• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/08156 [Ricerca e coltivazione di idrocarburi]



Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in Commissione 5-08156 presentata da SERGIO MICHELE PIFFARI
mercoledì 17 ottobre 2012, seduta n.705
PIFFARI e CIMADORO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:


nell'ambito del diritto dell'Unione europea la direttiva è uno degli atti che il Parlamento, congiuntamente con il Consiglio, può adottare per l'assolvimento dei compiti previsti dai trattati, perseguendo un obiettivo di armonizzazione delle normative degli Stati membri; la direttiva vincola lo Stato membro cui è rivolta per quanto riguarda il risultato da raggiungere, salva restando la competenza degli organi nazionali in merito alla forma e ai mezzi (articolo 288 TFUE, 3o comma);


in data 19 settembre 2012, il Parlamento europeo, nell'ambito della discussione del progetto di legge comunitario sulla trivellazione off shore del relatore on. Justas Paleckis, ha espresso un principio preventivo in ordine ad un «chi inquina paga»: la Commissione ambiente ha approvato con 55 voti a favore e 10 contrari una mozione che recita: «Le compagnie petrolifere devono essere ritenute responsabili dei costi e di tutti gli eventuali danni ambientali ed avere i mezzi per pagarli, altrimenti non potranno ricevere le licenze per trivellare nelle acque europee»;


il relatore, Paleckis, ha rimarcato che «La legislazione dovrà esigere più chiaramente dagli sfruttatori che mettano in campo le garanzie finanziarie necessarie per coprire i costi legati al disinquinamento ed all'indennizzo in caso di grandi incidenti. Questa decisione è conforme ad un principio chiave della legislazione dell'Unione in materia di ambiente e cioè "chi inquina paga"»;


in data 9 ottobre 2012 la commissione ha varato il testo della sovracitata mozione a larga maggioranza (48 a favore, 7 contrari e un'astensione); si attende ora un unico voto della plenaria del Parlamento europeo entro l'anno;


a livello nazionale la ricerca e la coltivazione di idrocarburi si inquadrano nel contesto del cosiddetto diritto minerario ma rientrano anche nel settore energetico (materia di legislazione concorrente Stato/regioni secondo la costituzione; come purtroppo accade per molte materie, per ottenere un quadro completo delle norme che regolano queste attività, occorre sovrapporre la lettura di un buon numero di leggi che si sono succedute nel tempo (dal regio decreto 29 luglio 1927, n. 1443 alla legge 23 luglio 2009, n. 99); in estrema sintesi, si può dire che i giacimenti di idrocarburi sono di proprietà dello Stato (sistema demaniale), che la loro ricerca e sfruttamento sono considerati di interesse pubblico e vengono effettuati da imprese private (italiane, comunitarie o provenienti da Paesi per i quali esiste reciprocità nei riguardi di imprese italiane) in un regime giuridico di concessione (titolo minerario);


gli interroganti, in data 3 ottobre 2012, comunicava a mezzo stampa la propria preoccupazione in merito alle notizie riportate da numerosi organi di stampa (ansa.it, Corrieredellasera.it) riguardanti le concessioni in sanatoria del Ministro dello sviluppo economico sulle autorizzazioni per la trivellazione nei nostri mari a meno di 5 miglia dalla costa dello Stato; inoltre nella nota si eprimeva un'adeguata preoccupazione riguardo all'armonia tra le disposizioni nazionali e le normative europee, poiché se da un lato si permetteva la creazione di un rischio ambientale per opera di soggetti privati non aventi i requisiti, dall'altro si esponeva lo Stato ad un nuovo procedimento d'infrazione delle disposizioni europee;


si è appreso da un articolo pubblicato dal Corriere della Sera del giorno 4 ottobre 2012 che in Lombardia sono state concesse numerose autorizzazioni per l'esplorazione. C'è la multinazionale Exploenergy per un'area di 290 chilometri quadrati tra Bergamo, Brescia e Cremona; c'è la Compagnia generale idrocarburi, con il progetto Momperone, e il colosso nazionale Enel Longanesi con Rocca Susella, 360 chilometri tra Varzi e Voghera, nel Pavese, e Tortona, nell'Alessandrino, tutta terra di vigneti doc, per cercare idrocarburi, soprattutto gas; ma c'è anche l'americana Mac Oil, che ha già avuto il via libera dalla Regione Lombardia per il progetto San Grato e ora sta aspettando quello del ministero per avviare un'indagine sismica non soggetta a verifica di impatto ambientale per individuare eventuali giacimenti e poi perforare qualche pozzo esplorativo tra Cremona, Lodi, Milano e Pavia. Sempre riportato dal menzionato articolo sono quattordici i permessi di ricerca già concessi, mentre undici in oltre 40 comuni sono quelli in fase di valutazione, quasi una richiesta per provincia lombarda, tutte coinvolte tranne Lecco e Sondrio. I petrolieri stessi, tramite Assomineraria, hanno già fatto sapere di essere pronti a estrarre tutto il nostro oro nero, investendo nell'arco dei prossimi quattro anni 12 miliardi di euro per nuovi impianti produttivi in tutta Italia;


da numerose fonti di stampa del luglio 2012 (La Repubblica, Il Sole 24 Ore, AGI) si è venuti a conoscenza di un quadro sconcertante riguardo il sistema di autorizzazioni volto allo sfruttamento delle energie eolico/solari nel nostro Paese. Il settore pubblico/privato infatti ha visto emergere numerosi casi di inquinamento delle aste da parte di soggetti non aventi diritto, sia dal punto di vista patrimoniale, sia dal punto di vista tecnico, attraverso, come nel caso di Sicilia e Calabria, un'alterazione se non la stessa partecipazione diretta delle cosche alle gare di concessione pubbliche -:


alla luce dei fatti riportati, se il Ministro interrogato sia a conoscenza di tali attività e quali azioni di propria competenza abbia intrapreso al fine di tutelare l'ambiente e l'ecosistema delle aree interessate. (5-08156)