• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/08718 [Depurazione delle acque in Calabria]



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-08718 presentata da ANNA MARIA MANCUSO
mercoledì 21 novembre 2012, seduta n.838

MANCUSO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

è nota la situazione estremamente critica dell'inquinamento del mare in Calabria e dell'emergenza ambientale nei 18 comuni e aggregati calabresi, condannati dalla Corte di giustizia europea per il mancato rispetto della direttiva 91/271/CE sul trattamento delle acque reflue urbane; nel luglio 2012 i biologi di "Goletta verde", il programma di Legambiente, hanno effettuato il monitoraggio delle coste del nostro Paese per misurare il grado di inquinamento del mare nelle varie regioni, Calabria compresa;

la situazione di questa regione è, a dir poco, imbarazzante, perché si trova al penultimo posto per qualità delle acque, avendo, insieme alla Campania, il primato del mare più inquinato. Goletta verde ha esaminato 24 campioni, in altrettante località, lungo gli 800 chilometri di costa calabrese e ha trovato 19 comuni e località fuori legge, cioè non in linea con i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (decreto legislativo n. 116 del 2008 e norma attuativa di cui al decreto ministeriale 30 marzo 2010); la densità dei siti fuori legge, perché inquinati (3 siti) o fortemente inquinati (16 siti), cioè con concentrazione di batteri di origine fecale pari ad almeno il doppio dei limiti di legge, è pari a uno ogni 42 chilometri in Calabria, media molto più alta di quella nazionale che è di un sito fuori legge ogni 62 chilometri;

guardando più da vicino alla composizione dell'insieme dei 19 siti monitorati da Goletta verde, 2 sono in provincia di Crotone, 2 nel cosentino, 3 in provincia di Catanzaro, 5 nel vibonese e 7 nella provincia di Reggio Calabria, come dire che non c'è nessuna provincia esente, e il carico è ben distribuito con un primato negativo della provincia di Reggio Calabria;

nel contesto più generale dell'inquinamento delle acque in Calabria bisogna evidenziare che, come anticipato, ben 18 comuni e/o agglomerati sono stati condannati dalla Corte di giustizia europea, nell'ambito della procedura d'infrazione 2004/2034 riguardante gli agglomerati oltre i 15.000 abitanti equivalenti che scaricano in aree non giudicate sensibili ai fini della direttiva 91/271/CE;

i comuni e agglomerati condannati sono: in provincia di Cosenza: Acri, Castrovillari, Rende, Rossano Calabro, Santa Maria del cedro, Scalea; in provincia di Catanzaro: Lamezia Terme, Sellia Marina e Soverato; in provincia di Crotone: Crotone, Mesoraca, Strongoli; in provincia di Reggio Calabria: Bagnara Calabra, Bianco, Montebello jonico, Motta San Giovanni, Reggio Calabria e Siderno. Le amministrazioni locali sono state condannate per il mancato rispetto della direttiva 91/271/CE o perché sprovvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane, o perché le acque reflue urbane che confluiscono in reti fognarie non sono sottoposte ad un trattamento conforme a quanto previsto dalla direttiva 91/271/CE, oppure la condanna è stata irrogata affinché progettazione, costruzione, gestione e manutenzione degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane siano condotte in modo tale da garantire prestazioni sufficienti nelle condizioni climatiche locali e affinché la progettazione degli impianti di trattamento tenga conto delle variazioni stagionali di carico, anche antropico;

la situazione dell'inquinamento delle acque in Calabria è disastrosa, e per capire quanto il degrado ambientale incida sulla popolazione calabrese basti pensare che oltre 500.000 persone vivono in ambienti in cui la depurazione delle acque reflue urbane è inadeguata o assente. E a quanto risulta la situazione più che migliorare volge al peggio, considerato lo stato delle coste specialmente lì dove sfociano fiumi e fiumare che portano il loro carico di acque inquinate dall'entroterra, cui si aggiungono i depuratori mal funzionanti, il degrado di rifiuti lasciati abbandonati, come gomme di automobili e carcasse di animali, che fanno da sfondo al comportamento irresponsabile di soggetti, a dir poco incivili, che divelgono i cartelli di divieto di balneazione lasciando agli ignari bagnanti tutti i pericoli di contrarre infezioni da un ambiente malsano;

le multe che verranno comminate all'Italia dalla Corte di giustizia europea, e che riguardano, oltre ai 18 comuni e agglomerati calabresi, altri 91 distribuiti in altre 7 regioni, rappresenteranno una perdita e uno spreco che si sarebbero potuti evitare se gli interventi sul trattamento delle acque reflue urbane fossero stati attivati in tempo utile, in Calabria come nelle altre 7 regioni implicate,

si chiede di sapere:

quale sia lo stato dell'arte del piano operativo sulla depurazione della Regione Calabria dell'agosto 2011, per il quale erano stati stanziati 38 milioni di euro, e che era stato sottoscritto da 42 Comuni, dei quali risulta che solo 11 abbiano pubblicato un bando di gara a un anno di distanza;

quale sia la destinazione prevista per la Calabria dei fondi Cipe relativi alla delibera dell'aprile 2012 di 1,8 miliardi di euro per l'intero Mezzogiorno e quale sia lo stato dei progetti di intervento per affrontare, prima di tutto, la mancanza cronica di impianti di depurazione considerando che i fondi suddetti devono servire, anche e forse soprattutto in Calabria, a realizzare sistemi avanzati, efficaci ed efficienti per la raccolta e il trattamento degli scarichi civili, per evitare tutti i risvolti delle criticità ambientali e sanitarie, per la tutela dell'ambiente, la salvaguardia della salute degli abitanti e dei turisti e inoltre per dare un impulso alla crescita economica con la realizzazione di opere di pubblica utilità; ciò anche in considerazione del fatto che la messa in opera di un meccanismo virtuoso con la realizzazione di tutte le misure atte a combattere il degrado o meglio epidemia ambientale potrebbe forse portare anche ad un altro risvolto più che positivo, cioè quello di evitare le sanzioni comunitarie con risparmio per le casse pubbliche e miglioramento dell'immagine del nostro Paese in ambito europeo.

(4-08718)