• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/08710 [Quotazione in borsa della Sea]



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-08710 presentata da ELIO LANNUTTI
martedì 20 novembre 2012, seduta n.837

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

Sea, la società che gestisce gli aeroporti milanesi di Linate e Malpensa, controllata dal Comune di Milano, sembra avviata alla quotazione in borsa;

in un articolo di "Dagospia" del 16 novembre 2012 si legge: «Qualche giorno fa un lunghissimo consiglio di amministrazione della società (dalle 16 circa a ben oltre le 22) ha approvato con tre voti a favore e due contro la cosiddetta "forchetta" del prezzo del collocamento al pubblico, collocandola tra 800 e 1170 milioni di euro di raccolta complessiva. Sin qui nulla da eccepire, salvo la fortissima opposizione del Fondo F2i guidato da Vito Gamberale, il quale vorrebbe rinviare a tempi migliori la quotazione avendo pagato ben di più il suo attuale 29,7 per cento. Il punto infatti è un altro: il 13 novembre, due giorni prima del cda, si erano riuniti presso Mediobanca i global coordinator dell'operazione (la stessa Mediobanca, Banca Imi, Morgan Stanley, UniCredit, Paribas e Deutsche Bank) e gli investitori istituzionali, con il risultato che le manifestazioni di interesse erano state così espresse: la maggioranza nella parte inferiore della forchetta poi decisa, cioè intorno o al di sotto degli 800 milioni; poche tra 800 e 900 milioni; solo due oltre i 900 milioni. Che significa: che l'operazione graverà tutta sulle spalle dei piccoli investitori, quelli che una volta venivano chiamati "parco buoi" e che oggi non si sa più come definire, sia perché non sono rimasti in molti, sia perché vengono trattati anche peggio dei buoi. Il tutto anche per garantire risorse al Comune e alla Provincia di Milano, che non ce la fanno, poveretti, ad andare avanti con le tasse locali e le multe che applicano a più non posso (come del resto tutti i grandi comuni d'Italia)»;

relativamente allo svolgimento dell'Ipo (offerta pubblica iniziale), come si legge in un articolo pubblicato sul sito "investireoggi" lo stesso giorno, «Secondo il "Sole-24ore", la società procederà attraverso un aumento di capitale pari al 13,9%, determinando una diluizione delle quote del Comune di Milano (azionista con il 54,8%) al 48,1%, e la vendita del 14,56% detenuto dalla Provincia di Milano (azionista di minoranza) per un flottante complessivo» pari al 23,7 per cento netto;

si legge ancora: «Tuttavia, secondo "La Repubblica", l'altro socio forte di Sea, Vito Gamberale, alza la voce ponendo degli interrogativi sull'operazione. Il manager, azionista del 29,75%, teme di vedere svalutata la sua partecipazione con un collocamento a prezzi troppo bassi. Infatti la sua quota è stato pagata un anno fa 385 mln, pari a una valorizzazione di Sea vicina a 1,3 mld. Se in Borsa il gruppo capitalizzasse attorno agli 800 mln, Gamberale dovrebbe subire una perdita secca pari a 150 mln. L'interesse del manager si scontra con l'effettiva efficacia dell'IPO. Infatti, secondo il consensus, pochissimi investitori istituzionali sarebbero interessati a Sea a prezzi superiori ai 900 mln complessivi»;

considerato che:

a giudizio dell'interrogante il risultato di tutto questo sarà probabilmente condensato in un'offerta al pubblico di azioni ad un prezzo gonfiato e fuori dalla realtà oggettiva del loro valore;

secondo gli analisti finanziari esistono dei rischi per gli investitori, connessi all'attività della società e al profilo finanziario. A giudizio dell'interrogante, sulla società aeroportuale pendono incognite non di poco conto come l'imprevedibilità normativa, il mancato sviluppo delle infrastrutture per migliorare i collegamenti, l'aumento del costo delle materie prime e l'elevato indebitamento finanziario;

si tratta, a quanto risulta all'interrogante, di un'azienda che sta sperperando danaro pagando i revisori 150.000 euro l'anno, con quasi 5.000 dipendenti, che spende in stipendi oltre metà del fatturato, che sta registrando un calo dei passeggeri, soprattutto a Malpensa (con una perdita pari al 18 per cento in 5 anni), che dal 2008 fa sistematico ricorso alla cassa integrazione,

considerato che a giudizio dell'interrogante:

l'operazione così organizzata non si farà come contesto di un piano economico o di rilancio della società, ma solo ed unicamente per consentire al Comune di Milano di ottenere denaro per cercare di sopravvivere al dissesto finanziario ereditato dalla Giunta precedente, abile nel farsi raggirare dai broker americani con l'acquisto di prodotti derivati divenuti in seguito carta straccia;

l'OPA (offerta pubblica delle azioni) deliberata su Sea verrà attuata al solo fine di mettere in difficoltà F2i e per raggirare ancora una volta gli investitori retail,

si chiede di sapere:

se risulti al Governo un intervento della Consob al riguardo;

quali urgenti iniziative di competenza intenda assumere al fine di tutelare i diritti dei piccoli investitori, che potrebbero venire danneggiati e beffati dall'operazione.

(4-08710)