• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/01068 [Iniziative per l'insegnamento della lingua latina nelle scuole secondarie di primo grado]



Atto Camera

Risoluzione in Commissione 7-01068 presentata da ELENA CENTEMERO
giovedì 13 dicembre 2012, seduta n.734
La VII Commissione,

premesso che:

similmente ad altri idiomi, la lingua italiana costituisce elemento di identità e di aggregazione nazionale. Essa è frutto di secoli di trasformazioni ed interazioni con le lingue dei gruppi umani che nel corso della storia hanno dimorato nella nostra penisola. In particolare, nel gergo in uso presso gli esperti di linguistica, la lingua italiana è definita con gli aggettivi «romanza» o «neolatina», a dimostrazione del fatto che nella sua caratterizzazione attuale essa discende direttamente dal latino volgare, parlato dal popolo;

per quanto nell'opinione generale predomini la convinzione che il latino sia una «lingua morta», è di tutta evidenza quanto la lingua italiana sia permeata dalla tradizione latina che la sorregge. Le terminologie medico-scientifica e giuridica, le dotte citazioni del nostro patrimonio letterario, talune espressioni che costantemente vengono veicolate dai moderni mezzi di comunicazione e persino il linguaggio quotidiano, attingono ad essa;

partendo da queste considerazioni e osservando l'organizzazione del sistema scolastico italiano, si arriva tuttavia alla conclusione che il tempo riservato allo studio della lingua latina nelle nostre scuole sia esiguo: attualmente, infatti, essa è prevista come disciplina curriculare solamente negli indirizzi classico-umanistici delle scuole secondarie di secondo grado. Nelle scuole secondarie di primo grado, invece, accade che solo alcuni istituti scolastici riservino al latino qualche frammento dell'orario settimanale e comunque solo allo scopo di preparare quegli studenti che intendono proseguire il loro percorso formativo optando per gli indirizzi superiori umanistici;

uno studio limitato e poco organico del latino rischia di generare conseguenze rovinose per il patrimonio culturale del nostro Paese e per la formazione dei nostri giovani;

considerate le premesse sul rapporto di discendenza dell'italiano dal latino, appare di tutta evidenza che per apprendere le logiche e le regole della grammatica italiana non si può prescindere dalla conoscenza di quelle della grammatica latina. Applicando lo stesso criterio, lo studente iniziato al latino è inevitabilmente portato ad avere un bagaglio lessicale più ampio e ad esprimersi meglio;

l'importanza dello studio della lingua latina è riscontrabile anche sotto il profilo sociale. Infatti in un momento di grave disarticolazione culturale e linguistica come quello attuale, caratterizzato dall'uso diffuso di slang e da preoccupanti lacune lessicali riscontrabili anche a livello universitario, la riscoperta e la valorizzazione dell'impostazione della «lingua dei padri», che è basata su un'organizzazione logica dell'uso dei tempi e dei modi verbali favorirebbe certamente la maturazione nei giovani di quelle precondizioni necessarie per poter organizzare la loro struttura mentale e quindi anche il loro futuro;

sempre sotto il profilo sociale a ciò si aggiunga che un latino riservato solo a pochi studenti potrebbe produrre un pericoloso effetto di discriminazione sociale, dando l'idea della separazione degli studenti tra comunità elitaria e grande massa;

è pacifico il fatto che il compito precipuo delle istituzioni scolastiche sia quello di formare la società,
impegna il Governo
a porre in essere le iniziative di propria competenza perché lo studio della lingua latina torni a far parte del curriculum delle scuole secondarie di primo grado almeno nella misura di un'ora settimanale.

(7-01068)«Centemero, Pagano».