• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/08469 [Inquinamento elettromagnetico]



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-08469 presentata da ELIO LANNUTTI
giovedì 18 ottobre 2012, seduta n.816

LANNUTTI - Ai Ministri della salute e dello sviluppo economico - Premesso che:

come risulta dal sito "altocasertano.wordpress.com", la sentenza della Corte di cassazione, sez. Lavoro, 12 ottobre 2012, n. 17438, ha confermato «la sentenza della Corte di Appello di Brescia del 22.12.2009 che condannò l'INAIL a corrispondere ad un manager la rendita per malattia professionale prevista per l'invalidità all'80% legata all'uso di cordless e cellulari per motivi professionali. Il manager aveva agito in giudizio deducendo che, in conseguenza dell'uso lavorativo protratto, per dodici anni e per 5-6 ore al giorno, di telefoni cordless e cellulari all'orecchio sinistro aveva contratto una grave patologia tumorale (il neurinoma del Ganglio di Gasser"). La sentenza rappresenta un decisivo passo verso il riconoscimento completo dei reali rischi per la salute da esposizione alle onde elettromagnetiche. Le indicazioni fornite dal Consiglio d'Europa e dalla IARC/OMS che indica le radiofrequenze come possibili cancerogeni. Oltre al riconoscimento della correlazione causa-effetto tra utilizzo del cellulare e/o cordless e patologie invalidanti, la sentenza introduce un altro elemento di assoluta rilevanza: le indagini nei luoghi di lavoro non possono essere eseguite sulla base di valutazioni teoriche e "white list" che escludano a priori alcune fonti, ritenendole ininfluenti»;

la sentenza apre uno spiraglio molto importante in una materia che da circa 15 anni vede dibattuto nelle corti italiane (e non solo) il tema della tutela da immissioni ed emissioni elettromagnetiche da radiofrequenza (e anche a bassissime frequenze o ELF), provenienti dalle stazioni radio base della telefonia cellulare e non solo (si pensi alle radio-televisioni ben più potenti) e che ha determinato una vivace giurisprudenza e notevoli spunti dottrinali;

si legge ancora sul sito citato: «Questa sentenza, che ha un'eco a livello mondiale (ci sono diverse class action iniziate negli USA che attendevano questa conferma) (...) arriva nelle stesse ore in cui il Governo Italiano ha avviato un percorso di de-regulation delle misurazioni della esposizione»;

considerato che:

il Consiglio d'Europa dal 2011 ritiene gli attuali standard di sicurezza non sufficienti a tutelare la salute pubblica ed in particolare il limite italiano è fra i più bassi del mondo;

a quasi dieci anni dall'entrata in vigore della legge n. 36 del 2001, alla luce dell'elevato grado di inquinamento elettromagnetico e dell'inesistenza di qualsiasi forma di protezione dagli effetti nocivi per la salute della popolazione che l'elettrosmog comporta, appare urgente e non più procrastinabile procedere all'adozione dei decreti di attuazione previsti dalla legge e non ancora adottati, anziché procedere alla modifica di uno dei pochissimi provvedimenti emanati in attuazione della legge quadro n. 36 del 2001,

si chiede di sapere:

quale sia lo stato dei decreti di attuazione previsti dalla legge n. 36 del 2001;

quali iniziative, alla luce della sentenza della Cassazione che getta una nuova prospettiva sul riconoscimento delle malattie professionali causate da elettrosmog, il Governo intenda assumere al fine di dare completa attuazione alla legge sull'elettrosmog e comunque a non semplificare e deregolare un settore così delicato, ma piuttosto a rafforzare ogni forma di tutela della salute dei cittadini affinché il principio di utilità economica non finisca per prevalere sul diritto alla salute, alla tutela dell'ambiente e del paesaggio.

(4-08469)