• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
C.3/02605 [Sulla riorganizzazione della rete ospedaliera]



Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-02605 presentata da ANNA MARGHERITA MIOTTO
martedì 13 novembre 2012, seduta n.717
MIOTTO, FONTANELLI, LENZI, ARGENTIN, BOSSA, BUCCHINO, BURTONE, D'INCECCO, GRASSI, MURER, PEDOTO, SARUBBI, SBROLLINI, LIVIA TURCO, MARAN, QUARTIANI e GIACHETTI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
il decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, all'articolo 15, comma 13, lettera c), dispone che la riduzione dei posti letto al 3,7 per mille abitanti, di cui lo 0,7 per mille abitanti destinati alla riabilitazione e lungodegenza, sia effettuata dalle regioni nel rispetto degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all'assistenza ospedaliera fissati con decreto del Ministro interrogato, con il quale si approva il regolamento che li definisce;

entro la scadenza fissata del 31 ottobre 2012 il Ministro interrogato ha approvato il decreto, inviato alle regioni per la procedura di acquisizione della prevista intesa;

fin d'ora si evidenziano alcune criticità che destano diffusa preoccupazione in ordine alle ricadute sulla rete ospedaliera e sulla conseguente esigibilità del diritto alla salute, poiché l'applicazione degli standard indicati rischia di non garantire a tutti i cittadini i livelli essenziali di assistenza, in particolare:

a) la puntuale indicazione di standard per i servizi di diagnosi e cura in ambito ospedaliero non è accompagnata da analoga indicazione per i servizi che garantiscono la continuità assistenziale ed è assente la scadenza per le regioni, analoga al riordino ospedaliero, per la contestuale programmazione dei servizi extraospedalieri, strutture intermedie ed organizzazione distrettuale, indispensabili se si ritiene di poter ridurre i posti letto;

b) l'organizzazione ospedaliera è articolata su troppi livelli aventi ordine gerarchico, mentre il modello organizzativo più efficace articola le funzioni per complessità di cura e di assistenza in relazione a bacini di utenza crescenti: il modello previsto rischia di relegare negli ospedali «di base» cure meno qualificate - non meno complesse - perché è prevista una presenza di servizi di supporto modestissima, non più in linea con l'evoluzione delle tecnologie;

c) la presenza del pronto soccorso per bacini di popolazione di 80/150.000 abitanti in presidi di base, che sono privi di cardiologia e terapia intensiva, non può garantire appropriate cure in caso di urgenza ed emergenza e desta grande sorpresa la previsione di distanze dal pronto soccorso tali da poterlo raggiungere in 60 minuti, invece dei 20-30 minuti finora previsti, situazione ulteriormente peggiorata dalla previsione di una distanza da un dipartimento di emergenza e accettazione di primo livello raggiungibile in ulteriori 60 minuti;

d) il modello ospedaliero piramidale concentra nelle aziende ospedaliere e nelle aziende integrate ospedale-università, oltre alle eccellenze ed alle altissime specialità, anche tutte le risposte specialistiche per la cura dei malati: tale processo di concentrazione indebolisce la rete ospedaliera e finisce per congestionare i grandi ospedali; il gigantismo dei grandi ospedali è perseguito mediante la soppressione della rianimazione o della terapia intensiva nei presidi di base, ove peraltro è prevista la chirurgia; non compare la dialisi e nefrologia; è assente l'oncologia perfino nei presidi di primo livello e la cardiologia con emodinamica interventistica viene collocata solo nei presidi di secondo livello, nonostante le evidenze epidemiologiche suggeriscano una più congrua distribuzione territoriale di tali servizi specialistici -:
quali iniziative urgenti il Ministro interrogato intenda assumere al fine di modificare il regolamento citato in premessa, previa intesa con le regioni, in particolare sulle criticità sopra descritte, al fine di evitare che la riorganizzazione della rete ospedaliera comporti un peggioramento qualitativo delle prestazioni erogate ed una minor garanzia per i cittadini della sicurezza delle cure, oltre ad una difficile esigibilità dei livelli essenziali di assistenza che si tradurrebbe nell'indebolimento dell'accesso al diritto alla salute.
(3-02605)