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Atto a cui si riferisce:
S.1/00715 [Assicurare la continuazione del finanziamento e del funzionamento delle sezioni primavera nelle scuole]



Atto Senato

Mozione 1-00715 presentata da ANNA MARIA CARLONI
giovedì 15 novembre 2012, seduta n.836

CARLONI, CHIAROMONTE, SERAFINI Anna Maria, ANDRIA, ANTEZZA, ARMATO, ASTORE, BASTICO, CABRAS, DE LUCA Vincenzo, FOLLINI, GARRAFFA, GARAVAGLIA Mariapia, INCOSTANTE, MONGIELLO, SBARBATI - Il Senato,

premesso che:

l'Italia è il fanalino di coda delle politiche familiari europee; il nostro Paese, infatti, spende per le politiche sulla famiglia solo l'1,4 per cento del Prodotto interno lordo (Pil) a fronte di una spesa media dei Paesi Ocse del 2,2 per cento; Paesi come Francia, Gran Bretagna e Svezia spendono rispettivamente il 3,7 per cento, il 3,5 e oltre il 3 per cento del Pil;

dal rapporto Ocse del 14 settembre 2011 risulta che l'Italia riserva solo il 4,8 per cento del Pil alla scuola contro una media Ocse del 6,1 per cento; la scuola italiana si colloca al 29° posto su 34 Paesi e nella scuola primaria e secondaria si investe il 3,3 per cento contro il 3,8 per cento della media Ocse. Tra il 2000 e il 2008 in Italia la spesa sostenuta dagli istituti d'istruzione per studente nei cicli di livello primario, secondario e post secondario non universitario è aumentata solo del 6 per cento rispetto alla media Ocse del 34 per cento;

altrettanto preoccupante è il dato diffuso dall'Istat il 12 marzo 2012 da cui risulta che nel nostro Paese il 13 per cento dei giovani italiani e il 40 per cento dei giovani stranieri lascia la scuola per il lavoro;

secondo i parametri dell'Unione europea, il 24,4 per cento dei bambini e ragazzi italiani sono a rischio di povertà, il tasso più elevato della UE; il 70 per cento dei bambini e adolescenti poveri (1.266.000 persone, un terzo dei minori di anni 18) vive nel Mezzogiorno d'Italia;

considerato che:

la Commissione europea, nella comunicazione n. 66 del 17 febbraio 2011 ha evidenziato la necessità, in tutta la UE, di migliorare l'educazione e la cura della prima infanzia (Early Childhood Education and Care - ECEC) quale base essenziale per il buon esito dell'apprendimento permanente, dell'integrazione sociale, dello sviluppo personale e della successiva occupabilità, sottolineando l'importanza di un impegno eccezionale verso i servizi educativi e le scuole dell'infanzia;

nella lettera del 5 agosto 2012 il presidente della Banca centrale europea (Bce) Jean Claude Trichet ha invitato il Governo italiano a mirare al pareggio di bilancio nel 2014 e, a questo scopo, ha raccomandato essenziali misure significative per accrescere il potenziale di crescita, tra cui l'aumento della concorrenza, particolarmente nei servizi, il miglioramento della qualità dei servizi pubblici e il ridisegno di sistemi regolatori e fiscali che siano più adatti a sostenere la competitività delle imprese e l'efficienza del mercato del lavoro;

riconoscere il diritto all'educazione e all'istruzione soprattutto per i bambini che vivono in contesti sociali e familiari più svantaggiati e garantire scuole dell'infanzia con alto valore educativo significa dare a tutti i bambini una possibilità di recupero precoce;

rilevato che:

il "Piano straordinario per lo sviluppo dei servizi socio-educativi per la prima infanzia", frutto dell'Intesa raggiunta il 26 settembre 2007 in sede di Conferenza unificata, è nato dalla necessità di investire con misure straordinarie nella rete dei servizi per la prima infanzia, esplicitando come tali servizi si caratterizzino quali luoghi volti alla triplice direzione della promozione del benessere e dello sviluppo dei bambini, della conciliazione dei tempi di lavoro e di cura, e del sostegno al ruolo educativo dei genitori;

