• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/08372 [Procedura di mobilità avviata nei confronti di lavoratori impiegati presso imprese di call center]



Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-08372 presentata da CESARE DAMIANO
lunedì 5 novembre 2012, seduta n.713
DAMIANO, CODURELLI, BELLANOVA, BOBBA, BOCCUZZI, GATTI, GNECCHI, MATTESINI, MIGLIOLI, RAMPI e SCHIRRU. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:


il 25 ottobre 2012 i segretari generali di SLC-CGIL, FISTel-CISL e UILCOM-UIL, mediante l'invio di una lettera a tutti rappresentanti istituzionali competenti, hanno richiamato l'attenzione sull'ennesimo caso di procedura di mobilità avviata nei confronti di lavoratori impiegati presso imprese di call center;


la società Teleperformance ha infatti annunciato il licenziamento di 785 dipendenti, tutti giovani e con una presenza femminile di oltre il 70 per cento, di cui 164 nella sede romana e 621 in quella di Taranto, città già duramente segnata dalla drammatica crisi dell'Ilva e che da quest'ultima vicenda potrebbe subire un colpo decisivo per la propria economia;


i rappresentanti sindacali denunciano il paradosso prodotto dal ricorso da parte delle aziende agli sgravi fiscali previsti dalla legge n. 407 del 1990, alle risorse stanziate dal fondo sociale europeo e ai contributi regionali, che hanno condizionato il mercato del lavoro, favorendo la creazione di posti di lavoro a basso costo, anche il 30 per cento in meno, spingendo fuori dal mercato i call center dove gli incentivi sono terminati;


tale situazione determina la scelta dei committenti delle società di call center di cambiare appalto ogni 3 anni al fine di usufruire degli sgravi in modo permanente ottenendo tariffe inferiori, mentre queste ultime, nei casi in cui rimangano escluse dai benefici degli sgravi, perdono le commesse provvedendo di conseguenza a licenziare il personale;


le organizzazioni sindacali nel corso della trattativa relativa al rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro, hanno proposto di inserire una norma ampiamente utilizzata nei Paesi europei, la cosiddetta clausola sociale, la quale in caso di cambio di appalto vincola le imprese a utilizzare il personale già impiegato nelle stesse attività; tale proposta, affermano i rappresentanti sindacali, non è stata presa in considerazione dalle imprese, poiché farebbe venir meno la possibilità di ricorrere agli incentivi che garantiscono un costo del lavoro inferiore a quello previsto dal contratto;


il mancato accordo su questo punto ha determinato l'interruzione della trattativa e ha provocato due scioperi che hanno raccolto un altissimo numero di adesioni e la partecipazione di tutti i lavoratori della filiera - solidali con l'anello più debole della catena rappresentato dai lavoratori impegnati nelle attività gestite in outsourcing - uniti nel reclamare l'inserimento di norme a tutela del lavoro di questi giovani lavoratori -:


se non intenda provvedere alla convocazione di un tavolo di lavoro con le organizzazioni sindacali, le imprese del settore e i rappresentanti istituzionali competenti al fine di individuare soluzioni che consentano di evitare il licenziamento dei lavoratori di cui in premessa nonché di impedire il ripetersi di vicende simili e per agevolare l'indirizzo delle risorse pubbliche nei confronti delle aziende che, grazie alla ricerca e alla produttività, fanno della stabilità occupazionale un punto di forza. (5-08372)