• Testo ODG - ORDINE DEL GIORNO IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
S.0/03585/001/ ... [Adeguare il Patto di Stabilità concordato con la Regione Autonoma della Sardegna alle entità finanziarie previste nella legge di stabilità 2013]



Atto Senato

Ordine del Giorno 0/3585/1/01 presentato da FRANCESCO SANNA
giovedì 6 dicembre 2012, seduta n. 469

La Commissione affari costituzionali,
premesso che:
la legge recante l'assestamento del Bilancio dello Stato 2012, al Capitolo 2790 dello Stato di Previsione del Ministero dell'economia e delle finanze concernente "Devoluzione alle Regioni a Statuto Speciale del gettito di entrate erariali ad esse spettanti in quota fissa e variabile", punto 2, nella voce relativa alla Regione Sardegna, modifica il Bilancio di previsione del 2012 andando oltre le variazioni in dipendenza di atti amministrativi intervenuti nel corso dell'anno poiché, nella gestione di competenza, attribuisce alla stessa 1.383 milioni e nella gestione di cassa 1.009 milioni in più rispetto agli stanziamenti assegnati alla Regione Sardegna per la stessa voce nel 2011;
tali stanziamenti sia per la competenza sia per la cassa sono finalizzati ad attribuire alla Regione le entrate previste dal nuovo ordinamento finanziario di cui all'articolo 8 della legge costituzionale n. 3 del 1948, come modificato dall'articolo 1, comma 834, della legge n. 296 del 2006; in particolare, essi si riferiscono a debiti maturati dallo Stato nei confronti della Regione Sardegna per le annualità 2010, 2011 e 2012;
questa disposizione riconosce il diritto della Regione all'attribuzione delle entrate previste dal nuovo ordinamento finanziario, diritto che avrebbe dovuto essere riconosciuto già a partire dal 2010 ma rimasto sino ad allora inattuato;
il mancato adeguamento del bilancio statale era sempre stato motivato, così risulta dalle risposte date dal Governo ai numerosi atti di sindacato ispettivo svolti in Parlamento, con le difficoltà intervenute nella esatta quantificazione delle spettanze e con la mancata approvazione di norme di attuazione del nuovo ordinamento finanziario che individuassero i criteri per la determinazione a regime delle stesse. Tale mancato adeguamento, inoltre, non ha consentito di dar seguito alla richiesta della Regione Sardegna - in considerazione dell'aumento del livello di entrate conseguente alla modifica statutaria - di ottenere un parallelo innalzamento del tetto di spesa stabilito dal Patto di Stabilità interno, tuttora facente riferimento ai livelli di spesa del 2005;
tale scenario di riferimento dovrebbe essere parzialmente superato alla luce di due pronunce della Corte costituzionale intervenute nel primo semestre del 2012 che assumono che la riforma delle entrate debba ritenersi a regime dal 1° gennaio 2010, con ogni conseguenza che si è autorizzati a trarre sul piano delle quantificazioni delle fonti di entrata, cosi come determinato con legge regionale, sul conseguente credito maturato in favore della Regione Sardegna e sulle regole da porre a fondamento del Patto di Stabilità;
la Corte costituzionale, infatti, con la prima sentenza, la n. 99 del 20 aprile 2012, ha ritenuto inammissibile il ricorso dello Stato circa la possibilità della Regione di iscrivere nel proprio bilancio di previsione "in assenza dell'adeguamento delle relative norme di attuazione (...) gli accertamenti delle compartecipazioni regionali ai tributi erariali (...) effettuati anche sulla base degli indicatori disponibili, relativi ai gettiti tributari". La Corte ha spiegato che il ricorrente, cioè il Governo, "omette di argomentare le ragioni per le quali alla Regione non dovrebbe spettare il potere di quantificare l'ammontare delle compartecipazioni ai tributi erariali al fine di redigere il bilancio di previsione (...) Neppure il ricorrente spiega quali norme di attuazione si renderebbero necessarie per dare applicazione al nuovo art. 8 dello statuto, che determina la quota di tributi da trasferire alla Regione in riferimento a ciascuna amministrazione";
con la seconda sentenza, la n. 118 del 7 maggio 2012, la Corte, nel dichiarare la inammissibilità del conflitto di attribuzione promosso dalla Regione Sardegna sul Patto di stabilità interno (nello specifico, il conflitto era volto a conseguire l'annullamento della nota del MEF datata 7 giugno 2011, avente ad oggetto il Patto di stabilità interno per il 2011 - proposta di accordo per la Regione Sardegna, con la quale si respingeva la proposta di accordo presentata dalla Regione Sardegna), rappresentava alcuni importanti motivazioni circa la necessità di revisione del Patto di Stabilità interno. In particolare la Corte precisava che il contenuto dell'accordo sul Patto di Stabilità tra Stato e Regione deve essere "compatibile con il rispetto degli obiettivi del Patto (...) contemporaneamente deve essere conforme e congruente con le norme statutarie della Regione, ed in particolare, con l'articolo 8 dello Statuto modificato dall'articolo 1 ,comma 834 della legge 27 dicembre 2006, n. 296. Ne consegue che l'equilibrio di bilancio (...) non potrà che realizzarsi all'interno dello spazio delimitato, in modo compensativo, dalle maggiore risorse regionali risultanti dalla entrata in vigore dell'art. 8 dello statuto (...)"
impegna il Governo:
ad adeguare il Patto di Stabilità concordato con la Regione Autonoma della Sardegna alle entità finanziarie previste nella legge di stabilità 2013 e agli stanziamenti previsti nel corrispondente capitolo di compartecipazione al gettito di entrate erariali dello Stato, così come determinati dal regime previsto dal nuovo ordinamento finanziario di cui all'art. 8 della legge costituzionale n. 3 del 1948 come modificato dall'articolo 1, comma 834, della legge n. 296 del 2006, secondo l'interpretazione adeguata a Costituzione enunciata nella sentenza n. 118 del 7 maggio 2012.
(0/3585/1/1/Tab. 2)
SANNA, SARO, DIVINA