• Testo INTERPELLANZA

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Atto a cui si riferisce:
C.2/01752 [Sulla situazione del carcere di Vicenza]



Atto Camera

Interpellanza urgente 2-01752 presentata da RITA BERNARDINI
giovedì 22 novembre 2012, seduta n.722
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della giustizia, per sapere - premesso che:

domenica 18 novembre 2012 la prima firmataria del presente atto ha visitato il carcere di Vicenza accompagnata da Maria Grazia Lucchiari della direzione di Radicali italiani e da Fiorenzo Donatello, radicale Vicentino;


la visita ispettiva è stata per certi versi sconvolgente non solo per quel che la delegazione ha potuto vedere direttamente ma, soprattutto, per le informazioni raccolte durante i colloqui con i detenuti;


nell'istituto di Vicenza sono presenti 358 detenuti di cui 90 italiani e 268 stranieri; la capienza regolamentare indicata sul sito del Ministero della giustizia è, invece, di 146 posti; fra le nazionalità più rappresentate si contano 51 tunisini, 39 marocchini, 33 albanesi, 24 nigeriani e 21 rumeni; i detenuti con sentenza definitiva sono 171; nelle celle visitate convivono sia detenuti in attesa di giudizio sia con condanna definitiva; i tossicodipendenti sono 100;


la delegazione ha ispezionato approfonditamente la sezione del piano terra dove si trovano alcuni lavoranti e la terza sezione, soffermandosi davanti alle celle e interloquendo con i ristretti sulle loro condizioni di detenzione; quanto alla terza sezione, come dati generali, questo è quanto è emerso: in quasi tutte le celle, delle dimensioni inferiori ai 9 metri quadrati (celle nate per ospitare una persona) convivono tre detenuti e, solo raramente, due; in queste condizioni di segregazione i detenuti vivono per 21 ore al giorno, le altre ore sono «d'aria» in uno squallido passeggio che i detenuti chiamano «il blocco di cemento»; da mesi in quelle tre ore non possono più andare al campo sportivo dove attualmente pascolano alcune capre e dove in futuro verrà costruito un nuovo padiglione da 64 celle detentive; anche la palestra è inagibile, pertanto, le possibilità di movimento fisico sono ridottissime; nella terza sezione manca anche la saletta di socialità; il freddo è intenso e la stessa interrogante con i suoi accompagnatori, per tutta la durata della visita non ha mai potuto togliersi il cappotto: infatti, il riscaldamento, pur con le temperature gelide, è acceso un'ora la mattina e un'ora di pomeriggio; i detenuti più fortunati infilano un maglione sopra all'altro, mentre i più poveri (quasi tutti) patiscono anche il freddo; il cibo è del tutto insufficiente, soprattutto se si considera la giovane età dei reclusi: quella domenica il «carrello» con i viveri è passato solo all'ora di pranzo e, a parte la scarsità delle porzioni, solo in una cella la delegazione ha potuto notare che i due «fortunati» detenuti si erano potuti cucinare un piatto di pasta al pomodoro; per cena sono state consegnate a ciascuno solo due uova sode; la dotazione di prodotti per l'igiene personale e della cella è ridottissima: la saponetta per lavarsi viene consegnata ogni due mesi, così come lo spazzolino, mentre il dentifricio ogni mese; le condizioni igienico sanitarie sono pertanto preoccupanti anche perché nell'istituto vicentino si sono registrati in un passato recente casi di TBC e lo stesso personale ha paura di contrarre malattie infettive; quasi nessuno lavora: lo stesso comandante - che ha raggiunto la delegazione quando la visita si era già protratta per ore - ha confermato che le «turnazioni» - per i poco qualificanti lavori interni al carcere - prevedono attese lunghissime; alcuni detenuti hanno segnalato che gli è impedito di lavorare perché non dispongono, essendo clandestini, del codice fiscale; i canali TV visionabili sono andati via via riducendosi nel tempo e, al momento, è possibile guardare solo Rai1, Rai2 e Canale 5; fra le tante vessazioni riscontrate è vietato ai detenuti acquistare le pile sia per i rasoi elettrici che per far funzionare gli apparecchi CD e radio FM: in molti si sono lamentati di non poter più ascoltare Radio Radicale e, in particolare, la trasmissione del martedì sera «Radio Carcere», condotta da Riccardo Arena; diversi sono i detenuti, soprattutto stranieri, che hanno perso ogni contatto con la famiglia perché è loro impedito di effettuare chiamate sui telefoni cellulari cosa che, invece, è consentita da una circolare del Dap;

