• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/08409 [Tutelare i prodotti agroalimentari italiani ed i consumatori]



Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-08409 presentata da ANITA DI GIUSEPPE
giovedì 8 novembre 2012, seduta n.716
DI GIUSEPPE, ROTA e MESSINA. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:

dopo la disastrosa campagna agrumicola dello scorso anno, dovuta alle già note avversità climatiche, che hanno danneggiato il prodotto tale da renderlo invendibile, adesso l'attenzione è rivolta alla nuova stagione, con più ottimistiche previsioni sulla qualità e quantità di arance, soprattutto della qualità Ribera Dop, ma con nuove preoccupazioni derivanti dal rischio di concorrenza di altri Paesi produttori;

il 16 febbraio 2012, infatti, con la risoluzione A7-0023/12 il Parlamento europeo ha approvato un accordo, tra l'Unione europea e il Regno del Marocco, volto a liberalizzare il commercio di prodotti agricoli, di prodotti agricoli trasformati, del pesce e dei prodotti della pesca; la nuova intesa privilegia per entrambe le parti il rafforzamento di un'agricoltura industriale, ad alta intensità di capitali;

a seguito dell'accordo che prevede un'immediata liberalizzazione del 45 per cento (in valore) delle importazioni del Marocco provenienti dall'Unione europea, e la cancellazione immediata del 55 per cento dei dazi doganali su alcuni prodotti di ortofrutta provenienti dal Marocco, ad eccezione dei cosiddetti prodotti sensibili (pomodori, zucchine, clementine, cetrioli, aglio, fragole) che godranno comunque di un accesso agevolato al mercato europeo, da quest'anno sul mercato nazionale incomberà lo spettro della concorrenza delle arance marocchine;

in merito all'accordo citato, si ritiene utile ricordare che la Commissione agricoltura della Camera dei deputati, con la risoluzione n. 8-00145 approvata il 2 agosto 2011, impegnava il Governo pro tempore ad evitarne l'approvazione senza le opportune modifiche, che tenessero conto del rischio di trasformare in vantaggio competitivo, per il Marocco, i minori vincoli verso l'Europa;

la Commissione agricoltura del Parlamento europeo, inoltre, aveva espresso voto contrario all'accordo, con la seguente motivazione «accentuerà le già serie problematiche a livello di competitività causate dal differenziale di costo della manodopera tra l'Unione europea e il Marocco, la cui politica agroalimentare è orientata allo sviluppo e all'esportazione di grandi produzioni»; considerando anche l'aumento delle problematiche con le quali «i produttori comunitari devono già confrontarsi con i cospicui incrementi dei contingenti scaturiti dagli accordi con gli altri paesi mediterranei»;

in particolare, il parere della Commissione agricoltura del Parlamento europeo solleva una questione di enorme importanza per le produzioni di qualità italiane, laddove sottolinea che «la proposta di accordo non prevede la risoluzione delle problematiche inerenti alle indicazioni geografiche (IG), rinviate a negoziati futuri, da aprirsi in seguito all'entrata in vigore dell'accordo»;

un rapporto redatto a luglio 2012 dal dipartimento dell'agricoltura degli Stati Uniti (USDA), relativo alla produzione di arance nella campagna 2011/2012, riferisce che la produzione mondiale di arance ha subito un calo del 7 per cento rispetto al periodo precedente, attestandosi sui 51,1 milioni di tonnellate, a causa di una minore produzione in Brasile, Messico e Unione europea;

nel contempo, il consumo risulta diminuito del 2 per cento (28,5 milioni di tonnellate), e le esportazioni hanno registrato un 3 per cento in meno (3,9 milioni di tonnellate) di cui i principali destinatari sono stati l'Unione europea la Russia e l'Arabia Saudita;

limitando l'analisi all'aspetto evolutivo del prezzo delle arance nel mercato nazionale, la prima considerazione prende spunto dall'offerta, che proviene dalla Spagna, dal Sud Africa e dal Marocco, mentre come produzione nazionale prevalgono le arance di Sicilia (arance rosse di Catania, le Washington navel di Ribera) e le varietà prodotte in Calabria (la Navelina di origine calabrese) e nel centro Italia;

a parte il Sud Africa che sta per concludere la stagione con la varietà Valencia, in tutti gli areali di produzione menzionati si dovrebbero registrare notevoli cali di produzione, con punte anche del 45 per cento come per le arance rosse del Catanese, a causa delle pesanti tempeste e grandinate verificatesi nel Marzo del 2012. Nel contempo, gli analisti di mercato ripongono le speranze sulla nuova stagione, con previsioni più ottimistiche sulla qualità e quantità di arance di Ribera Dop;

per i produttori siciliani e meridionali, il rischio oggettivo derivante dall'accordo tra Unione europea e Regno del Marocco, è quello di dover competere con arance prezzate 17 centesimi al chilogrammo, mentre oggi, grazie proprio ai dazi, quelle stesse arance arrivano nell'isola con un costo tra i 30 ed i 35 centesimi al chilo, più o meno lo stesso costo del prodotto sulla pianta «made in sicily». Anche se per la prossima campagna agrumaria è prevista una riduzione del 30 per cento delle esportazioni del Marocco, a causa dei danni provocati alla produzione dalla siccità, è chiaro che il rischio è soltanto rimandato;

è evidente che l'accordo approvato dal Parlamento europeo espone il settore primario italiano al rischio di svantaggio competitivo, sia con riferimento ai prezzi di entrata di alcuni prodotti, ma anche alla compatibilità, con le vigenti normative europee in termini di standard qualitativi, di protezione ambientale, di condizioni dei lavoratori, di tutela sindacale e di sicurezza alimentare;

appare lecito, agli interroganti, temere il rischio di eventuali contraffazioni, nel tentativo di spacciare per «made in Sicily», arance di tutt'altra provenienza rispetto a quelle italiane che sono di grande pregio -:

se il Ministro sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e se non ritenga che l'accordo siglato tra l'Unione europea ed il Marocco possa determinare uno svantaggio competitivo per le produzioni agroalimentari italiane;

se il Ministro non ritenga utile, nell'interesse del settore primario nazionale, attivarsi presso le istituzioni europee, affinché i negoziati relativi alle indicazioni geografiche vengano gestiti nel minor tempo possibile;

quali iniziative intenda adottare, nell'ambito delle proprie competenze, ed in che tempi,per promuovere quantomeno un sistema di vigilanza e di monitoraggio sulla corretta attuazione dell'accordo, al fine di tutelare i prodotti agroalimentari italiani ed i consumatori, garantendone le tutele sanitarie. (5-08409)