• Testo ODG - ORDINE DEL GIORNO IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
S.0/03584/002/ ... [Avviare una seria ed efficace politica di prevenzione del rischio idrogeologico]



Atto Senato

Ordine del Giorno 0/3584/2/13 presentato da FRANCESCO FERRANTE
mercoledì 5 dicembre 2012, seduta n. 395

La 13ª Commissione permanente, in sede di esame del disegno di legge di stabilità per il 2013,
premesso che:
il dissesto idrogeologico rappresentauna delle principali emergenze del Paese ed è legato alla particolare conformazione geologica del territorio, alla fragile e mutevole natura dei suoli, all'acuirsi delle variazioni climatiche estreme ed all'aumento, per frequenza ed intensità, degli eventi calamitosi;
la pericolosità e i danni diffusi si manifestano, peraltro, anche a seguito di eventi non particolarmente intensi ma localizzati in aree la cui crescita urbanistica è stata tanto veloce e intensa, quanto disordinata e priva di una corretta pianificazione; l'ultimo episodio particolarmente intenso si è verificato di recente con forti ed estesi temporali sulla Liguria, Toscana, Umbria, Triveneto e Alto Lazio: gli effetti sul territorio sono stati devastanti, con cinque vittime e ingenti danni, la cui quantificazione non è stata ancora definitivamente accertata;
secondo l'Ordine nazionale dei geologi, negli ultimi 60 anni gli eventi naturali a carattere disastroso sono stati ben 3362 e sono collegabili principalmente a fenomeni come improvvise inondazioni, frane di tutti i tipi e di tutte le dimensioni, colate di fango e detriti; inoltre la spesa complessiva sostenuta fino ad ora, attualizzata al 2012, è di quasi 60 miliardi di euro, con la particolarità che fino al 1990 la spesa media annuale era di 750 milioni di euro mentre negli ultimi 20 anni la spesa annuale media ammonta ad oltre 1,1 miliardi di euro;
come è noto il fabbisogno necessario per la realizzazione degli interventi di prevenzione e di sistemazione complessiva delle situazioni di dissesto del territorio nazionale ammonta a 44 miliardi di euro, di cui 27 per l'area del Centro-Nord, 13 per il Mezzogiorno e 4 per il patrimonio costiero;
purtroppo, nonostante i buoni propositi e gli impegni assunti dal Governo a seguito di atti di indirizzo parlamentare, negli ultimi dieci anni il trend delle risorse stanziate, a vario titolo, per una politica di prevenzione del rischio idrogeologico, sono costantemente diminuite; gli stanziamenti della legge finanziaria 2003 per la difesa del suolo ammontavano a circa 550 milioni di euro; nel 2007 sono diventati 261 milioni di euro, per poi precipitare agli appena 41 milioni di euro dell'attuale bilancio di previsione per il 2013;
lo stesso Governo, durante l'informativa del novembre 2012 al Parlamento, sui recenti eventi alluvionali, ha sottolineato l'esigenza di affrontare con maggiore impegno la problematica relativa all'elevato rischio idrogeologico e ha affermato l'intenzione di accelerare le procedure di realizzazione degli interventi relativi al Piano idrogeologico, mettendo in opera o cominciando a porre in opera gli accordi di programma realizzati con le regioni e sforzandosi di assicurare agli stessi le risorse finanziarie, che è stato possibile mettere a disposizione;
il Governo ha altresì comunicato che è in corso di elaborazione il Piano nazionale per l'adattamento ai cambiamenti climatici, richiesto dall'Europa a ciascuno Stato, in particolare aggiornando le norme urbanistiche in materia di uso del territorio, con il divieto di procedure di condono edilizio, obbligando gli enti pubblici e i privati alla manutenzione dei boschi e dei corsi d'acqua, prevedendo la concessione in uso a imprese cooperative di giovani di terreni abbandonati situati nelle zone vulnerabili al rischio idrogeologico e al rischio di incendio per la loro valorizzazione e manutenzione, prevedendo l'istituzione di un fondo rotativo presso la Cassa depositi e prestiti finalizzato al credito a basso tasso di interesse alle imprese e ai soggetti privati per la realizzazione di progetti che concorrono all'attuazione del Piano, alimentato con il prelievo dello 0,5 per cento dell'accisa applicata ai carburanti;
il Governo infine si è già impegnato - durante l'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 7 agosto 2012, n. 129, recante disposizioni urgenti per il risanamento ambientale e la riqualificazione del territorio della città di Taranto - a reintegrare con urgenza i capitoli di bilancio dello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare per interventi contro il rischio idrogeologico nonché a predisporre un dettagliato resoconto dei flussi di spesa e delle modalità di impiego dei fondi di propria competenza per la realizzazione degli interventi avviati o realizzati per la difesa del suolo, in particolare degli accordi di programma sottoscritti con le Regioni ai sensi della legge n. 191 del 2009, al fine di valutarne l'efficacia e rimuovere le cause dei ritardi nell'utilizzo delle risorse;
l'esame presso la Camera dei deputati ha migliorato la composizione della manovra di bilancio anche per quel che riguarda le risorse per fronteggiare le emergenze degli ultimi eventi alluvionali e il rifinanziamento del fondo di protezione civile per sostenere interventi di ripristino e di tutela connessi a calamità naturali degli anni passati;
con il decreto-legge n. 59 del 2012 di riordino della protezione civile sono state, in realtà, già inserite in maniera strutturale nell'ordinamento giuridico nazionale misure di deroga al patto di stabilità interno per interventi realizzati direttamente dai comuni e dalle province in relazione a eventi calamitosi. Infatti, l'articolo 31, commi 8-bis e 8-ter della legge 12 novembre 2011, n. 183, dispone l'esclusione dal saldo rilevante ai fini del rispetto del Patto delle spese per interventi realizzati direttamente dai comuni e dalle province in relazione a eventi calamitosi in seguito ai quali sia stato deliberato dal Consiglio dei ministri lo stato di emergenza, effettuati nell'esercizio finanziario in cui è avvenuta la calamità e nei due esercizi finanziari successivi;
la norma che è volta a consentire ai comuni danneggiati da eventi calamitosi di effettuare maggiori spese in deroga alle regole del patto finanziate con risorse proprie, sconta tuttavia un grosso limite perché si prevede che l'esclusione di dette risorse dal patto di stabilità sia stabilita mediante legge a valere sul Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti dalla legislazione vigente di cui all'articolo 6, comma 2, del decreto-legge n. 154 del 2008;

