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Atto a cui si riferisce:
C.1/01191 [Tutela dell'infanzia e dell'adolescenza]



Atto Camera

Mozione 1-01191 presentata da DONATO RENATO MOSELLA testo di martedì 20 novembre 2012, seduta n.720
La Camera,

premesso che:

in Italia vivono circa dieci milioni e 837 mila tra bambini e adolescenti, dei quali 1 milione e 38 mila sono di origine straniera, regolarmente iscritti all'anagrafe. Si tratta di una vasta parte della popolazione italiana le cui condizioni di vita nel corso degli ultimi anni hanno subito un drastico peggioramento per l'assenza di politiche adeguate, di interventi mirati e di risorse economiche sufficienti. Non a caso il Comitato Onu sui diritti dell'infanzia è intervenuto a più riprese per sollecitare l'Italia ad agire concretamente per migliorare la condizione dell'infanzia sul suo territorio;

a confermare la drammaticità delle condizioni nelle quali vivono molti minori italiani, è intervenuta l'Istat che, nel rapporto annuale sulla situazione del Paese (2012), ha sottolineato che 1 milione e 876 mila minori vivono in famiglie povere e 653 mila in condizioni di assoluta povertà; è proprio in virtù di questi dati che l'Italia è tra i Paesi OCSE quello con il tasso di povertà relativa più elevato fra i bambini: il 15 per cento dei bambini italiani, infatti, vive in famiglie con redditi inferiori alla media nazionale;

al Sud la situazione appare ancor più grave; la Sicilia conta la percentuale più elevata di persone di minore età povere - ben il 44 per cento -, seguita dalla Campania con il 32 per cento e dalla Basilicata con il 31 per cento. Nel complesso sono 1.227.000 i minori a rischio nel Sud Italia, ai quali si aggiungono 359 mila bambini che vivono in condizioni di povertà assoluta, ossia non dispongono di beni essenziali per il conseguimento di standard di vita minimamente accettabili. Secondo una recente indagine promossa da Save the Children insieme alla Fondazione con il Sud, su 100 bambini che vivono in Calabria e in Campania solo 3 hanno la possibilità di accedere all'asilo nido, mentre in tutto il Mezzogiorno la frequenza rimane in ogni caso 4 volte inferiore alla media nazionale;

dopo l'asilo, 3 studenti su 10 non arrivano al diploma, mentre mancano servizi essenziali, come ad esempio il tempo pieno che sono disponibili in meno di 1 caso su 10 - pari all'8,6 per cento nel meridione e al 7,1 per cento nelle isole - a fronte della percentuale molto più elevata del Nord-Ovest del Paese, pari al 42,6 per cento;

alla crisi economica che ha aggredito i risparmi delle famiglie, modificando le loro condizioni e gli stili di vita, si è sovrapposta una riduzione continua delle risorse pubbliche. Soltanto nell'ambito dell'educazione, secondo le stime dell'Ocse, nel 2008 la spesa dell'Italia si è collocata al 29 posto su 34 Paesi, si tratta del 4,8 per cento del Pil contro una media del 6,1 per cento;

povertà, dispersione scolastica, emarginazione sociale e mancanza di un welfare e di un sistema educativo adeguato, soprattutto al Sud, rappresentano una emergenza a cui si lega pericolosamente il rischio di uno sfruttamento del lavoro minorile e l'utilizzo di giovanissimi per le vergognose pratiche della criminalità organizzata;

per quanto riguarda i servizi destinati alla prima fase del ciclo di vita dei bambini, l'Italia appare lontanissima dagli obiettivi fissati a livello europeo, con riferimento in particolare agli asili nido. Al vertice di Barcellona del 2002, infatti, il Consiglio europeo, fermo restando l'obiettivo della piena occupazione, aveva deciso che gli Stati membri avrebbero dovuto rimuovere tutti gli ostacoli alla partecipazione femminile nel mercato del lavoro e fornire assistenza all'infanzia entro il 2010 ad almeno il 90 per cento dei bambini tra i 3 anni e l'età di scuola obbligatoria e almeno il 33 per cento dei bambini sotto i 3 anni. Oggi l'Italia si colloca tra gli ultimi posti in Europa per l'offerta di asili nido, con una copertura del 12 per cento dei bambini sotto i tre anni, a fronte del 35-40 per cento della Francia e del 55-70 per cento dei Paesi nordici. Senza contare le grandi differenze esistenti tra regione e regione: basti pensare che si passa dal 2,4 per cento degli utenti in Campania al quasi 30 per cento in Emilia Romagna. Nel complesso quasi tutte le regioni del Sud non riescono a garantire il 6 per cento dei bambini;

le famiglie spendono circa 302 euro al mese per assicurare al proprio bambino l'asilo nido comunale, ma i prezzi variano incredibilmente a seconda del comune o della regione. Si va dalla regione mediamente più economica come la Calabria dove la spesa è pari a circa 110 euro a quella più costosa, la Lombardia, dove i costi sfiorano i 400 euro mensili;

appare evidente che vi è una correlazione naturale tra la realtà del lavoro femminile e le politiche dell'infanzia: il 25 per cento delle donne occupate è costretta ad uscire dal mercato del lavoro con la nascita del primo figlio. In questo quadro, adeguate politiche di sostegno all'infanzia rappresentano uno strumento anche per assicurare alle madri la giusta conciliazione dei tempi cura-lavoro e dunque per consentire loro di proseguire l'impegno lavorativo. Allo stesso tempo, una rete più solida di politiche per la famiglia potrebbe rivelarsi fondamentale per incentivare un tasso di natalità che nel Paese è sempre più basso: per il quinto anno consecutivo, in Italia, il numero delle morti supera quello delle nascite. Secondo i dati del report demografico 2011 dell'Istat, il tasso di natalità scende al 9,1 per mille e il tasso di fecondità nazionale si mantiene ad un livello stabile solo grazie alla presenza delle donne straniere. Sono 556 mila i bambini nati nel 2011, seimila in meno rispetto all'anno precedente;

