• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/08800 [Contratti di locazione del patrimonio immobiliare degli enti previdenziali]



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-08800 presentata da DOMENICO GRAMAZIO
martedì 4 dicembre 2012, seduta n.847

GRAMAZIO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

la Costituzione sancisce, in particolare con gli articoli 42 e 47, il diritto alla casa e l'accesso facilitato alla proprietà della stessa;

il notevole calo del potere d'acquisto degli stipendi degli italiani, dovuto a fattori tanto interni quanto esterni, causa gravi difficoltà nella gestione economica delle famiglie, con il conseguente aumento dei "nuovi poveri";

l'oggettiva mancanza di edilizia economica e popolare rende più carente e critica l'offerta del mercato immobiliare e la reperibilità di immobili destinati ai meno abbienti, fenomeno questo ancora più evidente in città con elevato numero di abitanti, quali la città di Roma;

anche la Corte dei conti, nel corso dell'audizione presso la Commissione parlamentare di controllo sull'attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale nella seduta del 20 giugno 2012, ha rilevato che, nell'attuale congiuntura economica, il crollo del mercato immobiliare (pari al 20 per cento nel primo trimestre del 2012) peserà irrimediabilmente anche sul processo di dismissioni immobiliari degli enti previdenziali;

a Roma gli enti previdenziali e pubblici possiedono un notevole patrimonio immobiliare che interessa circa 40.000 famiglie;

il decreto legislativo n. 509 del 1994 ha trasformato in persone giuridiche private gli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza ed assistenza ed in relazione a tale processo di privatizzazione la giurisprudenza costituzionale ha sancito che l'organizzazione giuridica della previdenza sociale, pur presentando una sensibile varietà di sistemi, comunque conserva la prevista contribuzione obbligatoria;

il decreto legislativo n. 104 del 1996 ha previsto che gli enti previdenziali pubblici potessero procedere alla dismissione degli immobili di loro proprietà secondo dettagliati piani di alienazione e specifici criteri per la vendita;

la maggior parte degli immobili di proprietà degli enti risale agli anni '70 e solo in minima parte è costituita da immobili di pregio; in ogni caso le manutenzioni straordinarie e quelle atte al miglioramento degli immobili ed alla loro buona conservazione non sarebbero quasi mai state eseguite con il conseguente evidente depauperamento del patrimonio stesso;

considerato che a quanto risulta all'interrogante:

alcuni enti privatizzati non hanno aggiornato il canone di locazione al momento del rinnovo contrattuale giunto a scadenza naturale ed oggi pretendono, tenendo conto non solo della percentuale Istat ma anche di una rivalutazione non oggettiva degli immobili, un rimborso retroattivo che in alcuni casi risalirebbe a più di 7 anni; inoltre l'assenza di obblighi di locazione ed alienazione degli immobili a tariffe calmierate ha prodotto, all'atto di rinnovo contrattuale, un aumento dei canoni di locazione dall'80 al 100 per cento con conseguenti rischi di sfratto per tutti gli inquilini non disposti o impossibilitati ad accettare i nuovi canoni;

gli inquilini non disposti a sottoscrivere le nuove proposte contrattuali sarebbero stati sottoposti a pressioni psicologiche derivanti dalla minaccia di mancato rinnovo del contratto con conseguenze facilmente immaginabili;

nelle lettere di convocazione per il rinnovo del contratto di locazione e di richiesta degli arretrati per l'aggiornamento del canone non si specificano analiticamente le voci che contribuiscono al totale del "debito" accumulato non certo per colpa del locatario. In alcuni casi si arriva ad arretrati di 18.000 euro dovuti alla vacanza contrattuale imputabile esclusivamente ai locatori;

la pretesa degli arretrati datati nel tempo appare all'interrogante assolutamente dubbia e vessatoria nei confronti di una utenza le cui entrate mensili corrispondono ad uno stipendio medio di circa 1.300 euro;

gli inquilini di alcuni enti, quali l'Enasarco, la Sara assicurazioni, l'Enpaia, per citarne alcuni, hanno denunciato la dismissione degli alloggi a prezzi speculativi e di aumenti dei canoni a prezzi insostenibili per moltissimi di loro, che presto saranno costretti a lasciare gli alloggi locati da decenni;

l'utenza interessata da questi rincari è composta in prevalenza da soggetti anziani, pensionati, famiglie monoreddito, disabili e categorie disagiate;

è opportuno ricordare che gli enti in questione hanno disatteso per anni l'obbligo di dismissione del patrimonio e che una proroga sarebbe una prosecuzione di un dato di fatto;

l'improvvisa perdita della casa da parte di migliaia di soggetti impossibilitati ad esercitare il diritto di prelazione o ad accettare il rinnovo contrattuale comporterebbe una ricaduta sull'intero territorio di Roma che si troverebbe a gestire un'emergenza abitativa di grande rilievo,

si chiede di conoscere:

se il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri in indirizzo, ciascuno per le proprie competenze, non ritengano opportuno promuovere iniziative volte a determinare, fino a quando il quadro normativo non sarà stato chiarito in relazione ai profili di costituzionalità e di rispetto delle indicazioni europee in materia, la sospensione delle dismissioni delle unità abitative già regolarmente abitate da conduttori titolati, al fine di garantire il diritto di prelazione per gli inquilini degli immobili interessati da tali procedure, ed il blocco, in sede di rinnovo contrattuale, degli aumenti del canone di locazione, ad eccezione di quelli dovuti per l'aggiornamento connesso alla variazione dell'indice dei prezzi al consumo accertata dall'Istat, anche al fine di evitare innumerevoli ricorsi amministrativi;

se non ritengano doveroso promuovere iniziative volte a vigilare sui criteri con cui le casse privatizzate procedono al rinnovo dei contratti di locazione, affinché si trovi un adeguato equilibrio tra le esigenze di una corretta gestione del patrimonio immobiliare e quelle degli inquilini meno abbienti, che pure sono titolati da decenni alla conduzione degli appartamenti in locazione, ed a prevedere, per le procedure di alienazione in fase di attuazione, anche a causa della congiuntura economica e della difficoltà di accedere al credito, la possibilità, per chi non è in grado di procedere all'acquisto, di conservare l'opportunità di farlo alle medesime condizioni, per i successivi 5 anni dall'offerta.

(4-08800)