• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/18306 [Discarica galleggiante in un'isola nell'oceano Pacifico]



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-18306 presentata da FRANCESCO BARBATO
lunedì 29 ottobre 2012, seduta n.710
BARBATO. - Al Ministro degli affari esteri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:

«Pacific Trash Vortex» oppure «Great Pacific Garbage Patch» sono i nomi assegnati ad un'isola formatasi spontaneamente nell'oceano Pacifico tra la California e le isole Hawaii in un punto detto il «giro» del nord Pacifico e grande quasi ben due volte l'Italia;

quest'isola, formatasi in modo del tutto naturale, per effetto delle correnti marine è formata non da terra, rocce e sabbia bensì da rifiuti perlopiù in plastica accumulatisi in questi ultimi anni fino a raggiungere i 10 metri di profondità (http://www.architetturaecosostenibile.it/materiali/smaltimento-e-riciclo/la-plastica-invade-il-pianeta-rinvenuto-un-vero-e-proprio-con-tinente-di-rifiuti-in-mare-pacific-tr.html);

si tratta di circa 100 milioni di tonnellate di rifiuti plastici presenti in mare;

l'isola dei rifiuti è un immenso ammasso di plastica e immondizia;

questa discarica galleggiante non solo non accenna a ridursi, ma secondo le ultime ricerche si sta addirittura espandendo. Lo affermano gli oceanografi dello Scripps Institute in un articolo pubblicato su Biology Letters. Secondo i ricercatori, l'aumento della massa di immondizia galleggiante sta mettendo in grave pericolo i più piccoli abitanti dell'Oceano;

molti insetti e creature marine stanno deponendo le uova sul materiale plastico che ricopre le acque anziché sui detriti naturali che normalmente dovrebbero galleggiare sulla superficie. «Si tratta di qualcosa che non dovrebbe trovarsi lì e che nel medio periodo potrebbe danneggiare irrimediabilmente il micro-habitat che si trova alla base dell'intero ecosistema oceanico» ha dichiarato alla stampa Miriam Goldstein, una delle ricercatrici;

nel 2006 il Los Angeles Times aveva raccontato la triste fine di oltre 200.000 albatross dell'atollo Midway che, sorvolando la distesa di pattume, hanno scambiato i rifiuti per cibo, morendo così intossicati, soffocati o disidratati;

i ricercatori sostengono che ogni chilometro quadrato di mare ospita oltre 30.000 rifiuti plastici, le cui dimensioni possono anche essere inferiori al centimetro. E questo spiegherebbe come mai, secondo le analisi, oltre il 10 per cento del pesce pescato dagli oceanografi dello Scripps Institute aveva ingerito plastica (http://www.focus.it/ambiente/ecologia/l-isola-rifiutata-C11.aspx);

una bottiglia di plastica impiega quasi 1000 anni per biodegradarsi;

ad effettuare la triste scoperta sembra che non siano stati i satelliti che nemmeno riuscivano a rilevarla, bensì dei marinai che solcavano quell'area;

tale isola avvelena la fauna marina ed i volatili che vi trovano riparo cibandosene;

la fauna nutritasi con tali rifiuti laddove finisse sulle nostre tavole rappresenterebbe un fatto nocivo per la salute;

la difesa e la tutela dell'ecosistema oceanico è dovere di ciascun cittadino del mondo;

tale isola «rifiutata» rappresenta una seria minaccia alla natura ed ai mari se non alla navigazione;

l'istituto oceanografico statunitense «Scripps» l'ha visitata e studiata, raccogliendo diversi pezzi di plastica -:

se il Governo sia informato dei fatti esposti e/o di quali notizie disponga in materia e se non intenda sensibilizzare le autorità internazionali per un intervento comune o diversamente richiedere informazioni per il tramite dell'ambasciata americana in Roma al fine di acquistare lo stato dell'arte sull'«isola» per bonificare quel lembo marino e restituire alla natura la sua dignità e la sicurezza ai prodotti ittici. (4-18306)