• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/08781 [Suicidio di un dipendente dell'Agenzia delle Entrate]



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-08781 presentata da STEFANO PEDICA
giovedì 29 novembre 2012, seduta n.845

PEDICA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

il 22 novembre 2012 un dipendente dell'Agenzia delle entrate si è tolto la vita;

fino allo scorso 31 ottobre, egli prestava servizio, in posizione di comando da oltre 10 anni, presso la sede di Bologna della Scuola superiore della pubblica amministrazione (Presidenza del Consiglio dei ministri);

secondo quanto riferito all'interrogante il lavoratore era stato restituito all'amministrazione di provenienza (da pochi giorni) a seguito della dichiarata intenzione della Presidenza del Consiglio dei ministri di procedere a risparmi di spesa (spending review);

in tal senso la Presidenza del Consiglio dei ministri aveva comunicato ai capi delle sue strutture l'intenzione di razionalizzare l'impiego delle risorse umane finalizzata al contenimento della spesa. Pertanto si sarebbe proceduto alla restituzione di tutto il personale cosiddetto fuori comparto da cui origina un rilevante onere finanziario per la Presidenza, tenuta a rimborsare il trattamento economico erogato dalle amministrazioni di appartenenza (agenzie fiscali, enti locali e territoriali, enti pubblici economici e non, università ed enti vari);

dalla lettura dei comunicati sindacali emerge un quadro preoccupante della situazione venutasi a creare a seguito del comportamento tenuto dai vertici dell'amministrazione. In particolare un comunicato presente nel sito della CGIL del 26 novembre 2012, intitolato "In PCM: una spending review macchiata di sangue", si legge «Questa mattina, abbiamo appreso con dolore, sconcerto e rabbia, che un lavoratore "fuori comparto" della Scuola della Pubblica amministrazione di Bologna si è tolto la vita, per non aver resistito al dramma di essere stato restituito all'Amministrazione di appartenenza, senza un minimo di spiegazione logica. Anche questo è riuscita a fare la PCM, nella gestione vergognosa delle lavoratrice e dei lavoratori "fuori comparto". Di sicuro non ce n'era e non se ne sentiva il bisogno. Ad essere restituiti sono stati "solamente" trenta/quaranta (…). Eppure la CGIL era stata fin troppo chiara, ammonendo e richiamando con forza l'Amministrazione e la politica, fin da Luglio u.s., ed in un passato molto recente, al rispetto delle regole che dovevano essere uguali per tutti»;

è evidente come le cause di un gesto così estremo e disperato non possano essere individuate con certezza, ma, ad avviso dell'interrogante, è opportuno approfondire questa delicata situazione,

si chiede di sapere:

se sia vero che il comportamento dell'amministrazione non è stato omogeneo nei confronti di tutti i dipendenti interessati;

se sia vero che il personale restituito corrisponde a pochissime decine contro le oltre 100 unità originariamente interessate;

se sia vero che molte unità di questo personale sono state allocate presso uffici di diretta collaborazione o presso strutture di missione o presso la Protezione civile;

se è vero che, nel contempo, sono continuati gli ingressi di nuovo personale in comando;

a quanto ammonti l'ipotetico risparmio realizzato, considerato che si tratta comunque di dipendenti pubblici, che pertanto rimangono sempre a carico della spesa pubblica, indipendentemente dall'amministrazione di appartenenza;

infine, se non si possa ritenere che il modus operandi dell'amministrazione sia stato quantomeno concausa nel condurre il dipendente ad un gesto così estremo e se, pertanto, si intenda avviare un'indagine ad hoc volta a verificare la bontà dell'operato posto in essere dalla stessa.

(4-08781)