• Testo INTERPELLANZA

link alla fonte

Atto a cui si riferisce:
S.2/00535 [Sul riordino delle province]



Atto Senato

Interpellanza 2-00535 presentata da SALVATORE TOMASELLI
martedì 16 ottobre 2012, seduta n.814

TOMASELLI, DONAGGIO, MONGIELLO, BOSONE, SACCOMANNO, FIORONI, BUBBICO, ANTEZZA, CHIURAZZI, GRANAIOLA, NESSA, DI STEFANO, LANNUTTI, TEDESCO, DE SENA - Al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione - Premesso che:

il decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, recante "Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini", convertito, con modificaizoni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, all'art. 17, dispone un generale riordino delle province attraverso un articolato e complesso procedimento di coinvolgimento delle comunità locali e delle regioni;

in particolare, tale processo di riordino ha per obiettivo la soppressione di un numero consistente di province, la loro riaggregazione in nuove province o l'accorpamento in province escluse dai criteri di riordino per giungere, comunque, ad una sostanziale riduzione del numero attuale delle stesse;

il testo di legge richiamato, come modificato ed integrato nel corso dell'esame parlamentare, delinea un complesso procedimento, articolato in ben quattro fasi: definizione dei criteri da parte del Governo; deliberazione delle ipotesi di riordino sulla base dei requisiti da parte dei Consigli delle autonomie locali; deliberazioni di proposte di riordino da parte delle Regioni; riordino definito con provvedimento di legge da parte del Governo;

viene, altresì, previsto che l'intero procedimento richiamato si completi entro il mese di ottobre 2012;

considerato che:

tale processo di riordino delle province si collega a quanto disposto dall'art. 23 commi 14-21, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, con cui si modifica sostanzialmente la natura dell'ente provincia da ente elettivo a ente di secondo grado;

in particolare, il decreto-legge n. 201 del 2011 interviene modificando l'assetto delle funzioni e degli organi di governo dell'ente provincia, attribuendo alle province le sole funzioni di indirizzo e coordinamento delle attività dei comuni nelle materie e nei limiti indicati con legge statale o regionale;

ancora, il decreto-legge n. 201 del 2011 individua nel Presidente e del Consiglio provinciale gli unici organi della provincia e trasforma il Consiglio provinciale in organo composto unicamente da membri eletti dagli organi elettivi dei comuni, mentre il Presidente verrà eletto da parte dello stesso Consiglio provinciale secondo modalità stabilite con successiva legge statale;

su tali disposizioni pendono i ricorsi presentati alla Corte costituzionale da diverse regioni - tra le quali Piemonte, Lombardia, Veneto, Molise, Lazio e Campania - per la dichiarazione di illegittimità costituzionale, la cui trattazione è stata fissata per il 6 novembre 2012, in udienza pubblica;

i ricorsi presentati dalle regioni, seppure con sfumature ed approfondimenti diversi, lamentano che le disposizioni approvate sono palesemente in contrasto con i principi e le disposizioni costituzionali che disciplinano i rapporti tra lo Stato e le autonomie territoriali e, in particolare, con gli articoli 5, 114, 117, secondo comma, lettera p), e sesto comma, 118 e 119 della Costituzione e sono, altresì, incongruenti con i principi generali della disciplina degli enti locali dell'ordinamento;

richiamato che:

nel corso dell'audizione svolta il 3 ottobre 2012 presso la I Commissione permanente (Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni) della Camera, il Ministro per la pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi, in relazione al processo di riordino delle province, ha sostenuto che una decisione da parte del Governo sul funzionamento degli enti di secondo livello ci sarà soltanto dopo la pronuncia che la Corte costituzionale è stata chiamata a dare, da circa una decina di regioni, nei primi giorni di novembre;

lo stesso Ministro ha, poi, aggiunto che se si dovesse decidere che gli enti di secondo livello sono incostituzionali allora il Governo sarebbe obbligato a ripensare per intero la riforma degli enti locali, soprattutto per quanto riguarda le province e le città metropolitane, portando ad un ripensamento su questo fronte che peserebbe inevitabilmente anche sulle loro funzioni;

le parole del Ministro puntualizzano in modo evidente che un pronunciamento della Corte costituzionale avverso alla proposta del Governo relativa alla trasformazione delle province da enti elettivi a enti di secondo grado, avrebbe un legame diretto con lo stesso intero processo di riforma degli enti locali, avviato anche con le leggi sopra richiamate;

emerge in molti dei territori interessati la necessità che le regioni - alcune delle quali ad oggi non hanno ancora adempiuto a quanto loro richiesto o vi hanno del tutto rinunciato - possano avere più tempo per la formale elaborazione delle proposte di nuova configurazione delle province, comunque rinviandola a dopo il pronunciamento della Corte costituzionale, allo scopo di poter gestire con maggiore serenità, coerenza e certezza di diritto un processo complesso e, peraltro, sottoposto in queste settimane alle legittime sofferenze e preoccupazioni di una parte grande del Paese,

si chiede di sapere, alla luce di tali dichiarazioni rese in Parlamento, se il Ministro in indirizzo ed il Governo nella sua interezza non ritengano di proporre, coerentemente con quanto sostenuto dallo stesso Ministro, uno slittamento dei tempi definiti dal cronoprogramma di riordino delle province, approvato con la legge n. 135 del 2012: con riferimento, in particolare, ai termini assegnati alle regioni per la presentazione delle proposte di riordino al Governo, fissati al 23 ottobre 2012.

(2-00535)