al piano terra, nella sezione dove si trovano i lavoranti, la delegazione ha incontrato, in isolamento, il detenuto albanese L.F. che alcuni giorni fa ha incendiato la sua cella; era visibilmente provato dallo sciopero della fame che sta portando avanti da 12 giorni; la delegazione ha potuto constatare che il detenuto disponeva solo di un materasso gettato sul pavimento; L.F. ha affermato che ha presentato diverse istanze per essere trasferito in Liguria dove almeno si trovano i suoi cugini con i quali poter intrattenere un rapporto umano nei colloqui; ha chiesto di poter parlare con il direttore o con il garante dei detenuti e ha voluto precisare che il giorno dell'incendio «è uscito fuori di testa e voleva morire»;

venendo ad alcuni casi da segnalare fra i detenuti incontrati nella terza sezione, si rappresenta quanto segue:

nella cella n. 1 J.E., afferma che in due anni ha lavorato solo un mese per un compenso di 240 euro;

nella cella n. 2, un detenuto di nazionalità marocchina dice che in due anni non ha mai lavorato perché - gli è stato detto - non ha il codice fiscale;

nella cella n. 3, c'è un detenuto, visibilmente provato: si tratta di un cittadino moldavo ventiduenne, eroinomane dall'età di 12 anni; un altro detenuto, che si trova nel carcere di Vicenza da quattro mesi, non ha di che vestirsi pur avendo fatto numerose richieste;

la cella n. 5 ospita tre marocchini, uno dei quali lavora in sezione come «scopino»; gli altri due sono poverissimi e affermano di ricevere 10 euro al mese dal cappellano dell'istituto; sono senza sapone che l'amministrazione del carcere non fornisce da tempo;


il momento più drammatico della visita è quando il detenuto nigeriano O.P.M. proveniente dal carcere di Padova, laureando in lettere e filosofia (gli mancano due esami), come un fiume in piena denuncia le violenze che vengono commesse da alcuni agenti che pestano i detenuti; afferma di aver più volte chiesto, senza esito, di poter parlare con il direttore e il comandante e di essere stato minacciato; fra le espressioni usate: «qui è un carcere militare», «un feudo medievale», «gli educatori hanno paura e sono inascoltati», «siamo ostaggi», «non c'è civiltà»; soffre molto perché nelle condizioni date (non può usare il computer) gli è impossibile studiare soprattutto per le difficoltà di comunicazione per prenotare gli esami; chiede, visto che gli mancano solo 5 mesi al fine pena, di poter tornare al carcere Due Palazzi di Padova per poter completare gli studi e laurearsi; O.P.M. indica il suo compagno di cella che non parla ma che ha il naso rotto per le botte ricevute dagli agenti e afferma «non mi mandano a Padova per ciò che ho visto»; «qui è orrore, tutti i giorni»;

i detenuti della terza sezione affermano di non aver mai visto, pur trovandosi diversi di loro ristretti a Vicenza da alcuni anni, né il direttore, né il comandante; anche il magistrato di sorveglianza sembra che non abbia mai varcato il cancello della sezione per visitare le celle e verificare le condizioni di detenzione;

è dopo l'accorata denuncia di O.P.M. che altri detenuti, nelle celle successive, si fanno coraggio e confermano i pestaggi messi in atto da alcuni agenti: «qui siamo in balia degli umori degli ispettori»; «la saletta socialità c'è solo per pestare noi e per il barbiere»; «tanti agenti sono bravi, ma certi ispettori...»; viene ripetuto da più voci il nome di un ispettore;

nell'ultima parte della visita, arriva anche il direttore dell'istituto, il dottor Fabrizio Cacciabue che, come detto, molti detenuti affermano di vedere per la prima volta;

nella cella n. 12 sono ristretti un serbo, un bosniaco che da 20 anni si trova in Italia e un rumeno che nel nostro Paese si trova da 22 anni: il detenuto serbo afferma che da tre anni e tre mesi non ha mai potuto lavorare pur non avendo mai ricevuto alcun rapporto disciplinare e avendo completato la scuola di agraria;

nella cella n. 13 la delegazione trova due albanesi e un serbo: tutti e tre si trovano nell'istituto da tre anni e nessuno di loro ha mai lavorato perché sono senza codice fiscale;

