• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/18128 [Suicidi in carcere]



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-18128 presentata da RITA BERNARDINI
mercoledì 17 ottobre 2012, seduta n.705
BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:


secondo quanto riportato da pressoché tutte le agenzie di stampa il 15 ottobre 2012, Pietro Ribisi, 61 anni, di Palma di Montechiaro (Agrigento), condannato all'ergastolo per l'omicidio del giudice Antonino Saetta, si sarebbe suicidato nel carcere di Cerinola, nel casertano;


il segretario generale del sindacato autonomo della polizia penitenziaria (Sappe), riferisce che il detenuto si sarebbe impiccato nella sua cella giovedì 11 ottobre;


sulla vicenda, Nicolò Ribisi, figlio del detenuto ha rilasciato la seguente dichiarazione: «Mio padre ha trascorso 20 anni in carcere di cui 11 col regime del 41-bis. Non aveva motivo di suicidarsi proprio ora che poteva sperare in qualche beneficio. Anzi per me potrebbe essere stato ucciso. È stata aperta un'inchiesta che non è stata archiviata. Dire che si è suicidato è quantomeno un anticipazione del risultato investigativo che ancora non c'è. Mio padre non stava bene. Non riusciva a dormire. L'ho visto martedì scorso. Avevamo chiesto di farlo trasferire in un penitenziario con annesso ospedale ma giovedì è morto. Il pubblico ministero ha sequestrato la cella e tutti gli effetti personali di mio padre. Dicono che si è impiccato. Ma ho visto il suo collo dopo che ci hanno riconsegnato la salma: ha un segno che va verso il basso non verso l'alto. E ha le dita della mano sinistra nere come se avesse tentato di impedire che lo strangolassero»;


secondo quanto riferito dal sindacato di polizia penitenziaria OSPAPP, il 13 ottobre 2012 un detenuto comune di 28 anni si è tolto la vita impiccandosi nel reparto Avellino del carcere Poggioreale di Napoli;


inoltre rimangono ancora «da accertare» secondo gli inquirenti, le cause della morte di un detenuto tunisino avvenuta martedì 9 ottobre 2012 nel carcere di Busto Arsizio: il cappio, lo sgabello, la testa quasi staccata non sono bastati per definirlo come «suicidio», secondo quanto riferito da Ristretti Orizzonti -:


quale sia l'esatta dinamica dei suicidi indicati in premessa;


se e quali fossero le misure di prevenzione e/o cautela che la direzione dell'istituto di pena aveva attivato nei confronti dei detenuti trovati privi di vita all'interno delle loro celle;


per quali motivi i detenuti in questione non fossero guardati a vista;


se prima dei tragici eventi i detenuti avessero avuto colloqui con lo psicologo;


se nel caso di specie non intenda avviare una indagine amministrativa interna al fine di appurare se non siano ravvisabili profili di responsabilità disciplinare in capo al personale penitenziario tenuto alla custodia dei detenuti indicati in premessa;


se non si ritenga oramai indifferibile riferire sulla reale consistenza del fenomeno delle morti in carcere, nei centri di identificazione ed espulsione (CIE) e in tutti gli altri luoghi di privazione della libertà, in modo che possano essere concretamente distinti i suicidi dalle morti per cause naturali e da quelle, invece, avvenute per cause sospette. (4-18128)