• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/18578 [Sulla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo sulla procreazione medicalmente assistita ]



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-18578 presentata da GIULIA BONGIORNO
martedì 20 novembre 2012, seduta n.720
BONGIORNO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della giustizia, al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:

il 28 agosto 2012, la Corte europea dei diritti dell'uomo si è espressa - nel caso Costa e Pavan c. Italia (ric. n. 54270/10) - in ordine alla legittimità della legge italiana sulla procreazione medicalmente assistita (legge 40 del 2004), che non permette alle coppie portatrici di malattie ereditarie di accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita e di diagnosi genetica pre-impianto;

nell'ambito della predetta decisione, la Corte ha ritenuto costituisca un'interferenza illegittima dell'autorità pubblica nella vita privata e familiare dei singoli una misura che incida sulle scelte procreative individuali, qualora non risulti «necessaria» ai fini della tutela dei beni giuridici elencati dall'articolo 8 della Convenzione;

nonostante la tutela del nascituro costituisca in astratto un bene giuridico tale da giustificare un'interferenza nella vita privata degli individui, tale garanzia nel caso concreto non poteva essere qualificata come «necessaria», giacché - dall'analisi dell'ordinamento interno - era emersa la possibilità di tenere condotte maggiormente lesive per il nascituro stesso;

infatti, il divieto in oggetto, finalizzato a scongiurare il sacrificio degli embrioni malati, si scontra con la liceità del ricorso all'aborto terapeutico in caso di feto malato;

in sostanza, l'unico metodo accessibile ai genitori portatori di malattie ereditarie - per generare figli che non siano affetti dalla malattia di cui sono portatori sani - è iniziare una gravidanza secondo natura e procedere all'interruzione medica della gravidanza stessa ogniqualvolta una diagnosi prenatale dovesse rivelare che il feto è malato;

la Corte ha, per tali ragioni, condannato il nostro Paese per la violazione dell'articolo 8 della Convenzione, che tutela il diritto dell'individuo alla non ingerenza statale nelle questioni afferenti alla vita privata e familiare;

peraltro, nessuna opzione etica è stata esercitata dai giudici europei e nessuna indicazione assiologica è stata fornita al fine di dirimere la vexata quaestio circa lo statuto di «vita umana» spettante all'embrione;

al contrario, la Corte si è attenuta al dato normativo, confrontando le leggi italiane alle norme della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, individuando antinomie e risolvendo il caso tramite il ricorso ad argomentazioni prettamente logico-giuridiche, del tutto estranee ad altri ambiti, e inutilizzabili nel discorso etico;

con le sentenze nn. 348 e 349 del 2007 la Corte costituzionale ha chiarito la portata dei vincoli derivanti dal suddetto accordo internazionale. In particolare, ha precisato che non solo la Repubblica è tenuta a dare esecuzione alle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo (ai sensi dell'articolo 46 della Convenzione), ma anche che le norme della Convenzione - nell'interpretazione che ne dà la Corte - si atteggiano a parametro interposto di costituzionalità delle leggi italiane, ai sensi dell'articolo 117, primo comma, della Costituzione;

anche la giurisprudenza interna ha dimostrato di voler recepire, attraverso un'interpretazione costituzionalmente orientata della legge 40, le indicazioni fornite dalla Corte di Strasburgo (decisione del Tribunale di Cagliari del 15 novembre 2012) -:

quali ragguagli possano offrire, anche in omaggio allo spirito dell'articolo 5, comma 3, della legge n. 400 del 1988, in ordine a quali strumenti normativi e amministrativi siano fin ora stati adottati o verranno adottati per adeguarsi con efficacia e tempismo alla suddetta decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo.
(4-18578)