il Piano si proponeva l'obiettivo di aumentare di almeno 40.000 posti l'offerta complessiva dei servizi socio-educativi per la prima infanzia. Dai dati Istat riferiti all'anno scolastico 2010/2011 risulta che il numero totale dei posti disponibili è effettivamente aumentato in termini assoluti di oltre 55.000 unità; un risultato molto positivo che conferma la validità dell'iniziativa con cui si è avviato un processo di sviluppo netto e costante dell'offerta pubblica dei servizi socio-educativi per la prima infanzia;

tuttavia, negli ultimi anni la costante diminuzione dei finanziamenti a favore di tali progetti per l'infanzia sia da parte dello Stato che degli altri soggetti coinvolti nell'iniziativa, Comuni, privato sociale e privato convenzionale, ha determinato una significativa diminuzione in termini di quantità e qualità dei servizi per l'infanzia;

secondo quanto emerge anche dal rapporto di monitoraggio del Piano, presentato a Roma il 26 settembre 2012, oggi i tassi di accoglienza dei nidi e dei servizi integrativi per la prima infanzia rimangono bassi (18,9 per cento), con qualche eccezione per alcune Regioni del Centro-Nord;

netta è la spaccatura tra il Mezzogiorno e il resto del Paese, con Regioni come l'Umbria, l'Emilia-Romagna e la Toscana che raggiungono rispettivamente tassi di accoglienza pari al 31,9 per cento, 31,5, e 30,1 per cento, e altre Regioni, come la Sicilia, la Calabria e l'Abruzzo, che registrano rispettivamente tassi di accoglienza pari al 4,9 per cento, 6,2 e 6,9 per cento;

lo stato dei servizi per l'infanzia nel Meridione continua a rappresentare una delle più evidenti cause indirette che concorrono ad aggravare il basso tasso di natalità e dell'occupazione femminile;

il divario territoriale tra le Regioni continua a essere un tratto caratteristico e critico del Paese. Le differenze discriminano ancora fortemente le opportunità di accesso ai servizi da parte di bambini residenti in diverse aree territoriali sotto molteplici punti di vista: per un verso, nidi e servizi integrativi sono concentrati nel Centro-Nord e molto meno nel Sud e nelle isole (la percentuale di copertura, sempre per macro-aree, nel Centro-Nord oscilla fra 19,2 e 22 per i nidi e fra 1,7 e 3,1 per i servizi integrativi, mentre per Sud e isole le analoghe percentuali sono pari, rispettivamente, a 7,5 e 0,8), per l'altro, la percentuale più forte di accessi anticipati alla scuola dell'infanzia si realizza proprio nel Mezzogiorno e solo marginalmente nel Centro-Nord (i cosiddetti anticipatari alla scuola dell'infanzia, ancora per macro-aree, sono fra il 3,1 e il 3,3 per cento nel Centro-Nord, mentre nel Sud salgono all'8,5 per cento);

nel Mezzogiorno le liste di attesa per l'accesso alle sezioni primavera sono molto lunghe e la forte richiesta di attivazione di ulteriori sezioni avanzata dalle famiglie per l'anno scolastico 2011/2012 non è stata soddisfatta a causa della contrazione del contributo statale che è risultato inferiore a 17 milioni di euro per 1.604 sezioni, quando nell'anno scolastico 2007/2008, anno di avvio delle sperimentazione, il contributo statale era stato pari a 34.783.656 euro (fondi del Ministero dell'istruzione, università e ricerca, del Ministero per le politiche per la famiglia e del Ministero del lavoro), con un finanziamento medio di 25-30.000 euro per ogni sezione attivata;

negli anni successivi l'attività delle sezioni primavera è stata rifinanziata dal Governo attraverso risorse erogate dai medesimi Ministeri, integrate da contributi da parte di alcune regioni; in particolare, nell'anno scolastico 2008/2009 i contributi destinati ammontavano a 39.341.500 euro (di cui quasi 9 milioni a carico delle regioni), nell'anno scolastico 2009/2010 a 39.328.844 euro, di cui quasi 14 milioni a carico delle regioni, nell'anno scolastico 2010/2011 a 31.630.499 e nell'anno scolastico 2012 a 26.522.210 euro (di cui quasi 10 milioni regionali);

