• Testo ODG - ORDINE DEL GIORNO IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
S.0/03584/001/ ... [Elaborare ed avviare un piano complessivo di bonifiche e recupero delle aree contaminate]



Atto Senato

Ordine del Giorno 0/3584/1/13 presentato da FRANCESCO FERRANTE
mercoledì 5 dicembre 2012, seduta n. 395

La 13ª Commissione permanente, in sede di esame del disegno di legge di stabilità per il 2013,
premesso che:
la gestione dei siti contaminati costituisce uno dei più delicati problemi ambientali da affrontare; la contaminazione del suolo derivante da attività industriali, stoccaggio di rifiuti, attività minerarie, perdite da serbatoi e linee di trasporto degli idrocarburi è una pericolosa minaccia per la salute delle popolazioni che vivono in prossimità delle zone interessate;
la presenza di sostanze potenzialmente pericolose nel suolo, sottosuolo, nei sedimenti e nelle acque sotterranee rappresenta un rischio per l'ambiente e gli ecosistemi;
ruolo di primo piano, nella gestione dei procedimenti di un bonifica dei siti di interesse nazionale, è svolto dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, a cui è affidato il ruolo di responsabile dei procedimenti di bonifica;
la gestione di tali procedimenti è particolarmente complessa, in quanto in ciascuna delle 57 aree perimetrate di interesse nazionale ricadono proprietà di diversi soggetti (pubblici e privati) e le attività hanno ricadute socio-economiche e politiche molto rilevanti che spesso rallentano e ostacolano l'avvio degli interventi;
il territorio interessato, per estensione dei siti, per numero di aziende e per realtà sociali coinvolte, è estremamente ampio;
i tempi necessari per avviare e concludere tutti i procedimenti di bonifica di cui ha bisogno il paese sono evidentemente lunghi, ma è altresì doveroso investire risorse ed energie sin da subito proprio per evitare un'eccessiva dilatazione dei tempi;
è necessario individuare modalità di azione che permettano di superare le difficoltà incontrate fino ad ora, al fine di risolvere anche i numerosi contenziosi sorti a causa dell'attribuzione delle responsabilità dell'inquinamento e degli oneri di bonifica;
la lentezza con cui si sta procedendo danneggia inevitabilmente l'intero sistema produttivo, aggravando una difficile situazione causata dalla contingenza economica, ed è necessario ed urgente da un lato snellire le procedure amministrative e gli adempimenti e dall'altro garantire un efficace rafforzamento del sistema dei controlli ambientali e del regime sanzionatorio;
i 57 siti di interesse nazionale comprendono le aree maggiormente inquinate d'Italia: tra queste i petrolchimici di Porto Marghera, Brindisi, Priolo, Gela, Taranto, le aree industriali di Pioltello Rodano, Bagnoli-Coroglio, Sassuolo, Fidenza, Crotone, Trieste, Massa Carrara, Piombino, Livorno, Serravalle Scrivia, bacino del fiume Sacco, litorale domizio-flegreo e agro aversano; vi sono, inoltre, aree di particolare interesse naturalistico e paesaggistico, che hanno subito fenomeni di contaminazione quali il Lago Maggiore (sito di Pieve Vergente), le lagune di Grado e Marano, Venezia e Orbetello; spesso le problematiche relative all'inquinamento delle matrici ambientali (suolo, acque sotterranee e superficiali, sedimenti) sono strettamente correlate all'insorgenza di problematiche sanitarie;
il Governo ha riconosciuto l'enorme criticità del settore delle bonifiche, in parte dovuta all'inadeguata definizione degli obiettivi della bonifica, spesso non correlati alla successiva destinazione, civile o industriale, dei siti e alla dimensione della perimetrazione dei siti stessi, determinata in alcuni casi non in relazione alle reali necessità ambientali, con conseguente avvio di contenziosi e insufficienza delle risorse disponibili;
il Governo ha altresì riconosciuto l'assoluta insufficienza delle risorse finanziarie destinate alle bonifiche e ha affermato l'esigenza di elaborare un Piano nazionale delle bonifiche, in cui sarà definito il cronoprogramma delle attività ed il quadro delle risorse economiche da impegnare su base pluriennale;
numerose sono le aree di interesse nazionale la cui bonifica stenta ad avviarsi, sia per questioni tecniche, spesso legate all'interpretazione della normativa, sia per insufficienza di finanziamenti dedicati a queste aree, sia per pericoli legati allo stato dell'ambiente, con eventuali ripercussioni sanitarie, sia per eventuali processi di reindustrializzazione che necessitano di interventi immediati e risolutivi;
per quanto riguarda le risorse che sono state sottratte ai fondi destinati al grande tema delle bonifiche relativamente ai siti di interesse nazionale, bisogna rilevare come ormai da diversi anni, sin dalla definizione di questi siti, ci si trova in presenza di diversi studi, di numerosi approfondimenti, ma purtroppo pochissimi territori sono stati restituiti nelle condizioni iniziali o in condizioni tali da attivare dei processi di reindustrializzazione;
le politiche di bonifica dei siti industriali non rappresentano un aggravio dei conti pubblici, bensì un'opportunità importante per rilanciare la nostra economia attraverso un'opera davvero utile come la messa in sicurezza ambientale del territorio e la tutela della salute dei cittadini;
secondo quanto stabilito dalla delibera CIPE n.166 del 2007 - nell'ambito del quadro strategico nazionale 2007-2013 - le risorse da ripartire negli interventi di bonifica sarebbero dovute ammontare a 3.009 milioni di euro, a valere sul fondo aree sottosviluppate, ma le risorse che erano state stanziate in precedenza sono state completamente cancellate con la delibera CIPE del 6 marzo 2009, lasciando un generico conferimento dei fondi Fas;
le scelte adottate a livello governativo appaiono anche in contrasto con i principi sanciti dall'articolo 252-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006, che prevede percorsi accelerati per interventi di bonifica e reindustrializzazione con prodotti e processi ecosostenibili;

impegna il Governo

ad individuare le risorse che permettano di elaborare ed avviare un piano complessivo di bonifiche e recupero delle aree contaminate e a concordare con le Regioni lo svincolo delle aree dei siti di interesse nazionale (SIN) di interesse regionale;
a semplificare i percorsi amministrativi, garantendo un controllo delle procedure di bonifica e messa in sicurezza ove esistano attività produttive in essere e a facilitare le condizioni, anche attraverso appositi incentivi, perché i terreni contaminati nelle aree dei SIN possano ospitare impianti a fonti rinnovabili."
(0/3584/1/13)
FERRANTE, MOLINARI, ORSI, VINCENZO DE LUCA, DI GIOVAN PAOLO, MAZZUCONI, MONACO