• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/08354 [Sul sovraffollamento delle carceri]



Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-08354 presentata da LUCIA CODURELLI
mercoledì 31 ottobre 2012, seduta n.712
CODURELLI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:

in qualità di parlamentare della Repubblica l'interrogante si è recata in visita, diverse volte, nelle strutture carcerarie di Lecco e Sondrio rilevando ogni volta un peggioramento complessivo delle condizioni in cui versano tali strutture a causa del sovraffollamento, della carenza di personale, della mancanza di risorse economiche, ma soprattutto delle difficoltà oggettive nello svolgimento di attività lavorative e non solo che aiutino un reinserimento futuro del detenuto nella società. Situazione che è comune in quasi tutte le carceri del paese;

nelle strutture di Lecco e Sondrio, di piccole dimensioni rispetto ad altre città, per questo la gestione dovrebbe permettere condizioni più favorevoli, questo non avviene per la mancanza della figura del direttore e vengono di fatto autogestiti dalla polizia penitenziaria, cioè da chi ha la funzione della sicurezza. Il passo verso il carcere di contenzione è breve e la scarsità del personale restante, che sembra si voglia ancora ridurre, lo rende inevitabile;

sono stati presentati progetti al dirigente regionale della Lombardia per almeno alleviare la situazione inoltre sono state inoltrate sia per Sondrio che Lecco, richieste di manutenzione senza però ottenere risposta;

queste problematiche che emergono ogni qualvolta ci si reca in visita in dette strutture carcerarie, trovano puntuale riscontro nel documento (allegato) Prot. n. 17417/1.16.3.3 firmato da numerosi tra garanti regionali, provinciali e comunali ed inviato (all'attenzione del Ministro della giustizia nonché al capo del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria Giovanni Tamburino, al vicecapo dipartimento dell'amministrazione penitenziaria Simonetta Matone, al vicecapo dipartimento dell'amministrazione penitenziaria Luigi Pagano nel quale si esprime preoccupazione per il riesame della spesa della amministrazione penitenziaria che potrebbe rappresentare un rischio circa la tenuta del sistema che viene compromessa nella sua corrispondenza costituzionale;

viene eliminata la spesa per l'ordinaria e straordinaria manutenzione dei fabbricati. L'amministrazione penitenziaria è in possesso di un patrimonio consistente che oggi rischia il degrado ed il definitivo abbandono;

la mancanza di risorse economiche impedisce inoltre l'attuazione di attività essenziali per la esecuzione della pena: lo svolgimento di attività lavorativa e di formazione professionale, lo svolgimento di corsi scolastici (che fanno capo alla pubblica istruzione, ma male si prestano ad essere attivati con le normali regole della scuola), la prestazione di assistenza sanitaria, compresa quella psichiatrica (che fa capo alla regione, ma viene limitata anche nei confronti di questa), l'assistenza psicologica (ancora a carico DAP), essenziale per la prevenzione suicidi, nonché la fornitura di materiali per la pulizia dei locali di vita, necessaria per evitarne l'ulteriore degrado. Sintetizzando viene meno lo svolgimento delle altre attività previste, cui la amministrazione penitenziaria è impegnata ai sensi della legge 26 luglio 1975, n. 354 e successive modifiche;

l'omissione di tutte queste attività è stata più volte censurata dalla Corte europea per i diritti dell'uomo nei confronti dello Stato italiano ma la radicale soppressione delle risorse economiche renderà inevitabili e sempre più numerose le omissioni precedenti. Con la conseguenza di nuove spese derivanti dalle condanne in sede europea;

di contro non può non suscitare stupore il mantenimento della spesa per la fornitura e la messa in funzione di braccialetti elettronici, prevista dall'articolo 47-ter, comma 4-bis ordinamento penitenziario, che, per le sue rare applicazioni, andrebbe soppresso;

il riesame della spesa inoltre riscrive la normativa riguardante aspetti centrali ed essenziali della organizzazione penitenziaria. Si tratta di un autentico programma di ristrutturazione che cambia radicalmente l'amministrazione penitenziaria, in modo da incidere fortemente sui suoi fini e sulle sue funzioni, che cessano di essere quelle previste dalla Costituzione e dall'ordinamento penitenziario;

emerge a parere dell'interrogante una situazione nella quale l'istituzione dell'amministrazione penitenziaria diventa di sola contenzione. C'è l'intenzione di sopprimere le direzioni in molti istituti di modeste dimensioni, che verranno poi abbinati ad altri maggiori (per l'intero territorio nazionale si parla di circa un centinaio di istituti senza direzione autonoma). Questa attribuzione plurima delle direzioni, porterà inevitabilmente alla scarsa presenza dei direttori presso gli istituti aggiunti. Se gli stessi si trattengono negli istituti di maggiori dimensioni, il loro impegno presso gli stessi sarà assorbente e ci sarà poco tempo per gli altri. A quest'ultimi provvederà un commissario della polizia penitenziaria, figura che un concorso in via di conclusione starebbe per immettere in servizio in numero elevato, mentre da oltre venti anni non viene espletato un concorso per direttori degli istituti;

si profila dunque la situazione nella quale gli istituti minori, quasi la metà dell'intero complesso, verranno autogestiti dalla polizia penitenziaria, cioè da chi ha la funzione della sicurezza. Il passo verso il carcere di contenzione è breve e la scarsità del personale restante, che sembra si voglia ancora ridurre, lo rende inevitabile;

altra misura che si prevede è quella della riduzione di molte sedi di servizio sociale. Parrebbe che, per le singole regioni ne resti una sola, quella del capoluogo. La impossibilità di spostarsi (per assenza di auto o di benzina, se le auto ci sono), nonché il territorio molto vasto su cui operare, renderà lunghissimi i tempi per le relazioni di servizio sociale da trasmettere ai tribunali di sorveglianza e probabilmente, in molti casi, lo renderà impossibile. Anche le funzioni di aiuto e controllo sul territorio, cui è dedicata la sentenza costituzionale n. 343 del 1987, che le ha costituzionalizzate, diventeranno impraticabili;

in conclusione verrà soppressa la direzione generale esecuzione penale esterna che rischia di «istituzionalizzare» il carcere di sola contenzione tradendo il principio costituzionale, l'articolo 27 comma 3 Cost., per il mancato adempimento del quale l'Italia è sempre più frequentemente condannata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo. Il tutto con una procedura che, nel suo tratto finale, è di carattere amministrativo e che via amministrativa va secondo l'interrogante a modificare sostanzialmente la Costituzione -:

quali siano gli orientamenti del Governo in merito alla situazione esposta in premessa e cosa intenda fare per garantire il rispetto di principi costituzionali, che in previsione della riscrittura di una nuova normativa, sembrerebbero violati;

come intenda dare risposta in tempi rapidi alle richieste di manutenzione e di riorganizzazione dei servizi indispensabili inoltrate dalle case circondariali ai dirigenti regionali.(5-08354)