in particolare, nella Regione Campania nell'anno scolastico 2011/2012, con il finanziamento messo a disposizione dell'Ufficio scolastico regionale (USR) della Campania, pari a 2.454.166 euro, hanno fruito di contributo 172 sezioni primavera facenti capo a scuole statali, paritarie o asili nido convenzionati, con varie tipologie di orario e numero di bambini frequentanti. La Regione Campania non ha concesso finanziamenti in quanto non previsti nel proprio bilancio;

rilevato, inoltre che:

ad oggi le sezioni primavera contano circa 25.442 iscritti; si osserva, inoltre, la tendenza ad utilizzare le sezioni primavera al posto di altri servizi per la prima infanzia (asili nido, micro-nidi, eccetera);

questa anomalia può essere considerata come prova della mancanza di servizi per la primissima infanzia. Analizzando la situazione a livello di macro si possono leggere realtà - o forse modelli - di welfare diversi e complementari: il nido costituisce la parte prevalente del sistema delle opportunità nell'Italia del Nord e del Centro, mentre nel Mezzogiorno la situazione si rovescia perché la maggioranza dei bambini di età compresa tra 0 e 2 anni accolti in un servizio educativo frequenta, come anticipatario, la scuola dell'infanzia. Qui l'accesso anticipato alla scuola dell'infanzia è l'unica opportunità nei casi di carente sviluppo dell'offerta di nido;

considerato che:

per l'anno scolastico 2012/2013 il Ministero dell'istruzione ha comunicato che i fondi specifici per il finanziamento delle sezioni primavera potranno essere erogati, in misura non superiore a quelli destinati a tale servizio nell'anno scolastico 2011/2012, a seguito di approvazione del bilancio di previsione del Ministero per l'esercizio finanziario 2013;

per l'anno scolastico 2012/2013, al di fuori di qualsiasi programmazione e condivisione con le autonomie locali e con i soggetti gestori, essendo peraltro vigente l'accordo Stato-Regioni-autonomie locali, nessuno dei Ministeri interessati ha fornito alcuna certezza sull'effettiva disponibilità delle risorse per garantire il funzionamento delle sezioni primavera;

il Ministero dell'istruzione ha assicurato il contributo di sua competenza per l'attivazione delle sezioni primavera per l'anno scolastico 2012/2013 previsto nel disegno di legge di bilancio per il triennio 2013/2015, nella missione 22, programma 8, sul capitolo 1466 per la somma di 12 milioni di euro per ciascun anno del triennio;

tale previsione di bilancio è già stata comunicata all'Ispettorato generale di bilancio del Ministero dell'economia e delle finanze, in vista della sua approvazione definitiva da parte del Parlamento con la legge di bilancio;

l'Unione europea ha chiesto più volte agli Stati membri di raggiungere l'obiettivo di Lisbona di 33 posti di asilo nido ogni 100 bambini in età compresa tra 0 e 3 anni (33 per cento) entro la fine del 2010; il Mezzogiorno, in particolare, è ben lontano da tale obiettivo, con un dato che, al 31 dicembre 2011, non raggiunge i 10 posti per 100 bambini da 0 a 2 anni;

il potenziamento della rete dei servizi educativi per la prima infanzia necessita senza dubbio, per questo, del proseguimento di iniziative come quelle del "Piano straordinario", che è quanto mai auspicabile possano essere rilanciate in via organica e ordinaria anche per il futuro,

impegna il Governo:

1) ad intraprendere ogni azione idonea ad assicurare la continuazione del finanziamento e del funzionamento delle sezioni primavera avviate dal 2007;

2) a sostenere lo sviluppo e il consolidamento del sistema integrato dei servizi, in particolare destinando le risorse anche al sostegno delle spese di gestione dei servizi, nonché ad interventi volti a migliorare il livello qualitativo dell'offerta soprattutto nelle realtà sociali più disagiate del Mezzogiorno;

3) a riferire circa gli impegni assunti in ordine alle destinazione delle risorse europee relative al raggiungimento degli obiettivi fissati nel QSN (Quadro strategico nazionale) 2007-2013 riguardanti l'aumento dei servizi di cura alla persona, alleggerendo i carichi familiari per innalzare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, e circa lo stato di avanzamento dei progetti finanziati con il Fondo sociale europeo (FSE).

(1-00715)