• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/18620 [Disciplina degli imballaggi e di utilizzo e commercializzazione dei sacchi da asporto]



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-18620 presentata da NUNZIA DE GIROLAMO
mercoledì 21 novembre 2012, seduta n.721
DE GIROLAMO e ESPOSITO. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:

l'Unione europea ha regolamentato il settore imballaggi con la direttiva 94/62/CE che stabilisce i requisiti essenziali dei medesimi in uno specifico allegato: l'allegato II;

in particolare gli imballaggi devono limitare il volume e il peso minimo necessario per garantire il necessario livello di sicurezza, igiene e accettabilità tanto per il prodotto imballato quanto per il consumatore, devono poi poter essere riutilizzabili o recuperati ed avere comunque un impatto minimo sull'ambiente se smaltiti. Inoltre nella direttiva si specifica che gli imballaggi devono limitare al minimo la presenza di metalli nocivi e di altre sostanze e materiali pericolosi;

al punto 3. l'Allegato II stabilisce anche i «requisiti per la recuperabilità di un imballaggio». Questi contemplano tanto gli imballaggi «compostabili» quanto quelli «biodegradabili»:

i rifiuti di imballaggio biodegradabili devono essere di natura tale da poter subire una decomposizione fisica, chimica, termica o biologica grazie alla quale la maggior parte del compost risultante finisca per decomporsi in biossido di carbonio, biomassa e acqua;

i rifiuti di imballaggio trattati per produrre compost devono essere sufficientemente biodegradabili in modo da non ostacolare la raccolta separata e il processo o l'attività di compostaggio in cui sono introdotti;

l'articolo 9 della direttiva 94/62/CE stabilisce altresì che gli imballaggi devono rispettare le «norme armonizzate» pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale Europea;

ai sensi dell'articolo 18 della direttiva «gli Stati membri non possono ostacolare l'immissione sul mercato nel loro territorio di imballaggi conformi alle disposizioni della presente direttiva»;

la Commissione europea sta valutando l'introduzione di una migliore modalità di etichettatura dei sacchi biodegradabili e compostabili. Poiché infatti non esiste ancora una normativa specifica che a livello comunitario definisca standard e criteri univoci, i vari stati membri hanno optato negli anni per diverse soluzioni normative. La discussione a Bruxelles si incentra comunque soprattutto su due tipologie di sacchetti:

a) i sacchetti cosiddetti compostabili o di bioplastica;

b) i sacchetti oxo-biodegradabili, prodotti con additivi verdi che permettono alla plastica convenzionale di biodegradarsi nell'ambiente;

la complessità della materia è dettata dalla presenza sul mercato europeo di una grande varietà di sacchi da asporto merci. A tal proposito «la Commissione sta realizzando un'indagine globale sui rifiuti di plastica nell'ambiente, al fine di mettere a punto una risposta strategica per un uso della plastica ecologicamente responsabile ed efficiente dal punto di vista delle risorse, anche nella fase finale del suo ciclo di vita» ha dichiarato il commissario europeo per l'ambiente Janez Potocnik. Lo studio è finalizzato a rivedere la normativa europea (direttiva n. 94/62), al fine di dare una definizione più precisa di biodegradabilità e quindi definire quali siano i sacchetti commercializzabili;

nel nostro paese sin da 2006 si è tentato di definire un quadro normativo sulla materia degli imballaggi e dei sacchi da asporto per le merci. Secondo quanto stabilito nella legge finanziaria di quell'anno si sarebbe ammessa la vendita dei soli sacchetti biodegradabili, non specificando però di che tipo dovevano essere e come andava misurato il tasso di biodegradazione;

nella legge finanziaria per il 2007 si prevedeva un programma sperimentale che avrebbe dovuto portare alla: «progressiva riduzione della commercializzazione di sacchi per l'asporto delle merci che, secondo i criteri fissati dalla normativa comunitaria e dalle norme tecniche approvate a livello comunitario, non risultino biodegradabili». L'obiettivo dichiarato era il loro divieto definitivo a decorrere dal gennaio 2010;

successivamente il divieto di commercializzazione dei sacchetti prodotti con plastica biodegradabile è stato rinviato al 1° gennaio 2011 con l'articolo 21-novies del decreto-legge n. 78 del 2009 convertito, con modificazioni legge 3 agosto 2009, n. 102;

nel gennaio 2012, il Governo italiano ha deciso l'adozione di un decreto, ulteriormente restrittivo con il quale si ammette esclusivamente l'utilizzo dei sacchi da sporto merci:

a) conformi alla norma europea UNI EN 13432 (bioplastica compostabile);

b) che abbiano maniglia esterna alla dimensione utile del sacco e spessore superiore a 200 micron se destinati all'uso alimentare e 100 micron se destinati ad altri usi;

c) di quelli riutilizzabili realizzati con altri polimeri che abbiano maniglia interna alla dimensione utile del sacco e spessore superiore ai 100 micron se destinati all'uso alimentare e 60 micron se destinati agli altri usi;

secondo quanto stabilito il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministero dello sviluppo economico, entro e non oltre il 31 dicembre del 2012, deve emanare un decreto ministeriale con il quel possono essere individuate le eventuali ulteriori caratteristiche tecniche dei sacchi ai fini della loro commercializzazione;

al momento il suddetto decreto non è stato ancora emanato;

a quanto si apprende le disposizioni adottate nel nostro Paese non più del tutto coerenti con i requisiti richiesti a livello europeo;

in particolare secondo le informazioni in possesso dell'interrogante i rilievi della Commissione riguardano la mancata notifica degli estremi del bando, considerato alla stregua di una norma tecnica, come prevede la direttiva 94/62/EC sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio;

l'obbligo di notifica - rileva la Commissione, non è stato ottemperato neanche in fase di conversione del decreto-legge n. 2 del 2012 dove si specifica come criterio della biodegradabilità la conformità alla norma EN 13432:2002, nonostante il nostro Paese - dopo la prima lettera di messa in mora - si fosse impegnato a comunicare preventivamente a Bruxelles ulteriori modifiche al provvedimento;

il secondo rilievo fatto dalla Commissione riguarda l'obbligo degli Stati membri di assicurare la libera circolazione degli imballaggi che soddisfano i requisiti della stessa direttiva, come previsto dall'articolo 18. E tra i criteri non figura la biodegradabilità;

a quanto si apprende, infine, nel corso di un incontro avvenuto a Bruxelles il 15 febbraio di quest'anno tra rappresentanti del Governo italiano e organi della Commissione, era stato chiesto da questi ultimi di sostituire il divieto alla commercializzazione dei sacchetti con «misure più proporzionate, quali strumenti di tipo economico» -:

quali interventi intendano adottare e in che tempi per adeguare la normativa italiana ai criteri stabiliti della Commissione europea in materia di disciplina degli imballaggi e di utilizzo e commercializzazione dei sacchi da asporto, anche al fine di evitare una concreta penalizzazione delle imprese italiane a favore di quelle di altri Paesi dell'Unione.
(4-18620)