impegna il Governo

ad individuare le risorse necessarie per avviare una seria ed efficace politica di prevenzione del rischio idrogeologico, anche attraverso l'istituzione di un fondo strutturale, provvisto di adeguato finanziamento annuale, in modo da rendere possibile l'avvio di una programmazione e pianificazione degli interventi per la prevenzione del rischio idrogeologico e la manutenzione del territorio, anche attraverso la predisposizione di strumenti come il Piano nazionale per l'adattamento ai cambiamenti climatici, già annunciato dal Governo;
ad assumere iniziative atte a rivedere il meccanismo di cui all'articolo 31, commi 8-bis ed 8-ter, della legge 12 novembre 2011, n. 183, disponendo l'esclusione automatica, entro un limite massimo di spesa annuale da individuare nella medesima legge n. 183 del 2011, dal patto di stabilità interno delle spese per interventi realizzati direttamente dai comuni e dalle province con risorse proprie in relazione a eventi calamitosi in seguito ai quali sia stato deliberato dal Consiglio dei ministri lo stato di emergenza;
ad adottare ulteriori iniziative normative volte a prevedere, per l'anno 2013, entro un limite di spesa massimo compatibile con i vincoli di bilancio, l'esclusione dal patto di stabilità interno delle spese per interventi realizzati direttamente dai comuni e dalle province con risorse proprie in relazione a eventi calamitosi."
(0/3584/2/13)
FERRANTE, MOLINARI, ORSI, VINCENZO DE LUCA, DI GIOVAN PAOLO, MAZZUCONI, MONACO