• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
C.3/02624 [Rivedere il piano di rientro sanitario nel Lazio]



Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-02624 presentata da SILVANO MOFFA
martedì 27 novembre 2012, seduta n.724
MOFFA, D'ANNA, CALEARO CIMAN, CATONE, CESARIO, LEHNER, MARMO, MILO, MOTTOLA, ORSINI, PIONATI, PISACANE, POLIDORI, RAZZI, ROMANO, RUVOLO, SCILIPOTI, SILIQUINI, STASI e TADDEI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
il commissario alla sanità per la regione Lazio, Enrico Bondi, dopo aver optato per tagli lineari del 7 per cento per le strutture private e religiose, sarebbe orientato alla chiusura di interi reparti e numerosi ospedali;

i tecnici ministeriali hanno richiesto al commissario Bondi, entro il 31 dicembre 2012, di redigere un programma operativo nel quale si faccia chiarezza sul piano di riconversione che avrebbe dovuto interessare 24 ospedali di provincia e i reparti menzionati dal decreto n. 80 del 2010;

in sostanza ci si troverà di fronte al blocco del turn over, al mancato rinnovo dei contratti a termine (con cinquemila persone che rischiano di restare senza lavoro) e all'ulteriore taglio di 1.963 posti letto;

di fatto, i cittadini della regione Lazio dovranno fare i conti con chiusura degli ospedali con meno di 80 posti letto e con bacino di utenza tra gli 80 mila e i 150 mila abitanti;

la situazione si presenta ancora più drammatica considerato che anche numerosi grandi ospedali della capitale (l'Oftalmico, il Forlanini, l'Eastman e il Nuovo Regina Margherita) rischiano la chiusura;

tutto ciò in una situazione di grave crisi economica e a fronte della mancata realizzazione, in maniera strutturale, di una rete di servizi sanitari e sociali sul territorio capace di attuare una strategia comune e di fornire ai cittadini servizi di qualità attraverso una collaborazione concreta tra pubblico e privato;

anche l'Aris (l'Associazione degli ospedali religiosi), che ha cercato sempre di mantenere un profilo basso rispetto alle polemiche sulle scelte operate dal Governo in materia di sanità, si è trovata costretta, attraverso il suo presidente Michele Bellomo, a lanciare un grido d'allarme per questi tagli che colpiscono in maniera indiscriminata tutti i servizi, con la pretesa che le prestazioni rimangano invariate;

quest'ultima scelta appare ancor più incomprensibile, stante il fatto che le prestazioni negli ospedali religiosi costerebbero mediamente un terzo rispetto agli ospedali pubblici;

in tale situazione, su un tema così delicato, appare del tutto incomprensibile una scelta esclusivamente di carattere contabile che, colpendo in maniera indiscriminata, senza individuare i centri di spreco del denaro pubblico, rischia di non garantire più ai cittadini quanto previsto dall'articolo 32 della Costituzione in materia di tutela della salute -:
se non si ritenga necessario, stante la situazione di grave allarme sociale che si potrebbe determinare nella regione Lazio, qualora tali provvedimenti entrassero a regime, assumere iniziative per rivedere il piano di rientro sanitario valutando la possibilità di un patto tra imprenditori privati e servizio pubblico, al fine di predisporre un rientro dell'esposizione che salvaguardi le strutture di eccellenza e alimenti un'ampia e articolata integrazione dei servizi territoriali di cura e assistenza della persona, anche mediante una riconversione dei nosocomi e delle strutture ospedaliere di cui si minaccia la chiusura, determinando così, peraltro, una più chiara analisi dei costi di funzionamento e di accreditamento, non disgiunta dalla qualità delle prestazioni.(3-02624)