenza quindi è notevole. Non si può fissare un termine così ampio che, tra l'altro, poteva apparire giustificato nel 2006 (anno della stipulazione del primo contratto), quando ancora non vi erano elementi per consentire al CIPE di decidere in merito all'approvazione del progetto definitivo, ma non oggi. Per procedere all'esame al CIPE è necessario il completamento della procedura di VIA; ebbene, l'articolo 166 del decreto legislativo n. 163 del 2006 stabilisce che dal momento della trasmissione del progetto definitivo per l'approvazione del CIPE debbano passare complessivamente 165 giorni. Se si considera che è passato più di un anno dall'inizio della procedura integrativa della VIA sul progetto definitivo, sembra francamente inaccettabile stabilire un arco temporale così lungo;
è evidente che il Governo sia già in possesso di tutti gli elementi per valutare come questa opera debba essere bocciata definitivamente e abbandonata. Le criticità sono di tipo economico e tecnico. Siamo di fronte ad una infrastruttura che ha un costo ingiustificato di 8,5 miliardi di euro, più del doppio di quello con cui il general contractor Eurolink, capeggiato da Impregilo, ha vinto la gara (3,9 miliardi di euro). Dal punto di vista tecnico, si tratterebbe di costruire, in una delle aree a più alto elevato rischio sismico del Mediterraneo, un ponte sospeso ad unica campata di 3,3 chilometri di lunghezza, sorretto da torri alte circa 400 metri, il cui progetto definitivo presenta, come già richiamato, gravi carenze tecniche;
inoltre, la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina continua a sollevare, a livello europeo, fortissimi dubbi, come si evince dalle parole di Desirée Oen, consigliere del Commissario europeo ai trasporti, che ha definito le notizie sulla realizzazione del ponte «confuse e contraddittorie»;
sorgono quesiti legittimi: è su un progetto del genere che vogliamo investire? È questo il progetto che vogliamo portare avanti per altri due anni? Anni durante i quali non è detto che non si continuino a spendere soldi e a gettare le scarse risorse di cui disponiamo? Tenere in piedi il progetto del ponte significa continuare a pagare studi e costruire inutili opere di collegamento ad un'opera che mai verrà costruita, mentre queste energie potrebbero essere investite, in altre attività, quali, ad esempio, quelle volte alla necessità di intervenire sul fronte del dissesto idrogeologico;
la spesa dello Stato per il ponte sullo Stretto, a parte ogni altra considerazione, porterà a rinunciare alla realizzazione di opere ben più importanti e urgenti:
a) ferroviarie: dal potenziamento e collegamento della rete tirrenica con Taranto e Bari, dal potenziamento dei collegamenti tra Catania, Messina e Palermo, all'adeguamento di linee vecchissime come la Palermo-Agrigento e la Ragusa-Catania;
b) portuali: con il rafforzamento dei collegamenti e delle strutture nelle aree portuali di Messina, Palermo, Trapani, Catania, Villa San Giovanni, Gioia Tauro e Taranto;
c) stradali: dall'adeguamento della Statale Jonica al completamento dei collegamenti alla A3 in Calabria, dal completamento della Palermo-Messina, all'adeguamento dei collegamenti tra Catania, Siracusa e Gela;
la vera priorità è dunque la realizzazione di un sistema infrastrutturale centrato sul porto di Gioia Tauro e sul sistema portuale ad esso collegato: a tal fine è necessario sciogliere la società stretto di Messina e destinare le risorse ad un piano straordinario di ammodernamento delle infrastrutture viarie calabresi e siciliane,

impegna il Governo

a prendere le opportune iniziative volte ad abbandonare definitivamente il progetto del ponte sullo Stretto di Messina, puntando invece su un sistema infrastrutturale articolato come richiamato in premessa.
9/5626/24. Monai, Messina, Borghesi, Cimadoro, Barbato.