nella cella n. 15 ci sono due italiani e un tunisino; uno degli italiani sta lì da due anni e afferma che non gli è mai stata data la possibilità di lavorare; ha una storia di tossicodipendenza alle spalle e vorrebbe andare a San Patrignano;

nella cella n. 16 evidenziano la mancanza dell'assistente sociale che - affermano - «qui non si vede»; «perché il problema grosso è anche quando usciamo di qui»; uno di loro sottolinea che l'educatrice l'ha vista solo appena entrato, poi prosegue «qui scoppiano le liti, perché ci tengono in cattività, come gli animali; se fai presente che stai male, ti fanno aspettare una settimana prima di essere visitato dal medico»; E.G. ha la protesi dentaria rotta da tre mesi e non riesce a risolvere il problema; così è costretto a ingerire solo liquidi; un tunisino è stato trasferito a Vicenza dal carcere di San Vittore perché lì era sovraffollato;

nella cella n. 17 ci sono due tunisini e uno di loro afferma di non aver mai incontrato l'avvocato d'ufficio; uno di loro, tossicodipendente, dice che gli hanno sospeso i colloqui con la convivente da quando è diventato definitivo; un ragazzo ha il ventre tutto sfregiato da tagli che si è fatto in momenti di disperazione e dice «qui la vita è cella-aria-dormire/cella-aria-dormire»;

nella cella n. 18 la delegazione trova tre italiani che si lamentano perché manca la possibilità di socializzare, i pochi corsi che ci sono in un anno durano pochissimo e sono a numero chiuso; l'acqua calda c'è solo un'ora al giorno e ai colloqui i parenti non possono portare molte cose, soprattutto da mangiare, cosa che li aiuterebbe a compensare la scarsità di cibo passato dall'amministrazione;

nella cella 19 ci sono tre detenuti tunisini che definiscono il carcere di Vicenza il peggiore di tutti; uno di loro con il braccio operato si lamenta perché non può fare alcun tipo di riabilitazione e sta perdendone l'uso; B.W. viene dal carcere di Ferrara sgomberato per il terremoto: dice quando stava lì poteva telefonare alla madre in Tunisia cosa che a Vicenza gli viene impedito; tra le lacrime fa sapere di essere senza vestiti perché quelli che aveva glieli hanno fatti lasciare a Ferrara;

E.L. mostra il suo addome e afferma che deve essere operato da un'evidente ernia e che il medico gli ha risposto «solo se sei tagliato, devi venire da me»;

nella cella n. 20 si trovano un italiano, un marocchino e un rumeno; P.B. ha presentato richiesta di trasferimento a Rebibbia il 10 luglio 2012 perché a Roma ha un fratello che potrebbe andare a trovarlo; sua madre è morta quando stava già in carcere; S.L.C. è stato condannato a 3 anni e sei mesi e ha scontato 2 anni e due mesi: dice di aver chiesto 5 mesi fa di essere trasferito in Romania, ma senza ricevere finora alcuna risposta;

M.E. deve scontare 5 anni e 4 mesi e ha chiesto di essere trasferito in Sardegna a Mamone o Isili nella speranza di poter lavorare;

nella cella 22 si trova un detenuto S.Z. che sta 24 ore 24 rinchiuso perché ha il divieto d'incontro;

un detenuto della cella n. 7 è nel carcere di Vicenza da 4 mesi e da quando è entrato non è riuscito a telefonare alla moglie e due figli che si trovano in Bulgaria;

nella cella 23 dove si trovano tre detenuti rumeni la delegazione assiste ad una scena commovente: c'è un ragazzo con lo sguardo perso nel vuoto con evidenti problemi psichiatrici e, riferiscono gli altri due che si sono presi cura di lui, con frequenti crisi epilettiche: T.T.F. non parla una parola di italiano e nessuno è riuscito a rintracciare la famiglia che dovrebbe trovarsi vicino a Craiova in Romania -:

se sia a conoscenza di quanto descritto in premessa e se intenda intervenire per ridurre, fino a portarla a quella regolamentare, la popolazione detenuta nel carcere Vicenza;

in particolare, quali provvedimenti di competenza ritenga opportuno adottare al fine di riportare il carcere di Vicenza all'interno della legalità istituzionale, con ciò modificando radicalmente le condizioni della vita penitenziaria in esso presenti e garantendo finalmente il rispetto dell'ordinamento penitenziario e del relativo regolamento, nonché dei diritti alla dignità, alla salute, allo studio, alla tutela dei rapporti familiari dei detenuti e di quanto prescritto dall'articolo 27 della Costituzione riguardo alle finalità rieducative della pena;

