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Atto a cui si riferisce:
C.1/01192 [Iniziative a tutela dei minori]



Atto Camera

Mozione 1-01192 presentata da GIAN LUCA GALLETTI testo di martedì 20 novembre 2012, seduta n.720
La Camera,

premesso che:

la «Convenzione sui diritti dell'infanzia» del 1989, è stata ratificata dall'Italia con legge n. 176 del 1991, al suo interno sono articolati con grande chiarezza i diritti dell'infanzia, che dovrebbero essere prioritari e improntati alla non discriminazione e alla tutela degli interessi del bambino;

nonostante la legislazione in materia di sostegno ai minori abbia fatto registrare in Italia notevoli progressi nel corso degli anni, tuttavia, secondo la relazione dell'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza, dello scorso aprile, il quadro normativo permane ancora «lacunoso ed incoerente», manca un sistema organico di protezione dei minori e un piano di azione nazionale per l'infanzia e l'adolescenza, inoltre si registrano «gravi sperequazioni da regione a regione, un insufficiente sostegno alla genitorialità e perduranti discriminazioni normative o di trattamento»;

la relazione riprende quelle che sono state le criticità rivolte al nostro Paese dal comitato ONU sui diritti all'infanzia che ha sollecitato il Governo ad attuare le iniziative opportune per colmare queste lacune;

sono 10,8 milioni i bambini e gli adolescenti presenti del nostro Paese e di questi, secondo i dati Istat del 2011, 1 milione e 876 mila vivono in famiglie con una bassa capacità di spesa pro-capite e sono ben 653 mila i bambini che non hanno la possibilità di accedere a un paniere di beni essenziali per il conseguimento di uno standard di vita minimamente accettabile;

i minori maggiormente a rischio sono quelli con un solo genitore, a seguire quelli delle famiglie numerose e delle coppie giovani. La causa principale di tale disagio risiederebbe nell'assenza o precarietà nel lavoro dei genitori;

geograficamente, il meridione evidenzia una situazione più grave rispetto al resto del Paese, con Sicilia, Campania e Basilicata che fanno registrare le percentuali più alte di minori in stato di povertà;

le iniziative a sostegno delle famiglie con minori varate negli ultimi anni (assegni di sostegno per le famiglie numerose, al nucleo familiare; cosiddetto bonus bebé, deduzioni fiscali per famiglie povere anche con bambini), hanno avuto una portata molto limitata e di scarsa efficacia;

mentre in Europa i minori di 18 anni sono mediamente più esposti alla povertà di 4,3 punti percentuali rispetto al totale della popolazione, nel 2010, secondo l'Eurostat, in Italia il divario tra i minorenni a rischio povertà (24,7 per cento) e il totale della popolazione (18,2 per cento) raggiunge ben il 6,5 per cento ed è uno dei più alti d'Europa, inferiore soltanto a quello registrato in alcuni nuovi stati membri (Romania, Ungheria, Slovacchia) e in Lussemburgo;

purtroppo, a fronte di tale situazione i servizi per l'infanzia, pubblici e privati, nelle comunità locali, nei quartieri, nei tribunali, non sempre sono in linea con i principi e gli standard indicati dalla Convenzione Onu;

particolarmente problematici risultano il tasso di abbandono scolastico, la qualità e l'offerta di servizi per l'educazione e la cura della prima infanzia. Non tutti i bambini, infatti, dispongono di strumenti adeguati per esprimere le proprie potenzialità; particolarmente svantaggiati sono i bambini disagiati, inclusi quelli provenienti da un contesto migratorio e/o appartenenti a famiglie a basso reddito;

il IVo Rapporto Anci-Cittalia sui minori stranieri non accompagnati in Italia evidenzia un forte aumento nella presenza di minori stranieri non accompagnati, con un totale di 7750 minori censiti al 31 dicembre 2011 dal Comitato per i minori stranieri, rispetto ai 5879 presi in carico nel 2009 ed ai 4588 nel 2010;

i minori stranieri presenti in Italia nel 2010 provengono soprattutto da Afghanistan (16,8 per cento), Bangladesh (11 per cento), Albania (10 per cento), Egitto, Marocco e Kosovo: un dato destinato a modificarsi con i rilevamenti per il 2011, che evidenziano un aumento di arrivi dai Paesi del Nordafrica. Il fenomeno riguarda soprattutto minori maschi (il 91,4 per cento, in aumento di due punti percentuali rispetto al 2008), la maggior parte appena sotto la soglia della maggiore età (il 55 per cento ha 17 anni, quattro punti in più per questa fascia d età rispetto al 2008);

la Giornata mondiale contro il lavoro minorile svoltasi nel giugno 2012 ha posto l'accento sul diritto di tutti i minori ad essere protetti dal lavoro minorile e da ogni violazione dei diritti umani fondamentali. Nel 2010, la comunità internazionale ha adottato la tabella di marcia per eliminare le peggiori forme di lavoro minorile entro il 2016 secondo la quale il lavoro minorile è un ostacolo ai diritti dei minori nonché una barriera per lo sviluppo. La Giornata mondiale 2012 ha messo in luce il lavoro che rimane tuttora da compiere per raggiungere gli obiettivi della tabella di marcia;

secondo l'ultimo rapporto globale dell'ILO, nel mondo, 215 milioni di minori sono implicati nel lavoro minorile. Senza istruzione e competenze necessarie i minori sono più facilmente indotti ad entrare prematuramente nel mercato del lavoro e non potranno portare loro, insieme alle loro famiglie e comunità, fuori dal ciclo della povertà. Implicati nelle forme peggiori di lavoro, i minori rischiano di essere esposti a pericoli fisici, psicologici e morali, con gravi conseguenze durante tutta la loro vita;

