• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/18869 [Tutela dei lavoratori della Coca Cola HBC dello stabilimento di Elmas (CA)]



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-18869 presentata da AMALIA SCHIRRU
martedì 4 dicembre 2012, seduta n.728
SCHIRRU, MELIS, PES, CALVISI, MARROCU, FADDA e DAMIANO. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:

i dipendenti della Coca Cola HBC dello stabilimento di Elmas (CA), segnalano ancora una volta la grave situazione creatasi con la messa in mobilità di 16 dipendenti del settore produttivo, che vanno ad aggiungersi ai licenziamenti nei mesi precedenti di altri dipendenti dei settori produttivo e commerciale;

ad avviso dei lavoratori e dei sindacati, si è arrivati a ciò in conseguenza dell'acquisto nel 2008 della società SoCIB (vecchia proprietaria dello stabilimento di Elmas) da parte della CocaCola Hellenic Bottling Company S.A. società con sede centrale ad Atene che gestisce la produzione e distribuzione delle bevande a marchio The Coca-Cola Company in 28 Paesi europei e non (ad esempio, ne fanno parte il mercato della Nigeria e l'intera Russia);

nel gennaio 2009, in seguito al passaggio di proprietà e alla conseguente «ristrutturazione del sistema produttivo e logistico», lo stabilimento storico di Pellaro è stato chiuso. A marzo dello stesso anno, anche lo stabilimento di Bari ha cessato ogni attività. La Coca Cola HBC motivò tale decisione con l'intenzione di concentrare la produzione nel solo stabilimento di Marcianise;

a partire dal gennaio 2009 la Coca Cola HBC con l'azzeramento della dirigenza e dei vertici aziendali della Socib e nonostante le promesse (non mantenute) di ingenti investimenti relativi alla realizzazione degli impianti di vetro a rendere, di soffiaggio delle bottiglie in linea, di trattamento acque, fotovoltaici, avrebbe secondo quanto denunciato, riportato a standard produttivi insoddisfacenti gli stabilimenti acquisiti in modo da poterne giustificare la chiusura;

la Coca Cola HBC, a quanto consta agli interroganti, avrebbe semplicemente acquisito il mercato di Socib e non il know how e le tecnologie di produzione e di gestione commerciale;

dall'arrivo della nuova proprietà, infatti, sono stati sottratti allo stabilimento di Elmas numerosi formati e la Sardegna è stata invasa da produzioni provenienti dagli altri stabilimenti Coca Cola HBC che invece vedevano aumentare la produzione;

molti dipendenti di tali stabilimenti, vista la grande domanda, hanno rinunciato nel periodo estivo al godimento delle ferie, come da fonte stampa nazionale (Il sole 24 ore);

di converso, lo stabilimento di Elmas che è in grado di soddisfare interamente le esigenze del mercato sardo, quantificabile in circa 4,5 milioni di casse, vedeva una significativa flessione nella produzione lavorando solo tre giorni alla settimana su un turno, contrariamente agli anni precedenti, nello stesso periodo, quando l'impianto produceva 5 giorni alla settimana su due turni;

la società giustifica la chiusura dello stabilimento di Elmas con la crisi economica internazionale, ma nello specifico il mercato sardo ha subito una flessione di soli tre punti percentuali, mentre il mercato nazionale ne subiva una di otto punti percentuali;

in data 22 novembre 2012 le organizzazioni sindacali del Coordinamento delle rappresentanze sindacali unitarie e le Segreterie nazionali di Fai, Flai e Uila hanno indetto uno sciopero di otto ore di tutti i lavoratori Coca Cola HBC contro il piano triennale aziendale che prevede 355 esuberi e il superamento del sito produttivo di Elmas, che ha visto l'adesione della quasi totalità dei 3000 lavoratori del gruppo;

al centro della protesta c'è in particolare la decisione da parte della direzione aziendale di licenziare a livello nazionale 209 lavoratori e chiudere lo stabilimento di Elmas, quindi il settore della produzione;

in Sardegna sono a rischio dai 15 ai 70 posti di lavoro in tutti i comparti;

la strategia aziendale pare prevedere non solo la chiusura del sito produttivo di Elmas con il licenziamento di 16 operai, ma anche (successivamente) la privatizzazione/chiusura del magazzino dei prodotti finiti con la conseguente perdita di altri 12 posti di lavoro;

a questi si andranno ad aggiungere altri 80 posti costituenti l'indotto che è rappresentato dall'azienda SICON che fornisce le bottiglie PET, dalle cooperative che svolgono servizi di facchinaggio, dall'azienda di trasporti che svolge in esclusiva i trasporti dei prodotti Coca Cola;

tali servizi in futuro saranno gestiti direttamente dai settori logistici degli altri stabilimenti (Coca Cola-concessionari) e dall'impresa di pulizie;

Coca Cola HBC Italia ha incontrato nella stessa data di novembre i sindacati per un confronto sul piano succitato, manifestando disponibilità a ritoccare i numeri e a costruire un percorso sociale per quanti «fuoriusciranno»;

nel comunicato diffuso dall'azienda non si legge alternativa alla chiusura dello stabilimento di Elmas: non si transige sulla chiusura e sull'uscita dei relativi 16 operai, ma buona parte dei 70 addetti dei centri logistici di Oricola e Gaglianico dovrebbe trovare impiego presso le due società che rileveranno il servizio. Il trasferimento di regione potrebbe in ultimo salvare una quota dei 209 commerciali;

il comportamento dell'azienda parrebbe anomalo dato che, negli ultimi mesi, ha provveduto a licenziare dipendenti dei settori produttivo e commerciale aventi livelli e stipendi elevati conseguiti dopo tanti anni di servizio, mentre contemporaneamente cerca giovani laureati da inserire nel settore commerciale da assumere con contratti a termine;

la realizzazione dell'eventuale citato «percorso sociale per quanti fuoriusciranno» mal si attaglierebbe ad una situazione come quella sarda in cui la prospettiva di trovare un'altra occupazione per una forza lavoro con un'età media di soli 44/45 anni è prossima allo zero;

va considerata la drammaticità della crisi sarda ribadita dalla manifestazione regionale popolare tenutasi a Cagliari il 24 novembre 2012, che evidenzia come la Sardegna venga man mano abbandonata anche dalle grandi multinazionali intenzionate a spostare gli stabilimenti produttivi in nazioni «più accoglienti»;

sussiste il pericolo di ennesima mobilità o di ricorso ulteriore agli ammortizzatori sociali per i lavoratori sardi, che si vorrebbe scongiurare per un territorio già così provato -:

se il Ministro interrogato sia a conoscenza della vertenza di cui in premessa; quali iniziative intenda avviare per scongiurare i licenziamenti, dovuti sembrerebbe a un'organizzazione aziendale che consente maggiori profitti, piuttosto che a una crisi reale della Coca Cola; se non ritenga di dover predisporre un tavolo di confronto con i lavoratori, le parti sociali, le istituzioni locali e il management dell'azienda, al fine di trovare una soluzione condivisa tesa alla salvaguardia dell'occupazione. (4-18869)