se e quando intenda intervenire, per quanto di competenza, per colmare il deficit di organico della polizia penitenziaria, per quanto di competenza degli psicologi e degli educatori;

se e quali iniziative di competenza si intendano assumere, per quanto di competenza, affinché sia assicurata un'adeguata assistenza sanitaria ai detenuti e l'assoluto rispetto dei livelli essenziali di assistenza;

cosa intenda fare per incrementare le possibilità di studio e di lavoro per i detenuti;

se intenda incrementare i fondi relativi alle mercedi per il lavoro dei detenuti, quelli riguardanti i sussidi per i più indigenti, quelli per le attività trattamentali e, infine, quelli da destinare alla igiene personale delle persone recluse, nonché alla pulizia dell'istituto e, in particolare, delle celle;

per quali motivi non venga consentito ai detenuti stranieri di mantenere contatti con i propri familiari mediante chiamate fatte sui cellulari e se abbia mai valutato o intenda valutare la possibilità di utilizzare tecnologie tipo Skype per ridurre il costo delle telefonate effettuate dai detenuti ai loro congiunti;

per quali motivi i canali TV visionabili nel carcere vicentino siano solo Rai1, Rai2 e Canale 5;

quali iniziative urgenti intenda promuovere, sollecitare o adottare al fine di rimuovere la situazione di gravissimo degrado in cui attualmente versano gli ambienti ubicati all'interno dell'istituto di pena in questione, a partire dalla messa a regime di un adeguato ed efficace impianto di riscaldamento;

se ritenga di promuovere un'indagine amministrativa interna nella casa circondariale di Vicenza, mediante visita ispettiva in loco, al fine di verificare se in effetti si siano verificati i pestaggi denunciati dai detenuti, in primis da O.P.M., così come riportati in premessa, e anche se comportamenti del genere rappresentino la prassi usata da alcuni elementi della polizia penitenziaria assegnata nel predetto istituto di pena in particolare quali provvedimenti intenda intraprendere per accertare l'esistenza dei fatti illeciti denunciati dai detenuti nel corso dei colloqui avuti con la prima firmataria della presente interpellanza e perseguire gli eventuali responsabili di tali abusi;

quali provvedimenti urgenti intenda adottare al fine di salvaguardare l'incolumità dei detenuti che hanno denunciato i pestaggi alla prima firmataria del presente atto, con ciò salvaguardandoli da possibili ritorsioni da parte del personale della polizia penitenziaria che presta servizio nel carcere vicentino;

quali iniziative di propria competenza intenda assumere in relazione alle criticità rappresentate in premessa con particolare riferimento al ruolo del direttore e del comandante della polizia penitenziaria della casa circondariale di Vicenza, i quali, secondo quanto riferito dai detenuti alla prima firmataria del presente atto, si sono visti all'interno dei singoli reparti detentivi per la prima volta solo, in occasione della visita ispettiva;

quante volte nell'arco di un anno il magistrato di sorveglianza si rechi in visita nell'istituto di pena in questione e/o a colloquio con i detenuti ivi ristretti, quante volte abbia visitato le celle di detenzione, e se lo stesso abbia mai prospettato al dipartimento dell'amministrazione penitenziaria le esigenze in merito alle lacune che caratterizzano i vari servizi del carcere di Vicenza, con particolare riguardo alla attuazione dei trattamento rieducativo;

in che modo intenda intervenire in merito ai casi singoli segnalati in premessa.

(2-01752)
«Bernardini, Beltrandi, Farina Coscioni, Mecacci, Maurizio Turco, Zamparutti, Madia, Amici, Gozi, D'Incecco, La Forgia, Burtone, Baretta, Colombo, Sposetti, Berretta, Renato Farina, Vitali, Adornato, Craxi, D'Anna, Cilluffo, Tempestini, Duilio, Boccuzzi, Portas, Benamati, Vico, Maran, Tenaglia, Velo, Sarubbi, Albonetti, Fadda, Marrocu, Gianni, Mario Pepe (Misto-R-A), Pisacane, Grassano, Guzzanti, Raisi, Granata, Perina, Argentin, Santagata, Moffa, Mottola, Taddei, Marini, Dima, Calvisi».