è entrata in vigore il 23 ottobre 2012 la legge di ratifica della Convenzione di Lanzarote per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale, che ha introdotto due nuovi reati, l'istigazione a pratiche di pedofilia e di pedopornografia e l'adescamento di minorenni o groming oltre ad un inasprimento delle pene per molti altri reati legati ai fenomeni dell'abuso sessuale;

in occasione della prima giornata ONU delle bambine, «Terre des Hommes» ha presentato un dossier esclusivo sulla condizione delle bambine e delle ragazze nel mondo. I temi trattati dal dossier sono essenzialmente: l'aborto selettivo, le mutilazioni genitali, la tratta e la prostituzione, il lavoro minorile, i matrimoni e le gravidanze precoci, il mancato accesso all'istruzione, la violenza e gli abusi sessuali. La nuova campagna «Indifesa», ha evidenziato la necessità di garantire alle bambine, in Italia e nel mondo, istruzione, salute e protezione da violenze ed abusi e ha inteso sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni sul tema della discriminazione, realizzare iniziative tese a promuovere i diritti fondamentali delle bambine, finanziare progetti di prevenzione e contrasto di alcune tra le peggiori forme di discriminazione;

anche il sistema della giustizia minorile non risulta pienamente allineato alle disposizioni contenute nella Convenzione Onu per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza. I minori coinvolti in procedimenti giudiziari, ivi inclusi quelli relativi alle separazioni dei genitori, dovrebbero avere la possibilità di essere ascoltati in ogni procedura giudiziaria o amministrativa che li riguardi e dovrebbero ricevere tutte le informazioni concernenti i loro diritti. Si ravvisa in particolare la necessità di limitare il ricorso dell'affidamento dei minori alle case/famiglia solo in casi di estrema necessità e quale soluzione residuale rispetto all'affidamento al genitore in modo da garantire il diritto del bambino ad avere una famiglia;

le strutture di custodia e i luoghi destinati alla cura dell'infanzia e all'educazione preprimaria e primaria sono ancora insufficienti a garantire un'offerta accessibile e di qualità adeguata per tutti, come confermato dai dati relativi alla disponibilità di asili nido, secondo cui solo il 12 per cento dei bambini di età inferiore a 3 anni può accedere al nido pubblico,
impegna il Governo:
a tener conto e ad applicare le norme della Convenzione sui diritti dell'infanzia, le raccomandazioni del Comitato ONU sui diritti dell'infanzia del 2006 elaborate in occasione della giornata di discussione generale sul diritto dei bambini e degli adolescenti ad essere ascoltati, il Commento generale n. 10 del Comitato ONU sui diritti dell'infanzia dedicato alla Giustizia minorile, la Convenzione di Strasburgo, in tutti i giudizi concernenti diritti e interessi dei minorenni;

a redigere un piano nazionale per l'infanzia e l'adolescenza 2013-2014 con politiche a misura dei bambini, e ad assegnare senza ulteriori ritardi le risorse indispensabili per la realizzazione delle attività necessarie per l'attuazione del piano medesimo attraverso modelli di finanziamento efficaci, nell'ambito di un corretto equilibrio tra pubblico e privato;

ad adoperarsi, nell'ambito delle proprie competenze, affinché ogni intervento, anche normativo, che influisca sulla condizione dei minori stranieri non accompagnati, risulti in armonia con i principi della Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, nonché con la normativa dell'Unione europea e con le indicazioni del Consiglio d'Europa in materia;

a programmare ogni iniziativa utile a migliorare la qualità, l'equità e l'efficienza del sistema di cura e di istruzione destinati all'infanzia al fine di stimolare l'inclusione e ridurre l'abbandono scolastico e di ampliare l'accesso ai servizi da parte dei bambini disagiati;

ad assumere iniziative per introdurre una normativa organica in tema di diritti dei minori che preveda per loro il diritto di essere ascoltati nelle questioni che li riguardano, avendo cura di dar seguito alle «linee guida per il processo minorile in Europa», approvate dal Consiglio d'Europa del 17 novembre 2010, che sanciscono, tra l'altro, il diritto del minore a essere ascoltato e a ricevere informazioni nell'ambito dei procedimenti giudiziari ed intrattenere regolarmente relazioni e contatti diretti con entrambi i genitori, in caso di separazione o divorzio, escludendo, innanzitutto, quale soluzione principale, l'affidamento del minore in casa-famiglia;

a predisporre politiche e programmi nazionali atti a garantire un progresso effettivo nell'eliminazione del lavoro minorile nel rispetto delle Convenzioni dell'ILO sul lavoro minorile;

a dare piena esecuzione alla Convenzione di Lanzarote garantendo in particolare alle bambine, in Italia e nel mondo, un adeguato sistema di istruzione, salute e protezione da violenze ed abusi;

a prevedere adeguate risorse per fare fronte alle differenti esigenze dei bambini (cognitive, emotive, sociali e fisiche) in età prescolare e scolare atteso che i fondi pubblici destinati a tali scopi risultano inferiori a quelli spesi per qualunque altro settore;

ad assicurare, nell'ambito delle proprie competenze, un efficace sostegno all'attività della Commissione parlamentare per l'infanzia.

(1-01192)
«Galletti, Capitanio Santolini, Carlucci, Calgaro, D'Ippolito Vitale, Binetti, Enzo Carra, De Poli, Anna Teresa Formisano, Rao, Tassone, Compagnon, Ciccanti, Naro, Volontè, Nunzio Francesco Testa, Mondello, Pezzotta».