un aspetto particolarmente drammatico da sottolineare riguarda i minori vittime di tratta e di sfruttamento; un fenomeno questo in aumento in Italia anche per effetto del flusso costante di minori migranti non accompagnati che rappresentano una categoria fortemente a rischio. A ciò si aggiungono, secondo quanto riportato da Save the Children in un recente rapporto («I piccoli schiavi invisibili»), le condizioni di estrema povertà delle famiglie e in generale delle comunità di origine, i fenomeni di emarginazione sociale, i conflitti, le persecuzioni e le condizioni di instabilità politico-economica, che spingono i minori e i giovanissimi a fuggire con la speranza di trovare un luogo sicuro dove poter migliorare le loro condizioni di vita;

secondo lo stesso rapporto, sono 280 i minori vittime di tratta o di riduzione in schiavitù identificati attraverso procedimenti penali fra il 2004 e il 2011: provengono per la maggior parte dall'Europa orientale e balcanica; in misura inferiore sono invece i minori nati in Italia ma di origine straniera e per una quota ancora inferiore si tratta di minori provenienti da Asia ed Africa;

con riferimento ai minori stranieri che vivono in Italia, quello della cittadinanza rappresenta ormai un tema proprio di ogni società globalizzata e multietnica, che tuttavia in Italia non sembra aver avuto ancora la giusta priorità. Si tratta al contrario di una questione non più rinviabile che riguarda un numero sempre più ampio di persone, che sono i figli di immigrati, nati o giunti in Italia in tenera età, che frequentano le scuole italiane, condividono usanze, tradizioni, e linguaggi italiani ma continuano a vivere in una condizione di incertezza perché, nonostante tutto, rimangono per legge stranieri;

alla luce del quadro sin qui esposto, risulta urgente procedere ad una ridefinizione delle priorità dell'agenda politica del Paese, allo scopo di affrontare al meglio le principali problematiche che incidono sulla vita dei bambini e degli adolescenti italiani. La crisi economica internazionale, la più grave dal dopoguerra, non ha fatto altro che peggiorare uno stato di fatto, quello delle politiche per la famiglia, già fortemente debole, amplificando le criticità di un sistema normativo lacunoso ed incoerente, nel quale pesa «la mancanza di un sistema organico di protezione dei minori, le gravi sperequazioni da regione a regione, il piano di azione nazionale per l'infanzia e l'adolescenza privo di finanziamenti adeguati, l'insufficiente sostegno alla genitorialità», secondo quanto affermato dal Garante per l'infanzia e l'adolescenza nella sua prima relazione annuale al Parlamento;

assicurare il sostegno alle fasce più deboli, garantire una rete di protezione per le famiglie, oltre a riconoscere e promuovere i diritti dei bambini e degli adolescenti equivale ad assicurare una visione ampia e lungimirante sul futuro della società. Investire sui servizi all'infanzia e sulle politiche per la famiglia deve essere al centro dell'azione di ogni Governo come occasione di rilancio e crescita dell'economia e come speranza per l'avvenire,
impegna il Governo:
a dare seguito alle indicazioni che giungono dagli organismi internazionali e dalle istituzioni europee al fine di garantire la piena applicazione della normativa vigente in materia di promozione della tutela dell'infanzia e dell'adolescenza;

a prevedere l'opportunità di assicurare maggiori risorse per i servizi di assistenza all'infanzia, quali quelli relativi agli asili nido, al fine di adeguarli agli standard europei, non solo a livello quantitativo ma anche qualitativo;

a predisporre interventi volti ad assicurare e a promuovere la diffusione della conoscenza dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza anche attraverso campagne informative a livello nazionale, al fine di sensibilizzare l'opinione pubblica su questo tema;

a promuovere interventi a sostegno delle famiglie, con azioni finalizzate al contrasto della povertà e dell'esclusione sociale e alla realizzazione di un'adeguata rete di protezione sociale per le fasce più esposte al rischio d'impoverimento e i soggetti più deboli, quali sono i minori;

a predisporre misure e risorse per il Sud tali da garantire una copertura dei servizi di assistenza omogenea rispetto alle altre regioni italiane, superare le sperequazioni e assicurare in tal modo un sistema educativo ed un welfare adeguato, moderno e inclusivo;

ad assumere iniziative in grado di migliorare la realtà e le condizioni del lavoro femminile attraverso servizi di assistenza all'infanzia che possano migliorare la conciliazione tra lavoro e vita familiare;

a definire un nuovo ed organico sistema di accoglienza per i minori stranieri non accompagnati, al fine di superare il meccanismo emergenziale che ha caratterizzato le strutture sino a questo momento, con l'avvertenza che si tratta di soggetti fragili, che necessitano di un approccio mirato e di specifiche modalità di accoglienza;

ad affrontare la questione della cittadinanza ai «nati in Italia ancora giuridicamente stranieri», per superare una normativa non più idonea a rispondere ai bisogni di una società globalizzata in continua evoluzione.

(1-01191)
«Mosella, Fabbri, Pisicchio, Tabacci, Brugger».